20 mar, 2011
L’Università ad Arezzo non è una chimera…
di Federico Mugnai e Luca Valdambrini- Che cos’é una città senza un teatro, senza un parco pubblico adeguato ed infine senza un’università? Agli aretini poniamo questa domanda. Chiunque può trarre le conseguenze che vuole, ma ciascuno di noi, ciascun aretino non può e non deve chiudere gli occhi dinanzi a questa triste realtà. Ebbene, ad alcuni piace fare retorica magari recitando la Divina Commedia mentre la città affidata all’amministrazione del sindaco perde pezzi della sua storia. Quanta demagogia è stata fatta sulla mancanza di cultura! Noi che siamo uomini pratici e di azione constatiamo che, alle inutili parole, non sono seguiti fatti. Al sindaco Fanfani chiediamo a cosa sia servito il finanziamento all’università aretina dello scorso Maggio che avrebbe dovuto sostenere le facoltà locali, mettendole in condizione di proseguire i propri corsi. Purtroppo a nemmeno un anno di distanza, abbiamo una sola certezza: la nostra realtà universitaria sta volgendo al termine. Non si dica sempre “piove Governo ladro” come il Sindaco spesso ci ha abituato per scaricare le proprie responsabilità e i propri insuccessi su altri. Non si faccia della Gelmini (la cui riforma universitaria è più che buona) il capro espiatorio di turno! Sappiamo tutti che in periodi di crisi economica, la razionalizzazione delle spese è una necessità. Non è stata la Gelmini ad “uccidere” la cultura, ma la mala gestione dei vari atenei, il pullulare di facoltà inutili e sedi distaccate. E’ bene capire che se le nostre facoltà stanno chiudendo la responsabilità è di tutti gli aretini, ma prima di tutto è del sindaco e della sua giunta. In questi anni non si è fatto nulla per superare i soliti schemi ideologici e programmatici che hanno accentuato la nostra sottomissione all’Ateneo senese, quasi che Arezzo fosse considerata alla stregua di un feudo di Siena. Arezzo merita di più: gli aretini hanno una propria dignità; non possono e non devono,quindi, subire queste continue umiliazioni. Non crediamo oggi a chi vende fumo negli occhi e offre agli aretini facili soluzioni a portata di mano. Noi pensiamo che per far nascere un nuovo polo universitario aretino sia necessario che la città risorga dall’attuale stato di desolazione e degrado: cui Fanfani purtroppo ha contribuito per non aver adottato politiche adeguate e tempestive Per far ciò occorre un radicale cambiamento dell’attuale giunta e un rinnovamento della classe dirigente politica aretina, troppo preoccupata a mantenere le proprie rendite di posizione, acquisite all’interno dei vari partiti, e poco propensa ad interrogarsi sui problemi locali e a cercare possibili soluzioni. Occorre perciò dare consenso a chi ama e ha davvero a cuore le sorti della nostra città, a chi in questi anni ha combattuto con tenacia e passione per denunciare la politica fallimentare della giunta Fanfani. E’ l’ora di dare l’avvio ad un rilancio generazionale, l’ora di cambiare mentalità, abbandonando la logica verticistica cui il Sindaco ha ottusamente fatto affidamento e che ha impoverito nettamente le potenzialità della città e che, se vogliamo è l’origine profonda dei mali che attanagliano Arezzo. Dobbiamo quindi far ripartire “il motore economico” aretino, connettendo il turismo alle eccellenze aretine, attirando e coinvolgendo le persone che vogliono investire in progetti concreti. Desideriamo che Arezzo ritorni ad essere una città accogliente e aperta a tutti e non chiusa, spenta, abbandonata a se stessa, come Fanfani l’ha ridotta. Vogliamo che la nostra città ricopra un ruolo da protagonista. Per far ciò occorre la più larga partecipazione possibile, costituita dalle forze vive della società civile (Banche, Imprese e Associazioni di Categoria). Solamente quando avremo riattivato queste realtà abbandonate dal nostro sindaco potremo pensare a creare una nostra realtà universitaria. Pensiamo che l’università del domani debba essere strettamente connessa con l’economia e le esigenze del proprio territorio, in modo da valorizzare le imprese locali e stimolare le giovani generazioni a costruire per sé e per la propria città un futuro migliore. Vogliamo quindi generare nuove speranze. Per far ciò l’università aretina del futuro non potrà pensare di essere né autosufficiente, ma nemmeno schiava dei diktat altrui. Occorre quindi valorizzare l’aspetto locale dell’università, tenendo conto però di trovare sinergie con altre realtà universitarie, anche estere, in modo da dar vita ad un framework tra persone con idee e progetti diversi che possono essere coniugati. Solo così potremo un giorno consegnare ai nostri figli una città prestigiosa, autonoma e degna della sua storia.