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Siano i giovani moderati portatori del cambiamento

1_post-352718-1200740295di Federico Mugnai - Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza, nella vita e nell’asprezza, il tuo canto squilla e va… Questo era il ritornello di una canzone toscana, divenuta poi con il tempo (e con vari cambiamenti nel testo) l’inno ufficiale del Partito Nazionale Fascista. Ora, in questa sede non si tratta certo di riesumare il fascismo o tentare “un’operazione nostalgia” in modo da attenuare tutte le preoccupazioni sul futuro che attanagliano l’Europa e in particolar modo le giovani generazioni. Si tratta invece di fare un confronto tra i giovani del primo dopoguerra e quelli di oggi.

Un confronto se vogliamo impari, perché sulla scia della immane catastrofe della grande Guerra, i giovani, in Italia e in Europa, divennero artefici del proprio destino, combatterono sostenendo ideologie che con il tempo si sono verificate inidonee e sbagliate, perché avrebbero dato vita a regimi totalitari, antiliberali e antidemocratici. Erano però quei giovani animati da una grande volontà, da una passione per la politica e per il bene comune, sostenuti dal coraggio e dall’audacia nel pensiero e nelle azioni; in una parola erano rivoluzionari nello spirito, perché seppero guardare oltre le disgrazie del presente, prospettare un futuro di speranza e modernizzazione, spazzare via classi politiche inconcludenti e incapaci nei modi, nel linguaggio e nelle azioni di governo a rispondere alle esigenze dei cittadini. Oggi, assistendo alle manifestazioni degli Indignados in Spagna, francamente non si riesce ad essere entusiasti, perché queste proteste mancano di contenuti, di proposte concrete per un radicale cambiamento. I giovani spagnoli manifestano contro “la crisi, la precarietà e la disoccupazione”, insorgono contro le banche, la globalizzazione, fanno dell’antipolitica la loro bandiera e vedono nel Sistema il nemico assoluto da abbattere. Insomma un gran minestrone di vacuità che se vogliamo, anche se in misura ridotta, in Italia ha trovato in Beppe Grillo il suo referente o per di meglio la sua valvola di sfogo. I peana vendoliani sulla precarizzazione della  vita, seppur abbia qualche riscontro nella realtà, non sono sostenuti da una proposta rivoluzionaria per cambiare l’attuale modello economico-sociale, ma sono il riflesso di un mondo irreale, nostalgico del pauperismo di stampo comunista, di un dirigismo statalista, oramai superato dal tempo e condannato senza appello dalla storia. E’ questa in estrema sintesi la subcultura che anima questi movimenti e queste proteste. Sono questi giovani rivoluzionari o sono, forse senza saperlo i difensori delle lobby, delle corporazioni e di tutti quegli apparati che oggi, in tempi di crisi economica e sociale risultano insopportabili privilegi per pochi eletti e nominati? Propendiamo per la seconda ipotesi.

A parte ciò, è vero che i giovani di oggi sono figli della globalizzazione, vittime prescelte della crisi economica e di un sistema politico autoreferenziale e infine schiacciati dal conflitto generazionale. Per uscire da queste sabbie mobili, da questa situazione di stallo e di crisi di sistema, crediamo ci siano altre vie da percorrere oltre che inseguire le buffonate di Grillo o i piagnistei di Vendola. Vorremmo che oltre a criticare Berlusconi per ciò che ha fatto, ci fossero dei giovani che fossero delusi per ciò che non è stato fatto, per quella rivoluzione liberale che non è mai sbocciata. Pretendiamo forse troppo. In un momento di estremizzazione del linguaggio politico, di crisi del modello berlusconismo-antiberlusconismo, parte di quei giovani animati da valori liberali non sono rappresentati politicamente e sono a disagio in questa situazione. Forse quando la non politica di oggi, l’anarchia dilagante saranno attenuate e si tornerà a parlare di programmi e valori di riferimento, i giovani moderati saranno protagonisti di un grande cambiamento, di un rinnovamento radicale nel modo di intendere e fare politica, stravolgendo il modello politico attuale, dando vita ad un serio ricambio generazionale. Lo speriamo, perché è l’unica possibilità per contrastare la crisi endemica dell’identità europea, rinnovare i nodi tra le realtà locali e quelle globali, in modo da contrastare il mercatismo, rilanciare quei valori liberali che sono a difesa della democrazia e della libertà individuale (e che rappresentano l’antidoto per evitare derive radicali ed estremiste), fare in modo che i partiti non siano solo contenitori chiusi, ma si crei un più stretto rapporto tra la base elettorale e il partito (e il Pdl in questo caso è un esempio negativo da non ripetere). Ora spetta ai giovani prendere coscienza che solo loro possono rilanciare l’Italia e farsi portatori di un vento di cambiamento che faccia risorgere nel cuore degli italiani la speranza e la fiducia in un domani migliore. Se i giovani si asterranno dal combattere questa battaglia e lasceranno che il campo venga occupato dai soliti noti, anche se cambieranno i partiti, il sistema attuale rimarrà pressoché invariato. Alle volte occorrono rivoluzioni democratiche; ci vuole il coraggio di osare e lo spirito per rinnovare la politica e la società, magari ispirandosi al motto dannunziano: memento audere semper.

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5 commenti

  1. Daniela K. scrive:

    I moderati giovani o vecchi non possono portare alcun cambiamento. Un ideale politico non può essere moderato. Nessun vero ideale politico può accettare che ne esistano altri che gli si contrappongono e che ne impediscono la realizzazione. Qualsiasi élite pseudopolitica che si definisce “democratica” è divisa in partiti solo a chiacchiere, per gettare fumo negli occhi dei popoli e sfruttarli poichè contro di essi sono fortemente coese, non vi è alcuna divisione al loro interno, nessun dibattito. Questi fanno i teatrini per chi ci crede. Il concetto di maggioranza porta in sé quello di scontentezza della minoranza, l’alternanza è regresso. Non di può andare avanti e poi tornare indietro ogni volta, va seguito in unico percorso continuo fatto di traguardi da raggiungere a livello collettivo, di welfare che per esempio in Italia dove di paga TUTTO quando altrove non è così assolutamente non esiste. La democrazia è il principio sulla base del quale un popolo deve autorganizzarsi ma non può essere ai vertici perché diviene sinonimo di caos e tra l’altro è un’utopia portata avanti in profonda malafede da tutti coloro che riescono a sedersi su quelle poltrone e della cui larga parte non conosciamo nemmeno volti e facce: zavorra. Quando si è in pochi a governare uno Stato si è responsabilizzati, si deve fare bene perchè il popolo guarderá sempre quei pochi, in tanti invece si fa un continuo scaricabarile in modo che la massa non può sapere con chi prendersela di preciso. Spero di poter vedere in Italia un nuovo assetto politico, un assetto politico vero prima di morire, magari da lontano perchè davvero non ne posso più!

  2. Andrea B. scrive:

    Parli di “rivoluzione conservatrice” sintetizzando in questa espressione (che ammetto di non aver ben compreso) le seguenti tappe che presenti come tuoi auspici (mi sia perdonata l’operazione “collage”): “tornare a parlare di programmi e valori di riferimento,rinnovare radicalmente il modo di intendere e fare politica, stravolgere il modello politico attuale, dare vita ad un serio ricambio generazionale, rinnovare i nodi tra le realtà locali e quelle globali, rilanciare quei valori liberali che sono a difesa della democrazia e della libertà individuale, fare in modo che i partiti non siano solo contenitori chiusi.”. L’auspicio – in sostanza – mi pare nel complesso di stampo moderato, correggimi se sbaglio. Ma la realtà che emerge dalle analisi del voto amministrativo è una realtà che tende verso gli orizzonti se vogliamo più “estremi” degli schieramenti, una realtà che acuisce il solco ideale che separa le identità, una realtà insomma che mette i puntini sulle “i” alle passate poltrone in Parlamento: “più a destra/sinistra, più al centro”. La sinistra riesce oggi a colmare le piazze solo con Vendola tanto quanto nel passato la destra le colmava solo con Almirante. Dal centro provengono una pioggia di notizie confuse ed incerte. Il volto moderato della sinistra non fa presa nemmeno tra i giovani a quanto pare dal momento che non mi giungono notizie salienti di movimenti giovanili di “compagni moderati” che si insedino nelle facoltà. Tralasciando il terzo polo che non mi par degno di nota avendo – nella mia modesta visione – “troppo poco futuro e troppa libertà di non avere una linea politica precisa”, anche analizzando il PDL la situazione mi pare chiara: lo scontro tra vecchie fazioni si acuisce ogni giorno di più. Gli “exAN” (definizione tanto in voga in questo momento quanto desolante) invocano a gran voce un cambiamento, sono sotto i riflettori oggi più che mai: ostracizzati ovunque dalla maggioranza del partito (voglio ricordare le quote: 70% FI, 30% AN) e bollati d’insubordinazione, di tramare contro il progetto che senza di loro non avrebbe avuto vita. I vari La Russa, Alemanno, Polverini si trovano in uno stato quasi di sorvegliati speciali: ogni parola da loro proferita è materiale da sfruttare per paginate di giornale, critiche e commenti. Ma se non ricordo male il Popolo della libertà era nato con la promessa di dar vita ad una compagine unita, coesa, compatta, moderna e basata sulla collaborazione, sull’individuazione di una nuova identità comune. Doveva esser quello il “vento del cambiamento del centro-destra”, o sbaglio? Eppure così non è stato, a livello nazionale i risultati sono sotto gli occhi di tutti; a livello giovanile proliferano le compagini “estreme” legate ancora alle vecchie identità. Forse che queste “identità forti” (che possiamo benissimo chiamare “estremiste”, “nostalgiche” o come vuoi) siano il sintomo di una disaffezione e di una dilagante sofferenza verso i nuovi catastrofici modi di fare politica? Forse che sia proprio in queste nuove compagini che si possa trovare la forza per indirizzare un futuro all’insegna del cambiamento? D’altro canto “l’attualità ce la facciamo da soli” ed il centro beh, si sa che il centro (per quanto destra o sinistra) non va molto di moda…
    Cantava uno storico gruppo che è diventato uno dei simboli del mio movimento: “il domani appartiene a noi”…

    (in ogni caso ti faccio i miei complimenti per l’articolo ;-) )

  3. Giorgio Frabetti scrive:

    Sulla “rivoluzione conservatrice” ho una posizione … bottaiana: il vecchio è decotto, il ‘nuovo’ troppo incerto: occorre propiziare un lavoro (di non breve periodo) per una nuova classe dirigente (la “rivoluzione conservatrice” di cui par…li tu). Solo che credo che questa “rivoluzione conservatrice” più che dai Formigoni, Alemanno (dipendenti a doppio filo da Silvio) possa venire dagli out sider. Sono nate molte liste civiche nell’orbita di centrodestra, anche dal dissenso a Berlusconi: è ora che queste “civiche” prendano sempre più coscienza delle gravi responsabilità del momento, di essere l’incubatrice del centrodestra di domani:anche il “terzo polo”, per quello che mi riguarda, può essere una risorsa, purchè non si perda nello sterile antiberlusconismo.
    Nel breve periodo, comunque, penso più verosimilmente all’implosione del PDL con fuga di Scajola in un contenitore neocentrista che vada verso l’UDC e il PD.
    E’ la prospettiva più realistica con cui confrontarsi nel medio periodo e davanti ad essa occorre essere massimamente pragmatici: jattura se nasce una specie di vergognoso connubio Estreme-Centro tipo Governo Prodi; non disprezzabile, se l’apporto centrista appare utile per isolare le estreme. Se dovesse venir fuori un’altra esperienza Merkel, sarebbe più che positivo. La vicenda Merkel dimostra che anche dall’apprendistato di una “Gross coalition” può nascere una ‘leadership” di centrodestra nuova e credibile.

  4. Mugnai scrive:

    In due parole: rivoluzione conservatrice!

  5. Antonino Armao scrive:

    Si ma… che cosa proponi di fare?

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