8 mar, 2011
Le ragioni del mio sostegno a Francesco Macrì
di Federico Mugnai-Quando scoppiò il caso Ruby e vidi alcune migliaia di giovani del Pdl a Milano manifestare contro Nicole Minetti chiedendo le sue dimissioni, scorsi nel centrodestra una luce, segno di speranza e di vita. Non ne potevo più di sentire soltanto pappagalli pronti a difendere chiunque, a dire sempre si, ad obbedire al padrone di turno in nome del partito. Togliamoci di dosso il camelot del partito e pure l’ossessione di essere perseguitati; guardiamoci prima allo specchio e iniziamo a considerare la critica un’arma per migliorarci e non come fosse qualcosa che scredita il partito. Chi ha difeso sempre e comunque il Pdl, anche quando alcuni suoi componenti erano francamente indifendibili, non si è reso forse conto di avere danneggiato con questo atteggiamento l’immagine del partito? E’ in questo modo che il Pdl ha perso fascino sia a livello locale che a livello nazionale ed i suoi elettori, se non si sono allontanati, hanno comunque perso l’entusiasmo che animò la fondazione del partito. Quando gli oppositori dicono che chi è del Pdl è un servo, se certamente esemplificano al massimo una situazione riguardante una minoranza di elementi del partito, non sono molto lontani dal prototipo dei cd “difensori della Libertà” & Co, che rappresentano la vera zavorra per il partito. E’ anche da questo malessere che possono nascere le ribellioni interne, concepite spesso da coloro che hanno della politica una visione più ampia e che soprattutto sono uomini liberi, che non amano essere cortigiani di nessuno. E’ il caso ad Arezzo di Francesco Macrì, uomo di punta del Pdl aretino, che ha deciso di presentare una propria lista civica, “Arezzo Domani”, in vista delle elezioni amministrative del 15 Maggio, non ritenendo opportuno appoggiare (per varie ragioni) la candidata del Pdl Grazia Sestini. Come sempre è successo in questo partito, chi si è ribellato è stato considerato alla stregua di un traditore. Le cose, almeno dal mio punto di vista, stanno diversamente. La scelta di Macrì è sofferta, ma è condivisibile, perchè la sua candidatura apre a scenari interessanti, sia per le elezioni sia soprattutto per il futuro del Pdl (e non solo aretino). Macrì si è ribellato innanzitutto alla logica del Pdl di scegliere i candidati, non in base ad un progetto concreto, ma soprattutto per riproporre a livello locale gli equilibri politici e le alleanze a livello nazionale; in tal modo non tenendo conto di altre forze locali che possono essere utili per vincere le elezioni. Inoltre Macrì con il suo gesto ha dato voce ai tanti che all’interno del partito chiedono da tempo più democrazia. E’ bene ricordare come non sia mai stato fatto un congresso provinciale, mai si sia scelto di ricorrere a strumenti più democratici (penso a raccolte firme o primarie) per scegliere i vari coordinatori, ma si sia sempre e comunque perseguito la strada delle nomine dall’alto. Spesso mi sono accorto che queste nomine più che premiare le persone più capaci politicamente, servivano a sistemare qualche fedelissimo, qualche cortigiano, spesso giovane (ed inserendo alcuni giovani il Pdl spesso ha pensato di aver risolto qualsiasi problema!) , ma politicamente acerbo e in qualche caso, spesso con candidature femminili, per meriti extrapolitici che francamente mi hanno avvilito. E’ dinanzi a questo stato di cose che anche io mi sono ribellato! Anche io inizio a vedere in personalità come Sara Giudice e Francesco Macrì, il futuro del Pdl, la prospettiva di un rinnovamento della classe dirigente, concepito su basi finalmente meritocratiche. Tutto ciò affinchè quel grande progetto che era ed è il Pdl non rimanga incompiuto, perchè dietro a ciò c’è un popolo, quello di centrodestra che merita di essere rappresentato meglio. Se prima eravamo prostrati, oggi abbiamo dei validi motivi per dare l’avvio ad una nuova era, e magari domani raccoglieremo i frutti della nostra battaglia, nata per dare al Pdl un futuro denso di speranze e prospettive.