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Riformare (e non demolire) la scuola pubblica!

scuoladi Redazione-Pubblichiamo un breve, ma denso articolo di Camillo Langone apparso in questi giorni su “Il Foglio”, sulla diatriba scuola pubblica e scuola privata, innescata dalle dichiarazioni alquanto avventate di Silvio Berlusconi. Se è vero che la nostra scuola pubblica è inadeguata (e questo nel nostro newsmagazine lo abbiamo più volte sottolineato), perché riflette la mentalità dell’egualitarismo di stampo sessantottino, è pur vero che la critica all’istruzione pubblica non deve essere il pretesto per elogiare quella privata. Si rischia in tal modo di screditare un’istituzione che nonostante i limiti, merita maggior rispetto. Alla politica spetta il compito di fare le riforme per il paese. Occorre a tal proposito una riforma profonda della scuola pubblica e lasciare agli altri le sterili polemiche.-Bagnasco è un vecchio signore senza figli e della scuola contemporanea chiaramente non sa un cazzo. Se ne sapesse qualcosa non avrebbe mai detto, come sventuratamente ha detto, che “la Chiesa ha molta stima e fiducia nella scuola, tutta la scuola, statale e non statale”. Bagnasco non sa la pena di avere figli gettati nelle fauci dell’educazione nichilista, negli asili dove le maestre tolgono il Gesù dal presepio dicendo ai bambini che sono tutte baggianate (e questo è il vecchio anticristianesimo), oppure in quelli dove si è smesso di festeggiare il Natale per darsi alla festa dell’Inverno (e questo è il nuovo paganesimo). Poi alle elementari viene insegnata senza contraddittorio alcuno la superstizione scimmiesco-evoluzionistica e alle medie non si può leggere Dante siccome gli alunni maomettani lo percepiscono immediatamente, e giustamente, come autore religioso. Bagnasco è un vecchio signore ebbro di realpolitik: allora, per salvare i bambini dal nulla, non mi resta che invocare un genitore giovane

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