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L’abominevole politicizzazione del Referendum

48_referendumdi Federico Mugnai- Abbiamo assistito fino a pochi giorni fa ad una delle più brutte campagne elettorali della storia repubblicana italiana, con Berlusconi che per incitare gli elettori a votare per Letizia Moratti a Milano, evocava scenari apocalittici per i milanesi in caso di vittoria di Pisapia e dall’altra parte con Vendola che si disperava per “la libertà stuprata”, la libertà asservita al commercio” e Di Pietro che faceva i soliti comizi da forcaiolo giustizialista quale è. Pensavamo che ad urne chiuse, si sarebbe tornati a parlare di politica seriamente, ma ahinoi ci siamo illusi.

 L’occasione per dar vita a questa nuova ondata di “propaganda demagogica” è stata la campagna per promuovere i quattro quesiti referendari per cui si voterà il 12 e il 13 di Giugno. In una Nazione normale i referendum sono l’occasione per discutere serenamente nel merito di ogni singolo quesito, magari esprimendosi liberamente senza l’ingombro del partito di riferimento, con libertà di coscienza, dato che sono temi che non dovrebbero essere connotati da alcun colore politico. Invece no! E’ in atto una brutale politicizzazione del referendum, a discapito del dialogo, del confronto sui temi, che passano in secondo piano. In realtà la sinistra intende questa ulteriore campagna come un altro referendum su Silvio Berlusconi. Ci siamo francamente stancati della personalizzazione della politica. Diciamo subito che al momento Berlusconi (che in questo sito  abbiamo criticato aspramente, specie negli ultimi mesi) al momento si è defilato “dalla guerra” sul referendum. Si, il referendum si è trasformato in una guerra contro un uomo, Berlusconi, immedesimato nell’immaginario collettivo come il male, il despota da cacciare, con i quesiti referendari come occasione per il popolo sovrano di riappropriarsi della “libertà” oppressa dal Governo del “tiranno Silvio”.

 A sinistra (e non mi riferisco ai partiti di Vendola o Di Pietro), ma al Pd, nessuno ha avuto il coraggio di dissociarsi dalla linea imposta dal partito sui  quesiti referendari. Possibile che  in un grande partito come il Pd, non ci sia qualche liberale che magari ad esempio sia contrario ai monopoli dell’acqua pubblica e sia favorevole alla concorrenza e al mercato in materia di gestione dell’acqua? Se per assurdo non ci fosse nessuno, vorrebbe dire che questa sinistra è arretrata ed è inadeguata a governare il paese. E’ la stessa sinistra che in questa campagna sul referendum ama tanto incutere paura al popolo paventando che se il quorum non viene raggiunto, l’acqua, ad esempio sarà privatizzata e non sarà più un bene comune! Quanta mistificazione e quanta demagogia, derivante dall’odio cieco verso un uomo, da una delegittimazione a priori dell’operato del Governo, da una mentalità quindi ristretta e da una notevole mancanza di senso civico! Questa Italia si imbeve troppo di facili illusioni e di vane speranze costituite sulla polarizzazione di schemi predisposti ed è invece terribilmente carente di coscienza civile, di slancio al futuro libero senza gli impedimenti derivanti dalle forze ideologiche che soffocano il paese. No, i padri costituenti e coloro che sono morti in nome dell’Italia, non sognavano certo un Paese così immaturo e  ingessato dal punto di vista culturale e mentale.  Abbiamo più volte criticato i berluscones per il loro asservimento al Capo e per la mancanza di senso critico, di apertura al dialogo e al confronto; constatiamo che dall’altra parte gli antiberluscones non sono poi così diversi. Vorremmo che il popolo non inseguisse come fosse un gregge di pecore il vento che al momento tira in Italia, ma che quando si tratta di temi delicati come quelli posti dai quesiti referendari si riflettesse e si votasse secondo la propria sensibilità e coscienza. A dimostrazione della politicizzazione (e strumentalizzazione) imposta sul referendum è questo passo tratto dall’editoriale di Eugenio Scalfari su “La Repubblica” di Domenica 5 Giugno:     

“Se i referendum del 12 giugno raggiungeranno il “quorum” – spiega Scalfari – saranno nell’ipotesi minima 25 milioni e mezzo di elettori a deporre la loro scheda nelle urne. Si esprimerà cioè il popolo sovrano direttamente, senza dover passare per il filtro dei partiti e delle liste. Il popolo sovrano e il cittadino diretto portatore della sovranità diffusa esprimeranno la loro volontà anzitutto con la partecipazione e poi nel merito, con un “sì” o con un “no”. Se questo avverrà, sarà molto difficile per il Pdl continuare ad appellarsi ad un popolo che gli ha dato torto per la seconda volta nell’arco di un mese. Vorrà dire che il vento è veramente cambiato e che la sola strada da percorrere sarebbe quella d’un governo nuovo di zecca che gestisca gli ultimi due anni di questa legislatura oppure lo scioglimento anticipato delle Camere e nuove elezioni”

Questa non è la politica che ci piace, ma solo caciara, caccia alle streghe e velleitario rivoluzionarismo antiberlusconiano. Per questo ad un liberale e ad un moderato come il sottoscritto vien tanta voglia di astenersi.

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2 commenti

  1. Mugnai scrive:

    Concordo Andrea B. perfettamente con quanto affermi sopra. So bene la storia della sinistra, quella dell’antifascismo e del Pci in generale. Pensavo che con il tempo fossero maturati. Forse avrai trovato l’articolo filo-Berlusconi. Ti posso assicurare che Berlusconi è secondo me una zavorra per il rinnovamento necessario al cdx. Però in questa campagna referendaria è vittima di questo meccanismo perverso da caccia alle streghe che la sinistra ha messo in piedi (giocando sulle paure della gente e diciamocelo sull’ignoranza). Sono sempre stato contro la mistificazione e cercherò nel mio piccolo di contrastarla da qualunque parte politica provenga. Ciao

  2. Andrea B. scrive:

    i quesiti referendari come occasione per il popolo sovrano di riappropriarsi della “libertà” oppressa dal Governo del “tiranno Silvio”.
    - – -
    Ormai, caro Federico non c’è ben più nulla di cui meravigliarsi anzi, passeresti tu dalla parte dell’anticonformista qualora decidessi di astenerti dal momento che Berlusconi ha, da poche settimane invertito rotta e laddove chiedeva agli italiani l’astensione ora pare aver cambiato bandiera in nome di uno scadente liberismo al sapore di “ciascuno faccia come vuole”. Pure Napolitano ha recentemente dichiarato che “farà il suo dovere”, beh d’altro canto cosa dovevamo aspettarci da un presidente della Repubblica che solo a 50 anni di distanza si pente della condanna sostenuta contro gli insorti ungheresi del’56? L’unico Calimero rosso sembra Renzi, che al momento si è schierato per il NO al II quesito, gettando l’amo di una riflessione di attualissima sensibilità.
    In ogni caso certo è che per come ce lo vogliano far passare, sempre di uno scontro tra due modi entrambi “malati” di vedere la politica si tratta. Da un lato i berluscones che – a differenza delle ultime dichiarazioni del capo – invitano ad andare al mare nel weekend (che poi piove da una settimana!), dall’altro la sinistra (per la quale al momento non ho ancora messo a punto aggettivi sufficientemente esegetici!) che lancia una guerra al Cav da combattere a colpi di SI e di ritornelli obsoleti.
    Poi ci credo che la gente non vota per le amministrative!
    La solita solfa del capro espiatorio non ci piace più. Forse poteva incuriosire qualche strillone della prima ora ma dopo oltre 10 anni posso assicurare che non interessa più tanto. Eppure è l’unico collante della sinistra: la lotta perpetua contro Silvio Berlusconi condotta con ogni mezzo: giustizia, stampa nazionale, estera, televisioni, radio, stampa letteraria, pacchiane riviste scandalistiche e ora anche il referendum…ahi e pensare che per chi studia Scienze Politiche è l’unico strumento di democrazia diretta che prevede il nostro ordinamento costituzionale!
    Il capro espiatorio (che, mi pare ovvio, è impersonato magistralmente da Silvio Berlusconi) è indispensabile per tenere unito qualsiasi schieramento che sia ordinato su gerarchie finte ed inserito in (veri o presunti) schemi dualistici ovvero su logiche che rigettano qualsiasi forma d’armonia, coerenza e qualsiasi schema solido di valori per creare invece un sistema di perenne attrito conflittuale. – giochiamo al giochino del “chi ti viene in mente?” – Mantenere sempre vivo lo stato di pericolo è d’altro canto una costante obbligata per chi non è in grado di rappresentare la comunità organica alla quale si rivolge, bensì poggia il suo potere sul controllo di una società insoddisfatta, irascibile, smembrata ed eternamente divisa. Va detto anche però che chi sovente funge da capro espiatorio ci mette una buona dose del suo per venire sacrificato!
    Questa necessità tipica da sempre della sinistra (vedasi alla voce “antifascismo”) si nutre del desiderio collettivo di scaricare l’insoddisfazione in cui la società moderna versa a causa della mancanza di contenuti nel sacrificio (angosciante per il libero cittadino costretto ad assistere a questo spettacolo ogni santissimo giorno…) di un pluridemonizzato capro espiatorio, dipinto come la colpa vivente di tutti i mali del paese.
    E’ questo il motivo di questa aberrante politica del politicizzare il referendum, che vien voglia di astenersi si ma farei il giochino degli anti-anti Cav e, scusate se mi permetto ma questa non è politica.

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