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L’Occidente intervenga e fermi Gheddafi!

gheddafidi Redazione- Pubblichiamo un’intervista ad André Glucksmann apparsa in questi giorni su “Il Foglio”, inerente la questione libica. A dire il vero non condividiamo il senso di colpa e di vergogna di cui, secondo il giornalista francese,  dovrebbe coprirsi l’Occidente per avere avuto rapporti economici più o meno stretti con Gheddafi. E’ da fin troppo tempo che l’Occidente si deve genuflettere e scusare per colpe non sue. A dire il vero, assistendo in tv alle tetre immagini della guerriglia e dei bombardamenti sulla popolazione civile, non ci vergogniamo del passato di colonizzatori. Se solo l’Occidente fosse stato più vicino a questi stati nel periodo della decolonizzazione, forse avremmo scongiurato che tiranni come Gheddafi, potessero prendere il potere. Ora all’Occidente, spetta un ruolo attivo nella vicenda libica e del Nord Africa in generale. La proposta di Glucksmann di ricorrere al metodo Reagan, e cioè di bombardare Tripoli e il fortino di Gheddafi ci pare provocatoria ed eccessiva. Certo, se non si può esportare la democrazia, dobbiamo fare di tutto per aiutare i popoli sotto dittatura a scoprire l’amore per la democrazia e la libertà.

 

Più che un senso di vergogna retrospettiva, André Glucksmann prova sconcerto. “Non sono mai stato favorevole alle genuflessioni, ma la vergogna in questo caso non riguarda la visita di Gheddafi a Parigi, la tenda all’Eliseo, ma la vendita di armi a favore del dispotismo, la compiacenza l’assenza di sostengno ai difensori dei diritti dell’uomo (vedi l’atteggiamento nei confronti della Russia di Putin, che ha potuto eliminare impunemente 200 mila ceceni, e comprare dalla Francia la più grossa partita di navi da guerra dai tempi della Guerra fredda). E questa riserva vale non solo per la Libia, ma anche per la Tunisia, per l’Egitto, per la Russia e per la Cina.

Noi tutti, insomma, siamo in parte responsabili di quanto accade: la Francia, l’Italia, la Russia, tutti i paesi che hanno venduto le armi che adesso rischiano di venir utilizzate contro i civili da parte di Gheddafi, che vuole un bagno di sangue”. “Non è più l’ora delle risoluzioni. Sarebbe bene intervenire non solo controllando i beni della famiglia Gheddafi, o proibendo loro di esiliarsi in Europa. L’unico rimedio possibile, quando un dittatore uccide la sua popolazione, è il rimedio Reagan. Perché l’unica volta in cui Gheddafi si calmò fu nel 1986, quando venne bombardato. Adesso tutti, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, dai russi ai cinesi, sono d’accordo nel dire che quelli di Gheddafi sono crimini di guerra o crimini contro l’umanità.

Perciò, se ci domandiamo che cosa fare, l’unica risposta, secondo me, è ricorrere al rimedio Reagan: ovvero bombardare”. “Forse ci sono mezzi più sofisticati. Tutti noi paghiamo le tasse per finanziare i servizi segreti. Ma un pazzo va fermato. Se possibile con una pallottola in testa, soluzione che sarebbe meno dolorosa, per la popolazione, di un bombardamento mirato. Ci sono fior di agenti addetti a questo tipo di lavoro”. Ma il fatto che manchi, in Libia, un  partito di opposizione, il fatto che non ci sia un vero contropotere, né dell’esercito, né della magistratura, eliminare il tiranno non rischia di complicare le cose, di provocare una guerra civile ancora di più? “Non mi pare il caso. Metà della Libia, e cioè la parte sul confine egiziano, non conosce massacri.

Gli unici scontri avvengono nella zona controllata da Gheddafi. Non dico che nel resto del paese sia il paradiso, ma ci sono tribù che si sono rifiutate di sostenere il rais. E io credo non sia una buona scusa invocare un caos peggiore quando c’è già un despota che bombarda la sua popolazione. Insisto, le potenze che hanno venduto armi belliche a Gheddafi fra le quali la Francia, sono già responsabili di tutto ciò che può succedere. Per questo, dobbiamo fermarlo”.

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