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Proporzionale: una soluzione “d’emergenza” per liquidare il Berlusconismo

elezioni_165111di Giorgio Frabetti- Domenica a Pontida Umberto Bossi mettera’ sul piatto della bilancia anche il tema della riforma elettorale proporzionale. Di possibile convergenza sul proporzionale si parlava prima del referendum tra Casini e Bossi in una chiave evidentemente punitiva per la ‘leadership’ berlusconiana che sarebbe evidentemente ridotta a nulla privata della forza oggettiva del premio forzoso di maggioranza. Diciamocela tutta: nella catastrofica situazione politica che il referendum ci consegna, il dibattito sul proporzionale e’ inevitabile; e anche opportuno, perché e’ necessario evitare ulteriori forzature di Berlusconi (bestia morente e quindi più’ pericolosa). La proporzionale, quindi, appare un viatico utile per impostare una credibile strategia di liquidazione del berlusconismo. Con la proporzionale, infatti, nessun leader potrebbe invocare a priori il Governo, e l’esecutivo sarebbe il frutto di un programma che i partiti elaborerebbero in piena responsabilità davanti al Parlamento e al Paese. Siamo onesti: diamo atto che il maggioritario non ha apportato quella trasparenza del processo politico che ci si aspettava (prefigurando l’elezione diretta del premier), ma ha aggravato l’ opacità politica di cui un tempo si accusava la partitocrazia. Dietro lo schermo del candidato-premier, infatti, si sono viste (sia nel caso di Prodi sia di Berlusconi) strategie, maggioranze costruirsi in oscuri conciliaboli mediatico ed affaristici, che alla fine hanno reso il potere politico ancora più dipendente dai “poteri forti”. La proporzionale puo’ diventare una vera risorsa, comunque, solo se riuscirà a preludere ad una larga coalizione di impianto riformista tra destra e sinistra moderata che isoli le Estreme: una soluzione tipo Merkel 2005-2009. Non sono velleitarie nostalgie di Prima Repubblica che ci animano, quanto la consapevolezza della crisi del bipolarismo: con un centrodestra tenuto su autoritariamente dalla forza di Berlusconi e con un PD debole e allo sbando in preda alle Estreme e all’antipolitica, non c’è da farsi illusioni sulle sorti di una sana alternanza di Governo. Meglio affidarsi, in questi casi di crisi del bipolarismo, alle “grandi coalizioni”, come nelle migliori tradizioni poltiche europee. Certo, il rischio che la proporzionale induca ulteriore frammentazione è reale; è evidente che non basta l’approvazione della legge, ma occorre una larga convenzione politica. Anzitutto, in sede di approvazione della proporzionale, i partiti dovranno assumersi chiari impegni e garanzie per evitare la frammentazione del quadro politico: ad esempio, non si dovrà dar vita a contenitori politici eterogenei (tipo Unione Prodi 2006). Al momento, con un PDL accreditato dai sondaggi al 28%, con un PD al 27%, basta una piccola aggiunta di Casini per un governo di ‘gross coalition’ (sulla carta) credibile. Conviene tornare alle buone tradizioni del consociativismo: quando per costruire le maggioranze non bastavano solo i numeri del Parlamento (chè allora PSI e PCI avrebbero potuto-dovuto governare senza la DC), ma contava la logica, la coerenza politica delle coalizioni di Governo. A quelle tradizioni che impedivano alla DC di imbarcare stabilmente monarchici e missini e al PSI-PCI di imbarcare PduP, DP, radicali: forze estreme, antipolitiche, non affidabili e sulle quali si esercitava una automatica conventio ad excludendum. Nessuno comunque ignora che questo modus operandi esige rinunce; essenzialmente dalla Sinistra che oggi in termini numerici pare in testa (sia pure di un soffio) rispetto al centrodestra: consideri, cioè, la Sinistra che un’accozzaglia di Bersani, Vendola, Di Pietro non servirebbe a nulla per il Governo del Paese. Inoltre, deve essere chiara la prospettiva di questa riforma elettorale necessariamente emergenziale e a breve termine, in un momento di grande trasformazione e crisi economico-sociale: un pò come avvenne nel 1882, quando, in pieno “trasformismo” e nel dissolvimento parlamentare della Destra e Sinistra Storica, fu emanata una provvisoria e rudimentale legge proporzionale che in effetti allargò la rappresentanza sociale del Parlamento. Allora la legge elettorale (accompagnata dall’estensione del suffragio) portò al Parlamento Artigiani, Operai (i primi socialisti); oggi potrebbe portare, ad esempio, i rappresentanti dell’Information Tecnology, i giovani delle “nuove professioni”, i nuovi operai etc.! Il tempo e’ difficile, lo sappiamo ed esige decisioni difficili, forse anche rinunce. Ma non abbiamo molta possibilita’ di scelta davanti a noi; e soprattutto, non abbiamo tempo!

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4 commenti

  1. Frabetti scrive:

    La classe politica deve liberarsi dalla zavorra dei ricatti delle formazioni marginali, che alla fine fossilizza il sistema politico sulle rendite e sui poteri occulti. Purtroppo credo che a questo non ci siano alternative e che questo sia il vero orizzonte (tragico) dell’attuale scenario politico. Non mi illudo che la classe politica sia all’altezza del momento (grave) di vuoto politico cui stiamo andando incontro con il declino di Silvio Berlusconi.

  2. Andrea B. scrive:

    Ho compreso benissimo il tuo auspicio di eliminare le Estreme a fronte di un modello che possa superare il bipolarimo ma continuo ad essere convinta che il vento soffi verso le ali esterne ora come ora, visti gli esiti della “rivoluzione mancata” tanto decantata e promessa…

  3. Frabetti scrive:

    Il bipolarismo per come lo conosciamo è nato con la discesa in campo di Silvio Berlusconi; solo questo evento, non la riforma elettorale maggioritaria in sè ha decretato la nascita di questo bipolarismo. Non ci fosse stato Berlusconi, l’esito della stessa riforma elettorale del 1993 sarebbe stato certamente diverso, impensabile. Di questo bipolarismo di “fondazione berlusconiana”, la l. 270/05 (cd Porcellum) ha tentato l’ istituzionalizzazione, introducendo il premio di maggioranza/coalizione ed inserendo l’indicazione del candidato premier nella scheda: dando vita ad una virtuale elezione diretta del premier. Questo bipolarismo ha funzionato normalmente nel 1996 e nel 2001, quando sinistra e destra si sono alternate conquistando il Centro. Dal 2006, il meccanismo è inceppato, perchè la competizione politica è divenuta ostaggio delle Estreme: prima di Rifondazione Comunista, poi dell’estremismo Berlusconiano che sta riducendo a brandelli il Governo. Andiamo ad elezioni anticipate, ci sarà senz’altro una risicata amggioranza di Sinistra che dovrà subirsi Vendola e soci, condannata a vita breve. Ecco perchè dico: meglio un sano “consociativismo” (che programmaticamente escluda le Estreme) di un bipolarismo tanto zoppo!
    Certo, la proporzionale ha dato i frutti migliori quando i partiti di massa non solo erano forti elettoralmente, ma erano prestigiosi, perchè erano esperienza di reale partecipazione (e non di professionisti o avventurieri) e influenzavano le dinamiche socio-economiche nella direzione di favorire l’inclusione sociale. Oggi quei partiti non ci sono più; ma certo, si può pensare che, “obbligando” i partiti alle Primarie fin dai vertici più locali (PDL oltre il PD), può darsi un’adeguata rappresentanza plurale e realistica delle componenti sociali che più necessitano di rappresentanza. Il bell’insegnamento del proporzionalismo della Prima Repubblica (prima di degenerare in partitocrazia) era proprio questa dimensione “solidale” della Politica: non contava la fissazione del bipartitismo, dell’ingegneria elettorale, contava la rappresentanza: ovvero se questa era socialmente e politicamente adeguata al processo politico (vedi esperienza del centro-sinistra Fanfani, pur con tutti i suoi limiti e altro!).

  4. Andrea B. scrive:

    Non vorrei che il proporzionale scadesse in fascinazioni da Prima Repubblica con tanto di giochini di palazzo, tanto questa – si sa – è l’unica politica che sa fare la sinistra in mancanza di propositi che possan valere un’alternativa al nemico numero 1. Certo oggi il quadro sul quale basare un’analisi è molto più complesso e bisogna considerare una (ipotetica?/probabile?/più o meno futura?) uscita di scena di Berlusconi ma credo che con un ritorno al proporzionale, per come sono gli umori degli attuali protagonisti della politica, si rischierebbe una frammentazione tale da indurre ognuno a curare solo il proprio orticello, cosa che di certo non gioverebbe al paese ma sulla quale le menti dei più ancorati al passato fanno dolci sogni. Con il proporzionale se il pdl si frammentasse (cosa che non do per esclusa) ugual cosa farebbe il pd, il terzo polo diventerebbe una di quelle compagini centriste che fanno e disfanno i governi in base al soffiar del vento e la Lega si ritirerebbe ancor più nella sua roccaforte perdendo terreno ma inasprendo i caratteristici toni da strillone di piazza.
    Quel bipolarismo nato con il maggioritario uninominale fu gestito con una mentalità proporzionale da Prima Repubblica e dette vita ad una contraddizione – tutta italiana – che ci portiamo dietro dal ‘94. In quei paesi dove esistono pochi partiti, ciascuno con una chiara identità culturale e politica, il maggioritario uninominale orienta il sistema verso l’esistenza di due grandi partiti antagonisti (bipartitismo), consente in teoria una certa alternanza al potere e sempre in linea teorica dovrebbe garantire stabilità. Invece dove esiste un numero grande di partiti (leggi: Italia), il maggioritario uninominale obbliga a formare coalizioni prive di una chiara identità politica e culturale e spinge il sistema verso un sistema bipolare bloccato (bipolarismo all’italiana appunto), che rende difficile una certa crescita stabile ed equilibrata del Paese in quanto i diversi partiti che danno vita alle due coalizioni mirano ciascuno ad affermare la propria identità e cercano la maggiore visibilità possibile: o il leader prende in pugno energicamente la situazione esercitando un vero dominio sui partner di governo, con il pericolo che nasca una sorta di “autoritarismo democratico” all’interno della coalizione; oppure non ha il controllo della coalizione, l’attività di Governo si paralizza a causa delle risse interne e dell’opposizione crescente in parlamento e nelle piazze. In pratica la parabola in sintesi di quel che è stata l’avventura di Berlusconi. E’ vero quindi che il maggioritario uninominale in Italia si è trasformato in una vera e propria camicia di forza, dando vita a due coalizioni rigidamente contrapposte, muro contro muro, tenute insieme ciascuna dalla necessità di vincere le elezioni ma prive di quella cultura politica omogenea che sola consente di governare; questo in virtù del fatto che il voler costruire una cultura politica omogenea mi pare (ma potrei sostenere: è) un’utopia che solo menti eccezionalmente sviluppate possono anche solo auspicare. Glissiamo pure sul “porcellum”, fattostà che ci voleva poco a capire che il tentativo di spingere il sistema italiano verso il “bipartitismo”, cioè verso la formazione di due grandi partiti alternativi (pur mantenendo implicitamente le stesse logiche da Prima Repubblica) si sarebbe rivelato presto una vana forzatura: dopo cinquant’anni di aspra contrapposizione ideologica mancava (e manca tuttora!) nel Paese la necessaria omogeneità culturale politica che consentisse la formazione di due grandi soggetti politici antagonisti, sempre per via della medesima voglia di curare il proprio orticello insomma.
    “La proporzionale puo’ diventare una vera risorsa, comunque, solo se riuscirà a preludere ad una larga coalizione di impianto riformista tra destra e sinistra moderata che isoli le Estreme [...]” ? Non credo. Non c’è la cultura, l’intenzione e la volontà per farlo ma attenzione!…non da parte della stessa classe politica che tutti ci auspichiamo, un giorno molto prossimo, in fila a riscuotere la pensione alle poste bensì dalla nuova classe che subentrerà. L’utopia della grande convenzione politica è certamente bella, ma realizzabile – come appunto sostieni tu – solo coivolgendo le forze moderate. Ed il vento tra le “nuove leve” soffia da tutt’altra parte…

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