17 apr, 2011
Sia fatta Giustizia per Vittorio Arrigoni
Redazione- Chi era Vittorio Arrigoni? Forse era un ragazzo vittima di sé stesso e della sua scelta. Dicono che era un ragazzo senza armi. Uno che credeva nella Pace e che aveva messo al servizio della causa della Pace la sua pioneristica professione di Blogger. E’ stato un ragazzo che certamente invece di marcire nella pantofolaia Italia, si è messo in gioco, rischiando di suo; e forse metteva in conto di morire come morto. L’Italia e il mondo hanno assistito al suo sequestro e alla sua morte con profonda indignazione e sgomento: in questi casi, non si può che esigere Verità e Giustizia. Senza voler essere irriverenti o blasfemi, evitiamo per favore che la commemorazione, pur doverosa, si trasformi nella celebrazione di un martire o peggio in un processo di beatificazione. E’ il rischio che si corre quando i riflettori dell’opinione pubblica sono tutti puntati su una morte dolorosa e infame (come quella di Arrigoni); morte che rischia di oscurare, a livello di attenzione pubblica, la giusta critica al “contesto” in cui viveva e agiva Arrigoni. Non possiamo, infatti, tacere il retroterra culturale e politico in senso ampio più che discutibile che comunque stava dietro al povero Arrigoni. E’ anzitutto molto discutibile un volontariato come lo intendeva il povero Arrigoni, ovvero per scopi non solo umanitari, ma per contrastare uno Stato come Israele. Come non pensare che una simile logica, di fatto ideologica, sia sostanzialmente contraria ad una genuina “cooperazione internazionale” cui pure il Ns. a parole si ispirava? Arrigoni purtroppo rifletteva quella che è la mentalità di Emergency & Co: confondere politica internazionale e volontariato. Minare le basi della civiltà Occidentale e promuovere i cd popoli oppressi dal capitalismo e dalla guerra per fomentare ulteriore odio nella popolazione locale nei Ns confronti. Questo buonismo e pacifismo puzza ancora troppo di certo internazionalismo di stampo marxista. Di un “marxismo di risulta”, sulla “difensiva”, che, non riuscendo più ad ottenere consenso all’interno degli Stati nazionali tenta di radicarsi nella geopolitica internazionale, cercando di inserirsi nella logica della globalizzazione. Noi non intendiamo dire di più e non intendiamo muovere critiche all’azione di Arrigoni. Cerchiamo comunque di mantenere, pur in queste concomitanze dolorose, il giusto senso critico.