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Cari Concittadini, sapete cosa farò per Voi? Una beatissima Minchia!

cetto-la-qualunquedi Giorgio Frabetti- Che la politica sia ormai un reality show è cosa troppo ovvia da poter essere utilmente ripetuta. Se possibile, però, della serialità dei reali ormai la politica ha ereditato la serialità delle parolacce e delle espressioni scurrili. Una scurrilità bipartisan, lo diciamo subito: pensiamo solo alla grottesca “rappresentazione” delle intercettazione tra le presunte Papi Girl di Arcore dove ci si scambiava finezze del tipo: “Io sono veramente troia!”, “No, sono più troia io!”, “No, io sono proprio troia dentro!”. Come noto, dal 2008 la Cassazione ha “sdoganato” le parolacce nei reality dicendo che non determinano né ingiuria, né diffamazione, perché chi ha accettato le condizioni dello spettacolo, ne ha consapevolmente accettato tutti i rischi. Nulla di strano, allora, che, da quel “Committente politico” di razza che è, Silvio Berlusconi abbia da tempo intuito il potenziale della parolaccia in politica, non lesinando mai frasi di forte impatto e molto “scorrette” (vedi “l’uso criminoso del servizio pubblico di Santoro). Fa impressione comunque sentire l’Avvocato Taormina, il quale, chiesto di esprimere il proprio giudizio sugli impegni assunti da Berlusconi con i lampedusani per l’emergenza immigrati chiosi: “Tanto Berlusconi non farà un cazzo!”. Come non andare con la memoria alla celebre sequenza di Cetto La Qualunque di Antonio Albanese e alla sua “ Beata minchia!”.Ma la kermesse “simil-pecoreccia” della politica italiana nella stessa giornata ha registrato l’eloquente “Fora dal ball” pronunciato da Bossi relativamente alle esorbitante richieste di asilo politico dei profughi tunisini lampedusani (proprio lo stesso Bossi che ha fatto la legge che oggi permette a questi di pretendere asilo bypassando i “flussi”); così la stessa giornata ha registrato il più celebre e clamoroso “vaffa” tra La Russa e Fini durante la discussione sul “processo breve”. Che dire? Certo, siamo alle “comiche finali” della “politica-spettacolo”, ovvero della politica che compensa il vuoto e l’incapacità decisionale con il clamore mediatico. A rompere così sistematicamente la barriera dell’etichetta e della presentabilità che finora aveva sempre avvolto la politica, nessuna meraviglia che tra un pò ci toccherà assistere a scene simili a quelle che si vedono nello spazio Mortacci Tua delle Iene: tra un po’ anche i cittadini potranno come i cronisti de Le Iene permettersi impunemente di dare a questo o a quel politico del “rottinculo”, del “Vaccone” o del “Ciuccia…”. Chi dice che questo non diventerà a breve il prossimo sport televisivo anche per la Politica? E del resto, la Politica non è un reality? Se l’insulto nel reality non è reato, e se questo è vero per i politici, perché ciò non dovrebbe essere vero anche per i cittadini? Ma vi immaginate? Che ventata di futurismo sarebbe per la politica italiana! Futurismo per futurismo (e mi perdoni Fini se questa volta non lo considero), è vero che i futuristi di Marinetti, Papini & co. non sdegnarono di scendere dalla turris eburnea delle loro provocazioni accademiche per portare la loro forza polemica e corrosiva anche in politica, animando gli scontri di piazza delle manifestazioni pro-interventiste prima e nelle violenze squadriste poi. E forse la lezione l’hanno capita e forse troppo in fretta gli scalmanati che ieri a momenti assalgono Montecitorio e che hanno coperto di insulti, all’uscita, il Ministro della Difesa La Russa. Sogni di un visionario pigro? O realtà prossima? E chi lo può dire ….

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