Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Appuntamenti con la Storia

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

2 commenti

  • Share

“The Passion” di Mel Gibson, ovvero: la Passione di Cristo in diretta

passion-of-the-christ-3di Giorgio Frabetti- Esaltato o demolito, accusato di essere un film truculento, antisemita, chi più’ ne ha, più’ ne metta “La Passione” di Mel Gibson, in onda ieri sera su “La7″ per la serie “filmevento” di Enrico Mentana, nella sua essenziale cifra stilistica, tesa a riprodurre con fotografica precisione, gli eventi della Passione e Morte, riproduce nel modo più’ genuino la cifra del Vangelo (anche se non gli eventi del Testo Sacro, essendo molti particolari desunti dalle rivelazioni private della Beata Emmerich). Del Vangelo, cioè, inteso come testimonianza di fatti accaduti, non romanzo e nemmeno ricostruzione storica: “cio’ che i Vs. Orecchi hanno udito, cio’ che i Vs. Occhi hanno visto …”. Si dimentica cioe’ troppo spesso che questa e’ la Buona Novella; e si dimentica a sua volta che su questa base fu operata dagli Apostoli e successori la selezione  tra Vangeli Autentici e Vangeli Apocrifi. Mi fanno ridere i vari Augias e Pesce quando, credendo di sapere, predicano: “Troppo comodo per la Chiesa Cattolica parlare di Cristo ignorando gli apocrifi!”. Frase intelligente solo in apparenza, perche’ ignora che tale qualifica discende direttamente dal diverso genere letterario in cui il racconto della vita di Cristo e’ calato. I Vangeli canonici, infatti, sono un racconto testimoniale (come una testimonianza di un processo!), gli Apocrifi sono narrativa, romanzo (di qui, l’indugiare sul meraviglioso, sul favolistico di non pochi di essi). Solo Matteo, Luca, Marco e Giovanni sono i più’ esatti, i più’ ricchi di particolari (toponomastica, storia etc.) e quindi i più’ utili anche dal punto di vista storico. Da questo punto di vista, il film di Mel Gibson rende questa dimensione ultra realistica del racconto evangelico: in questo stile sglabro, asciutto, antiretorico e antilirico, senza concessioni al melodramma, Mel Gibson segna per la storia del cinema un passo avanti di inestimabile valore nel segno della Verita’. Peccato che il film di Mel Gibson non abbia reso finalmente giustizia su un tema che meriterebbe più’ chiarezza, specie ai fini della comprensione delle autentiche origini della Chiesa Cattolica: il rapporto Ebrei-cristiani. Fermandoci al racconto della Passione e al racconto del mostruoso complotto del Sommo Sacerdote Caifa, gli Ebrei … Beh non e’ che ne escono bene! Ma non si creda (come ha detto lo storico Melloni al dibattito su La7 ieri sera) che sia dalla Passione, ovvero dal Deicidio ivi perpetrato che inizi la rottura cristiani-ebrei (di cui si assume la ricomposizione solo con Giovanni XXIII e  Giovanni Paolo II). Viceversa, la rottura vera e definitiva tra Ebrei e Cristiani avviene solo intorno al 110 dC, molto avanti rispetto alla morte di Cristo e molto dopo la diaspora ebraica del 70 dC: ovvero dopo la morte di Giuseppe d’Arimatea, di Nicodemo che nel Sinedrio (ne parlano gli ‘Atti degli Apostoli’) avevano assunto per Gesu’ prima e per gli Apostoli poi atteggiamenti possibilistici grazie ai quali fu possibile, dopo la Pentecoste, una convivenza sia pur dialettica e tempestosa tra Ebrei e Cristiani. Questa circostanza renderebbe giustizia ad uno dei più’ grandi dilemmi interpretativi e storici sulla dottrina eccelesiologica di S. Paolo, alle stesse controversie sull’attribuzione della Lettera agli Ebrei (tuttora incerta e controversa) e sulle apparenti contraddizioni esistenti tra Vangelo e altri passi del Nuovo Testamento (che hanno tanto fatto malignare gli storici sull’asserita estraneità al Vangelo della dottrina cattolica, frutto di sovrapposizioni ecclesiastiche!). Se oggi, invece, fatichiamo a comprendere la teologia di S. Paolo etc. in rapporto al Vangelo e’ perche’ ignoriamo che S. Paolo etc. tentarono di inserirsi in continuita’ con la tradizione del Sinedrio: una tradizione di cui ai più oggi sfuggono le coordinate. In questo, risulterebbe una continuita’ tra Bibbia, Vangeli e dottrina degli Apostoli molto più’ stretta di quanto si creda. E questo con buona pace di Augias e Pesce che vaneggiano di ptetese origini gnostiche della Chiesa, quasi la Chiesa cattolica fosse paragonabile alla Chiesa del Reverendo Moon. Innanzitutto, inserendolo nel filone della spiritualità e dell’ecclesiologia biblica, potrebbe ritrovarsi la vera base spirituale e religiosa del Cristianesimo, contro le riduzioni (vedi Cacciari ieri sera) del Cristianesimo ad antropologia, filosofia di marca immanentistica ed atea, alla base della “secolarizzazione della fede”. In secondo luogo,  ricondotto alle sue radici bibliche ed ebraiche, il Vangelo forse ritroverebbe una concretezza storica di vero “evento di grazia” (vedi Erri De Luca), ritrovando così le tracce (anche archeologiche e storiche), ovvero le discrete impronte che Dio ha lasciato nel mondo, quando misteriosamente e di Sua iniziativa è entrato nella storia degli uomini per salvarla.

Share

2 commenti

  1. alina gabriela scrive:

    A me mi è piciuto moltissimo il film di Mel Gibson dulla Passione di Cristo perchè è cosi che ha sofferto Gesù e soffre ancora perchè non c’è amore tra di noi e soprattutto perchè non abbiamo capito la sua morte e risurrezione cioè amare, amare, pace pace. Veramente se cia amiamo di cuore anche tra di noi non ci sarebbe tanta povertà e sofferenza. Gesù ha perdonato tutti coloro che nell’ignoranza lo hanno messo in croce, ma noi oggi siamo veramente ignoranti quando si tratta di amare e perdonare il nostro prossino sia qual sia?Perchè ci meravigliamo delle sofferenze che ci sono? Gesù c’è e ci da una mano ma noi cosa faciamo? Li chiudiamo il passo perchè cosi Lui non puo aiutarci. Allora perchè ci lamentiamo tanto.Gesù fa ogni cosa buona!

  2. Sara scrive:

    Io ho seguito parte del dibattito successivo al film (che senza interruzioni pubblicitarie mi è piaciuto tantissimo) ma devo dire che gli interventi in studio non mi hanno esaltato affatto… anzi… si voleva parlare di Gesù proprio a causa della grande ignoranza che c’è attorno alla Sua figura.. poi in realtà si è criticato il film per la sua violenza e si è quasi sostenuto che in quanto la Via Crucis non esiste nei Vangeli, a parte la prima flagellazione, Gesù poi non deve aver sofferto così tanto.. sicuramente non quanto vorrebbe far credere Mel Gibson… mah! che bisogno c’è di affermazioni di questo genere? Sembra quasi che si voglia censurare il dolore perchè è scomodo parlarne… credo che il bel Mel, nella sua rappresentazione, volesse comunicare ben altro.. che Cristo è stato “flagellato” anche dalla nostra incapacità di amare…

Lascia un commento