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C’era una volta il “processo breve”: quando le mestruazioni del PM bloccano il processo …

giustiziadi Giorgio Frabetti<< “Dov’è Lei, Dottore?” “A Messina, ho appena depositato un ricorso per Cassazione” “C’è un problema con l’Udienza monocratica. La VPO [Vice Procuratore Onoraria] designata ha le mestruazioni …” “Pronto?” “Dottore?” “Sì, Francesca mi dica …”, “Ci vuole un PM alla Monocratica, la VPO ha le mestruazioni …”. Avevo capito bene. Quando la Segretaria mi dice: “Ci vuole un PM all’Udienza” non vuole dire quello che intende dire. Vuol dire: “deve andarci lei”. “Quanti fascicoli sono?” “Trentadue…” “Minchia!”. Sono il Sostituto più anziano, sono il più grasso. Se c’è da improvvisare tocca a me”. (…) Per quarantacinque kilometri ho pensieri lugubri (…) Arrivo verso le dieci. E tutti mi guardano e dicono “guarda a che ora arriva…”. Incontro il collega “No, non lo sapevo che avevo Udienza. Non tengo il conto dei giorni. E poi non sono mai regolare. Un mese mi anticipano, un mese mi ritardano”. Mi guarda serio: “Cominciamo?” “Quando vuoi …” Non ho la toga. Mi accorgo che non ci sono neppure i fascicoli. Chiamo l’Ufficio, che è dall’altra parte del Paese. “Minchia, ma nemmeno i fascicoli avete portato?” “L’autista e il commesso sono già partiti, ma prima dovevano andare alla posta”. Il Collega è già seduto. “PM…” “Sono pronto” “Le conclusioni …” Le conclusioni? Ma de che? Mi avvicino. “Non mi sono ancora arrivati i fascicoli ..:”. Mi guarda obliquo. “Ricettazione …” mormora e aggiunge qualcosa che non colgo. Gira verso di me il fascicolo del dibattimento. Solo il tempo di leggere l’imputazione. Torno al mio posto. “Ritiene il PM che le risultanze dibattimentali sono univocamente leggibili nel senso della piena responsabilità dell’imputato. Generiche, anni uno e mesi sei di reclusione ed euro 600 di multa”. Mi siedo, guardo il difensore. Che guarda me. Scandisce bene le parole. “Dichiararsi il reato estinto per sopravvenuta morte del reo …”: Gesù … Arriva il commesso con quella faccia un pò così quell’espressione un pò così>>. Questo è solo una “pilllola” della Ns. malagiustizia. Solo la malafede della casta dei Giudici può far passare l’immagine idealizzata e linda della Giustizia, custode della Costituzione. “Noi mandiamo tutto in Tribunale; che significa che a Torino gli mandiamo [dalla Procura] 30.000 processi all’anno. Peccato che il Tribunale, con quattro sezioni e trentasei giudici circa, in un anno fa da 6.5000 a 7.000 processi – poi c’è la sezione del Tribunale della Libertà, quella che in cinque giorni dice la parola fine su un’indagine durata un paio d’anni. Sicchè i processi che arrivano lì oggi (febbraio 2007), il Tribunale li fissa al marzo del 2009; e che quelli che arriveranno domani, un pò più in là. Con una proiezione facile facile possiamo essere sicuri che i processi che gli manderemo alla fine del 2007 saranno fissati alla fine del 2010; e siccome i processi che manderemo alla fine del 2007 hanno dietro di sè, mal contati, quattro anni dal momento in cui il reato è stato commesso, possiamo essere certi che al momento della sentenza di primo grado saranno tutti prescritti”. Insomma,  a sentire questa preziosa testimonianza di Bruno Tinti tratta dal celebre libello Toghe rotte del 2008 (Chiarelettere, prefazione Marco Travaglio!), un Giudice certo dalla estrazione non berlusconiana, il processo penale in Italia è una vera lotteria. D’accordo, la legge sul “processo breve” (con acclusa e pelosa prescrizione) ci fa schifo. Ma, aldilà delle facili anche se comprensibili polemiche sul “caso Ruby”, cerchiamo di ragionare: la riforma della Giustizia in Italia è un atto dovuto, sul quale non si può discutere. E’ un delitto che il Parlamento non voglia assumersi questa responsabilità in chiave bipartisan e continui a coprirsi dietro il pretesto dell’antiberlusconismo, dell’alibi (anche propalato in riviste “alte” come Il Mulino) del ”finchè c’è Berlusconi, sulla Giustizia non si tratta”: che è come “scaricare” una “patata bollente” sulla quale una classe politica responsabile avrebbe il dovere di intervenire. Perchè in Italia sono proprio le “mestruazioni” dei Giudici a decidere le sorti di un processo. Dice lo stesso buon Bruno Tinti che, per far approdare un processo alla fine in termini ragionevoli occorre “il cadavere che puzza”: ” Qualche processo naturalmente arriva a buon fine: l’omicidio, la rapina, il traffico di droga, la violenza sessuale, il sequestro di persona … E così si giustificano la nostra esistenza e i nostri stipendi”. Ma se è vero che esiste di fatto (come dice Bruno Tinti) una “gerarchia naturale” che determina la precedenza dei processi, perchè rigettare a priori una legge come il “processo breve” che codifica questi criteri di precedenza? Può non piacerci la legge, può essere stata male indovinata la tempistica; ma non possiamo negare che essa cerchi di regolare la rotazione dei processi, senza che su di essa abbiano esclusiva influenza Giudici e Avvocati con i loro … umori!

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