Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Politica Nazionale

Tags: , , , , , , , , ,

Nessun commento

  • Share

Il PDL alla prova di Milano

ITALY-POLITICS-BERLUSCONI-PRESSERdi Giorgio Frabetti- Le elezioni amministrative 2011 possono diventare l’occasione di un vero “terremoto politico” all’interno del centrodestra. Non solo, il voto ha messo in evidenza il frazionismo nel centrodestra, l’esplosione delle liste civiche. Certo, ove il centrodestra “ufficiale” perdesse (e tanto più rovinosamente), lì si aprirebbe un serio problema politico:  la coesione della maggioranza si incrinerebbe ulteriormente, entrerebbero molto probabilmente in fibrillazione i Responsabili, la Lega (per il loro potere di ricatto a livello locale) e si accentuerebbero le tendenze frazioniste di Scajola, il quale verosimilmente si staccherebbe dal PDL e darebbe vita ad un gruppo autonomo. Ma potrebbe parlarsi di declino del “ciclo berlusconiano”? E a quali condizioni può apparire evidente e non occultabile il reale e definitivo tramonto della leadership berlusconiana? Certo, si sa, Berlusconi è come un gatto, ha sette vite; le difficoltà tendono a rafforzarlo, anziché ad indebolirlo: per la semplice ragione che, più lui è in crisi, più è in crisi il potere del centrodestra che si fonda sulla sua permanenza a Palazzo Chigi. La coalizione, pertanto, non avrebbe alcun serio incentivo dall’abbandonare il premier al suo destino, senza sostanzialmente “suicidarsi”. E’ vero che si è anche parlato da parte di Pisanu e altri di “governo di decantazione”; ipotesi che lancia l’onda lunga dell’emarginazione politica sul Grande Capo che effettivamente sarebbe “spodestato”. Ma tutto questo ancora non basta a trarre previsioni attendibili sulla tenuta/non tenuta di Silvio Berlusconi. Ciò non toglie però che le elezioni di Milano, pur non potendo con ogni probabilità obbligare Silvio alle dimissioni in caso di sconfitta, saranno certamente un’importante cartina di tornasole del “ciclo berlusconiano”. Diciamocelo chiaro: l’impressione (anche stando agli ultimi ma incerti sondaggi) è che i due contendenti Moratti e Pisapia siano in sostanziale parità e che servirà il turno di ballottaggio per decidere davvero il vincitore. In ogni caso, la Moratti non parte favorita, nonostante possegga l’indubbio vantaggio di essere il Sindaco Uscente: oberata da disgrazie giudiziarie, da pesanti censure della Corte dei Conti, nonchè da pesanti scandali (vedi le Case popolari, i presunti abusivismi del figlio etc.), sembra che la Moratti stia pagando lo scotto di un incarico amministrativo difficilissimo, impegnativo, che forse aveva preso sottogamba. Ne’ e’ chiaro quanto rendera’ l’esposizione di Silvio Berlusconi, corso in appoggio della Moratti: polemizzare contro la Magistratura nei comizi pro-Moratti, sa di stratagemma dilatorio, concepito per distogliere l’attenzione su Milano e il Comune. Staranno al gioco i milanesi? Difficile dirlo; ma e’ certo temerario presumere che i milanesi non sentano puzza di bruciato … Aldilà di queste valutazioni, che comunque in questa sede rilevano molto relativamente, una cosa è abbastanza certa: Milano è la città simbolo delle “classi medie”, che costituiscono l’ossatura del voto berlusconiano; pertanto, se Milano dovesse esprimere un voto molto positivo e favorevole a Vendola,  Di Pietro e Grillo (anche a prescindere dall’elezione o meno di Letizia Moratti), questo sarebbe il segno che la base sociale del berlusconismo, la classe media, già colpita duramente dalla crisi economica, si sta erodendo. Se poi, Milano dovesse esprimersi in maggioranza per Pisapia, allora sarebbe la riprova che le classi medie sono “pronte” a farsi rappresentare da questo centro-sinistra. Tenga presente Silvio che senza Milano, senza il cuore pulsante dell’economia, a Roma non si governa: si può “tirare a campare”, vivere alla giornata, ma poco altro. Ci provarono Nitti e Giolitti nel “biennio rosso” con Milano in mano ai socialisti e fecero fiasco; faticò lo stesso Mussolini che impiegò tempo prima di sedare l’ampia base social-riformista che a Milano rese difficile per lungo tempo il consolidamento del regime fascista; ci provò il CAF nel 1992 a governare con Milano in mano alla Lega e nacque Tangentopoli; ci provò infine Prodi nel 2006 e produsse quell’aborto di governo che tutti ricordano. Lo stesso potrebbe capitare a Silvio. Il test-Milano può, quindi, offrire l’occasione per una prima base previsionale (anche se non definitiva), per il non trascurabile “valore simbolo” che, in termini socio-economici, il voto milanese verrebbe ad assumere  per la tenuta dell’offerta politica di centrodestra. Attenzione, parlo di “tenuta dell’offerta politica” e non di “tenuta del Governo”: questo perché non ritengo indispensabile che nell’immediato un voto milanese sfavorevole al centrodestra possa provocare una crisi di Governo;  certamente, però, un voto cosìfatto certificherebbe che la barra del “ciclo berlusconiano” almeno nella lunga durata penderebbe certamente verso il declino. Naturalmente, questi ragionamenti restano nel mondo dei futuribili; solo le urne possono dire in merito l’ultima parola.

Share

Lascia un commento