18 giu, 2011
L’Italia: un paese in crisi di identità
di Redazione- Pubblichiamo questo breve articolo a mò di sfogo di Marcello Veneziani apparso oggi su “Il Giornale” sul desolante stato in cui versa l’Italia. L’imbarbarimento dell’Italia e la rabbia che si percepisce nel Paese nascono forse da una crisi politica, dalla mancanza di prospettive per il futuro, ma anche da una crisi di sistema globale, nonchè dalla carenza di una identità forte che cimenti la Nazione nei momenti di difficoltà. A tutto ciò si aggiunga quella diffusa sensazione di “tramonto dell’Occidente” già prospettata da Splengler nella prima metà del secolo scorso che, piuttosto che dar vita a delle reazioni che suscitassero speranze con proposte innovative per il Paese e per l’Occidente in generale, stiamo assistendo al successo del populismo giacobino di Santoro e dei suoi adepti, massima espressione dell’Italia rancorosa, piazzaiola, perennemente protestante e demagogica. Oggi viviamo l’epoca della paura e del nichilismo ben tratteggiata da Giulio Tremonti nel suo famoso libro “La paura e la speranza”. Forse per dar vita a nuove speranza dovremmo un giorno prendere spunto da fenomeni culturali tipo la “Rivoluzione conservatrice”, sbocciata nella Germania di Weimar dopo la catastrofe della Grande Guerrra e che rappresentò il tentativo da parte di grandi intellettuali, filosofi e scrittori (tra i quali Carl Schmitt, Martin Heidegger, Thomas Mann, etc…) di opporsi alla crisi della civiltà europea. - Un Paese col vomito. Non riesco a trovare definizione più veritiera per riassumere il senso dell’Italia presente. Un continuo andar contro, sputare veleno, accanirsi e poi ballare sull’orlo dell’abisso.
Non è un ritratto politico, limitato al bipolarismo feroce, ma umano. Un paese cattivo, a tratti violento, acido e avvelenato, che non crede a nulla se non alla necessità di massacrare quel che ritiene essere d’ostacolo alla sua vita felice. Solo per dirvi a Roma, c’è da avere paura: tre assassini atroci quanto insensati in un solo giorno, retate di ricchi disonesti, più guerre minori di rione, di condominio, in famiglia.
C’è una ferocia diffusa, la bava alla bocca. Alternata ai deliri festosi: come i carri dell’europride, festa del pacchiano e dell’eccesso, fra travestiti, trans e gay. Mezzo carnevale di Rio, mezzi baccanali della romanità decadente, più tanto odio verso la Chiesa. Bis festoso e variopinto per i referendum. Feste &Vomito.
Poi il calcio scommesse, e il fiume di viziose porcherie che attraversa il paese. E i blog, dove il Vomito è la sintesi di tutti gli odi e le frustrazioni accumulati nella suburra del web. Un insulto continuo, senza conoscere, senza capacità di criticare e distinguere. Ho smesso di leggerli perché a frequentare le bestie rischi di imbestiarti.
Arrivo in un paese vicino Napoli, per parlare di unità d’Italia e attraversando il corso, mi dicono: vede, da questa parte del marciapiede è Nola, dall’altra parte è Cimitile. Due comuni in uno stesso viale. Perché non si uniscono? Si tratta solo di attraversare le strisce pedonali. No, «abbiamo storie e identità diverse ». E vogliamo parlare di unità d’Italia contro la secessione?
Disunità, degrado, vomito. L’Italia cativa. Sì, riformate il fisco ma non ci vuole anche altro, per frenare il vomito? Chi lo salva un paese così? O aspettiamo che i barbari, a milioni, vengano a sommergere questa civiltà morta, questo paese spento, festoso e depresso, che confonde il vomito col cibo, la realtà e la finzione, la libertà e il degrado? Lasciamo che ci invadano gli affamati, con la loro disperata vitalità? Noi siamo festosamente putrefatti.
E’ il carnevale medioevale. Quando per un giorno ed una notte gli strati più bassi ed emarginati della popolazione conquistavano il posto della nobiltà. E’ la parodia del saturnale romano con una, apparentemente perenne, sospensione delle leggi e delle norme che regolano i rapporti umani e sociali. E’ l’Italia degli strilloni, dei polemici, della bassa retorica e dei soggetti che non si possono considerare tali. E’ l’Italia delle scommesse, dei giochini di potere, delle speculazioni e di chi ruba la scena agli altri. E i meriti.
E’ l’erompere di una gioia quasi vendicativa della moderna plebe e dei derelitti, con buona pace e condiscendenza del patriziato dirigente. E’ la violenza politica che torna a dilagare senza vergogna nè memoria storica.
E’ la frenetica vacanza del costume e del retto agire in nome di una lascività che ormai si è estesa anche alle facoltà raziocinanti, con la scusante dell’antipolitica.
Sono giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un’esuberanza festaiola che spesso degenera in atti di intemperanza e di dissolutezza, di falso ribellismo e di velleità posticcie.
Sarebbero giorni propizi per “la rivoluzione” se non fosse che per farla non basta il modello gramsciano della lenta penetrazione, ora come ora i tempi sono stretti e la catastrofe è vicina…
p.s.: Antonino sai che in alcune zone della Grecia ha ripreso vigore il baratto?
Mi unisco ai conati di vomito Marcello Veneziani e della Redazione.
Non c’è altra analisi politica e sociale che possa interpretare meglio il sentimento comune di molti di noi in questo momento.
Adesso anche Moody’s prevede il taglio del rating per il debito pubblico italiano. Motivazione: i rischi collegati all’attuazione dei piani di consolidamento dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l’indebitamento e mantenerlo a livelli sostenibili.
C’è un prezzo da pagare per la confusione in cui sono caduti i moderati italiani, che alla fine ha portato alla debacle elettorale della maggioranza.
Il prezzo lo pagheremo tutti e soprattutto i soggetti più deboli e più esposti alla crisi economica. Non certo l’esercito dei dipendenti pubblici (circa 3 milioni, di cui due terzi sono insegnanti) che con l’aiuto di una parte molto influente dei media e della magistratura ha guidato una rivolta contro il Governo che ha massacrato il sistema-paese.
Ora, se cede anche Tremonti, ci attende la Grecia.