6 giu, 2011
Berlusconi: Ribaltone impossibile?
di Giorgio Frabetti- Guai a farsi illusioni: la partita elettorale di domenica 29 maggio si è conclusa senza vincitori, né vinti. E’ vero che Silvio ha confermato il trend al declino che gli analisti più lucidi e coraggiosi denunciavano almeno da gennaio, ma è anche vero che attualmente né la Sinistra, né il Terzo Polo hanno formulato un’alternativa politica e di governo chiara a Berlusconi. Al momento, infatti, sia la Sinistra sia il Terzo Polo non sono in grado di “ferire” la maggioranza berlusconiana e questo li costringe a subìre l’iniziativa berlusconiana. E se è vero che Silvio è logorato, è, però, è però più probabile che Sinistra e Terzo Polo saranno a loro volta logorati da Silvio. Non illudiamoci, se non c’è crisi adesso, il Governo Berlusconi può facilmente riprendere ossigeno e sopravvivere (in che modo non è dato essere ottimisti) almeno fino al 2012-13. Se non ci sarà davvero defezione della Lega (improbabile per la tendenza di Bossi a differire al 2012 le elezioni per completare il federalismo), se non ci sarà immediata implosione del fronte berlusconiano (Scajola e simili) le opposizioni difficilmente potranno cantare vittoria. Non facciamoci poi eccessivamente incantare dalle sirene di “rinnovamento” spiegate mediaticamente in questi giorni sul nome di Alfano come “delfino”, possibile successore: una nomina dalle incerte prospettive (lo abbiamo già spiegato sabato) che, se anche gradita da Silvio, non sarà facile “far digerire” ai diadochi PDL, rispetto a cui è prematuro sbilanciarsi. Ecco perchè è verosimile che, nonostante tutto, al traguardo elettorale del 2012-13 ci arriverà Silvio in persona. Scontata la difficile probabilità di un “cambio della guardia” alla leadership del PDL, l’unica realistica via per “far fuori” politicamente Silvio è la manovra parlamentare. Eppure anche questa iniziativa (patrocinata soprattutto dal Terzo Polo) non pare al momento all’orizzonte. Queste “imboscate parlamentari”, per avere successo, presuppongono necessariamente una saldatura tra Responsabili e Terzo Polo: saldatura, però, che al momento non è dietro l’angolo e che molto difficilissimente si realizzerà. Certo, Belcastro, Melchiorre ed altri hanno espresso insofferenza verso il Governo e si sono dimessi, già i Responsabili hanno minacciato le dimissioni in massa dal Governo: ma con quale costrutto? Con quale strategia? Oggi solo i Responsabili detengono sulla maggioranza il vero “potere di veto”; solo nelle loro mani è, infatti, la sopravvivenza del Governo. Ma se si decidessero di far cadere Silvio, si troverebbero, nelle inevitabili elezioni anticipate che ne seguirebbero, a far “ingrassare” Casini, il quale, con il suo 7-8% farebbe la parte del leone del Terzo Polo, divenendo “ago della bilancia” di ogni maggioranza di centrodestra e di centrosinistra. Ce ne è abbastanza, per ritenere lo stallo del contesto politico; uno stallo che, almeno nel breve periodo, non può che avvantaggiare Berlusconi. Al momento è assai facile prevedere i modi e i tempi della prevedibile azione di logoramento che Berlusconi metterebbe in atto sugli avversari. Già Berlusconi in questa campagna amministrativa ha reiterato la sua tecnica consumata di “polarizzare” sulle Estreme la campagna elettorale: certo, qualcuno può dire che questa strategia nel breve non ha funzionato, perché in fondo ad avvantaggiarsi di questa campagna elettorali sono stati il vendoliano Pisapia a Milano e l’anomalo dipietrista De Magistris. Ma è certo che a farne le spese di questa “estremizzazione” sono state le Terze Forze (FLI, UDC), che non hanno riportato risultati brillanti e di rilievo. Evidentemente, questa tecnica, pur logorata, garantisce a Berlusconi una qualche pur residuale chanche per monopolizzare attorno a sé il voto dell’area moderata: la quale davanti alla prospettiva di un Terzo Polo che non si rafforza, e davanti alla prospettiva di una Sinistra Estrema come unica forza in grado di competere con Berlusconi, potrebbe essere indotta a votare Berlusconi … turandosi il naso. Certamente, non abbiamo considerato l’opzione-Lega, come possibile alternativa di voto per i berlusconiani delusi: fino alla vigilia del voto del 15-16 maggio si prevedeva (sul precedente delle elezioni regionali 2010 ed europee 2009) un travaso dei voti PDL verso la Lega, in modo da far scivolare su questa lo scettro di “azionista di maggioranza” della coalizione di centrodestra. Un trend, però, interrotto dalle elezioni comunali che hanno visto la Lega arretrare sensibilmente al Nord. Può darsi che se la Lega tornasse all’opposizione parte dei voti persi potrebbe recuperarli (anche se deve mettere in conto la concorrenza di Grillo sul voto di protesta); ma al momento, l’impegno a completare la riforma federale pare deterrente sufficiente a Bossi-Calderoli per rinviare lo scontro con Silvio più avanti almeno al 2012 (confronto di stasera ad Arcore). Una tempistica che, come tale, sembra favorire lo stallo politico e favorire, alla lunga, Berlusconi. Si consideri poi che, se dovesse comunque confermarsi un trend negativo della Lega, potrebbe anche verificarsi una situazione simile alle elezioni politiche del 2006: con la Lega in declino che perdeva e travasava proprio voti conservatori verso Berlusconi (ora PDL), come contenitore politico più congegnale alle loro istanze corporative: questo trend allora fu una riserva inaspettata di voti per un Berlusconi allora (2006) dato in bancarotta politica. Alla fine, può darsi che a queste condizioni, Berlusconi non arrivi alla riconferma a Palazzo Chigi nel 2013; ma potrebbe arrivare all’opposizione con i rivali sufficientemente logorati e con una base elettorale sufficientemente compatta per poter esercitare un vero e proprio “potere di veto” sulla nuova maggioranza. La situazione berlusconiana è come quella di Breznev negli anni 70: una “statua di sale” un pò grottesca, magari un po’ ridicola, senza forza propulsiva, ma saldamente in sella.