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Via Crucis, la via dell’Amore

gesucadesottolacrocedi Giorgio Frabetti- Il Venerdì’ Santo la Chiesa Cattolica fa memoria della Passione e Morte di Gesu’ Cristo. E’ il giorno della ‘Via Crucis’ solenizzato come tutti gli anni dalla diretta televisiva della ‘Via Crucis’ del Sommo Pontefice; come tutti gli anni anche quest’anno Sua Santita’ Benedetto XVI la celebrerà  nella cornice suggestiva del Colosseo. Sul significato della Croce si e’ detto tutto e il contrario di tutto: un tempo, la Croce era considerata il Simbolo dell’Etica del Sacrificio e del Servizio al Prossimo; poi, sopravvenuta la moda psicanalitica, la Croce e’ divenuta simbolo dell’alienazione e dell’ Educazione Repressiva. Cerchiamo per una volta di scendere dal piedistallo della facile cultura religiosa e chiarire una volta per tutte cosa rappresenta la Croce nell’esperienza della fede cristiana. Troppo spesso parliamo di Misteri della Fede, di Incarnazione, di Passione di Cristo come fossero categorie astratte simil-hegeliane (le famose ‘mele e pere apparenti’ di Hegel) dimenticando gli eventi per come si svolsero nella loro concretezza storica. Ad esempio, qualcuno (Pesce) ha criticato la tradizione cristiana che avrebbe messo più in rilievo la Via Crucis (che non è riportata nei Vangeli) rispetto alla crocifissione: come dire che è sulla Croce che si conclama il Sacrificio di Cristo, non sul Calvario. Scontando l’inevitabile dimensione devozionale, deve però dirsi che, dato l’anomalo decorso della condanna di Gesù impresso da Pilato, di fatto Gesù consuma la sua sofferenza sul Calvario, mentre quando arriva sulla Croce … è già morto! La crocifissione per i Romani era la pena riservata ai malfattori (in questo, il profetismo di gesù è associato a certo ‘zelotismo’, una specie di revanchismo dello Stato di Israele schiacciato dai Romani) e doveva … durare, proprio per spaventare e terrorizzare il popolo. Gesù invece arriva stremato sulla Croce per la fustigazione di Pilato, il quale (come noto) non voleva crocifiggere Gesù, non ravvisandone i presupposti, ma si rassegnò alla Crocifissione per le provocazioni dei Sommi Sacerdoti che frattanto avevano promosso sommosse. Le fonti documentano che solo con Gesù si registrò il caso di un imputato soggetto contemporaneamente alla pena della Flagellazione e della Crocifissione: i Romani non ammettevano nella loro “procedura penale” questo (o c’era Flagellazione o c’era Crocifissione). Non a caso, Pilato sarà di lì a poco destituito dai Superiori (in considerazione della provata inoffensività dei primi cristiani fu chiaro che Pilato aveva commesso un crimine!); e guardacaso questa è la testimonianza che ci rivela il corpo martoriato della Sindone (il che è uno degli elementi che rende compatibile l’ipotesi che la Sindone abbia impressa misteriosamente l’immagine di Cristo). Dice, però, Papa Ratzinger che non è possibile limitarsi alla Storia per conoscere Gesù e gli atti della Sua vita. E’ evidente che occorre attingere alle fonti generose della Bibbia; Bibbia che non e’ un sistema di simboli e di allegorie astratte e astruse, ma e’ un libro che utilizza l’opacita’ del racconto per trasmettere un’esperienza viva della spiritualità che pregna l’evento-Cristo. Anche qui, però, occorre fare chiarezza. Infatti, la teologia cattolica, percorrendo i tortuosi sentieri della dottrina dell’Incarnazione del Dio-fatto-Uomo, e’ incorsa in limacciose e largamente insolubili dispute sull’Umanita’-Divinita’ di Gesu’. A queste dispute, si devono anche le origini delle eresie monofisite e ariane dei primi secoli, c’e’ ancora ampio strascico nelle nostre catechesi di Parrocchia quando si parla della Crocifissione e ci si chiede: “Ma sulla Croce Gesu’ era Dio o Uomo?”; riducendo cosi’ un’affascinante e potente mistero della fede ad una miserevole disquisizione tipo ‘il sesso degli angeli’ o la ‘poesia-non poesia’ (vecchio tormentone degli epigoni crociani)!  Calato, invece, nel suo contesto biblico, nel Sacrificio di Gesu’ si consuma l’avveramento della Profezia di Isaia sul “Servo Sofferente di Jahve’”: un segno che Dio avrebbe dato agli Uomini a partire dal quale sarebbe scaturita la Nuova Alleanza che avrebbe cancellato il Peccato Originale di Adamo ed Eva. Se infatti leggiamo il primo tomo del “Gesu’ di Nazareth’ di Papa Ratzinger, comprendiamo la speciale missione di Gesu’ nelle ‘previsioni’ dei Profeti: mentre Mose’ era riuscito solo a”vedere le spalle di Dio” (Es. 33.18), i cristiani (come ricorda Giovanni l’Evangelista nel Prologo del suo Vangelo) possono vedere Dio faccia a faccia tramite Gesu’. Secondo il Papa quindi: “In Gesu’ si e’ realizzato pienamente quanto in Mose’ era solo imperfetto: Egli vive al cospetto di Dio, non solo come amico, ma come Figlio; vive in profonda Unita’ con il Padre”. La Chiesa sara’ questo Nuovo Israele redento. Isaia chiarira’ che per garantire agli uomini questa totale intimita’ con Dio Cristo soffrira’ per sonfiggere tra gli uomini lo scandalo della sofferenza e del male.

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