6 mar, 2011
Il femminismo ideologico genera mostri. Quando l’uomo è “presunto colpevole” (di violenza sessuale)
(Redazione) Pubblichiamo dal sito www.comunicazionidigenere.it il seguente rapporto sulle proposte di legge che, tendendo ad inasprire le pene per i casi di violenza sulle donne, di fatto determinano una “presunzione di colpa” (assolutamente contraria all’art. 27 Cost. e alle Convenzioni sui diritti umani). C’è tutto un universo trasversale fatto da lobby, centri d’ascolto, cooperative di servizi etc. che prospera dietro questa che è ormai è una vera e propria “fabbrica” costruita sull’abuso sessuale (purtroppo, tra perizie, consulenze etc. il “sistema” rende …); c’è un mondo politico distratto e moralmente poco credibile che non manca mai occasione di assecondare le tendenze più intransigenti (anche se miopi) di queste lobbys per darsi un’immagine “moralizzatrice”. Ci sono molte vittime, per lo più uomini, innocenti, sbattuti in prima pagina come mostri, le cui accuse vengono smontate poi nei processi anche se ormai è troppo tardi. Il top dell’assurdo e del tragico (ai limiti del macabro) è capitato a Don Giorgio Carli accusato e condannato in secondo grado di violenze sessuali su una parrocchiana (allora minorenne) solo sulla base di ipnosi e allucinazioni indotte in terapia psichiatrica (roba che nemmeno Edgar Allan Poe, nè Steven King erano riuscito ad immaginare!). Purtroppo, si parla molto di femminismo, ma si ignora che certe esagerazioni del femminismo ideologico stanno creando un pernicioso “pregiudizio anti-maschilista”, che è il segno evidente delle degenerazioni indotte dal femminismo ideologico di marca sessantottina.- L’Italia ha il minor tasso di violenza sessuale fra i grandi paesi occidentali [fonte:nationmaster] ma gravi problemi di mafia. Viene quindi varata una legge che sovverte le fondamenta della normale giurisprudenza. Per combattere la mafia? No, per combattere gli uomini. In base all’ideologia femminista. Ad esempio su Liberazione del 20 luglio 2007 Angela Azzaro scrive
“Il Viagra buy movimento delle donne si è battuto contro questo clima, ha ottenuto importanti cambiamenti, registrati dalla legge sulla violenza sessuale che stabilisce, tra gli altri punti, l’inversione dell’onere della prova: gli accusati devono dimostrare la loro innocenza e non viceversa”.
Sul sito di Sportello Donna tale violazione dello Stato di Diritto è presentato come conquista:
Come ricordano le autrici, il saper accogliere empaticamente il racconto di violenze subite è una pratica nata con il femminismo, non è una scienza consolidata da secoli di esperienza e di dottrina. Ma questa originalità è anche la ricchezza di tale pratica. Un’ esperienza di donne per le donne che è riuscita a mettere in discussione molte certezze consolidate anche nel diritto, si pensi alla inversione dell’onere della prova nei processi per stupro
Tale abominio giuridico viene riconosciuto addirittura in un documento parlamentare (parlamento.openopolis.it, pagina 2):
Con la citata legge n. 66 del 1996 cambiano finalmente anche i termini processuali, con l’inversione dell’onere della prova, grazie alla quale non è più la vittima a dover «dimostrare» di essere stata stuprata, ma l’aggressore a dover dimostrare di essere innocente.
Nel 2010 una ulteriore legge illiberale voluta dalle Pari Opportunità (l’uomo accusato di stupro va in galera prima del processo) è stata abrogata in quanto la Corte Costituzionale ha riconosciuto che viola i diritti umani, come riconosciuti dalla Costituzione. Purtroppo la Costituzione italiana manca dell’articolo 49 che nella Costituzione Russa tutela i cittadini dai processi-farsa di epoca sovietica: “l’imputato non ha l’obbligo di dimostrare la propria innocenza”.
Ci rimane quindi il problema dei processi-farsa, nei quali uomini vengono condannati sulla base del nulla, solo perché non sono in grado di provare la propria innocenza.
Un caso per tutti: la condanna di don Giorgio Carli nel primo processo onirico della storia.
Una donna, in cura da una psichiatra che usa la controversa tecnica della «distensione immaginativa», dice di sognare di venir stuprata davanti al bar San Giorgio. In paese c’è un prete colpevole di chiamarsi Don Giorgio: sulla base di ricostruzioni psicologiche viene accusato di avere, 14 anni prima, abusato la donna quando era bambina, insieme ad un altro bambino. L’altro ex-bambino viene rintracciato e nega; nel processo la donna non sa che don Giorgio è circonciso. Ma non è in grado di provare la sua innocenza di 14 anni prima: sulla base dell’inversione dell’onere della prova Don Giorgio viene condannato (solo in appello) per pedofilia e la donna ottiene un risarcimento di 760,000 €.
Don Giorgio è tornato fra i parrocchiani che lo hanno accolto a braccia a aperte.
Per evitare che i cittadini decidano che in un tale sistema è inutile rispettare le leggi occorre abrogare queste leggi illiberali, riconoscendo che sono motivate dall’odio femminista e nulla hanno a che vedere con la difesa della donna (tanto che anche in Svezia nemmeno una donna su 100 ha votato per il Partito Femminista), che l’uso sistematico di calunnie femministe in sede di separazione è oramai diventato una forma di abuso sui bambini (tanto che talune femministe arrivano a negare l’Alienazione Genitoriale).