23 gen, 2011
E se fosse l’inesistenza dell’opposizione a sorreggere Berlusconi?
di Redazione- E’ vero, lo ammettiamo: da uomini che politicamente si rispecchiano nel centro-destra siamo un pò schifati delle ultime “imprese” berlusconiane. Ci siamo quindi guardati attorno, abbiamo voluto dare un’occhiata all’opposizione, non per cambiare schieramento (al di là di Berlusconi, i nostri valori di riferimento fanno parte del bagaglio culturale liberale-conservatore), ma almeno per sondare lo stato del centro-sinistra. Ebbene l’opposizione si trova in uno stato “vegetativo” con tratti deliranti. Oltre a sbraitare e a cavalcare il giustizialismo più sfrenato (appiattendosi sulle posizioni dei pm persecutori di Berlusconi) non riesce a proporre alcunchè; se non, come messo bene in evidenza da un editoriale de “Il Foglio” del 21 Gennaio, avanzare, come ha fatto Flores d’Arcais, vie di uscita antidemocratiche e al limite della follia- L’ultima invenzione di Paolo Flores d’Arcais è l’abbandono delle aule parlamentari da parte delle opposizioni che dovrebbero dar vita a un “governo ombra” con l’immancabile sostegno della “società civile”. Sarebbe, dice il direttore di Micromega una specie di nuovo giuramento della Pallacorda, quello con il quale il Terzo stato decise di assumere un ruolo di guida nella Francia rivoluzionaria. L’idea è più ridicola che provocatoria, mentre l’analisi su cui si basa, quella di una “malattia neurologica” che avrebbe colpito gli italiani che solo per questo morbo continuano a votare per Berlusconi, è una specie di distillato di antropologia antidemocratica. L’idea di un “popolo bue” contrapposto ad una élite illuminata non è nuova ed è stata alla base di tutte le avventure dittatoriali, soprattutto di quelle reazionarie, degli ultimi tre secoli. Non varrebbe nemmeno la pena di queste corbellerie se non fosse per ricordare a queste ultime che seguendo strade di questo genere si assicura al berlusconismo un futuro lunghissimo di successi. Il ruolo delle opposizioni democratiche è quello di costruire e presentare un’alternativa in grado di ottenere il consenso maggioritario dell’elettorato o almeno del Parlamento. Per chi vuole cambiare la direzione del governo esiste una strada apertissima che non richiede nessuna rivoluzione. Basta presentare programmi, alleanze e uomini in grado di convincere la maggioranza degli elettori. Se invece si considera il corpo elettorale inservibile ai fini della democrazia, cercando soluzioni traumatiche e “rivoluzionarie”, ci si condanna a una condizione minoritaria e protestataria. Ai partiti di opposizione conviene lasciare Flores a giocare con la sua pallacorda fin che vuole, senza farsi distrarre dal problema tuttora irrisolto di un’alternativa democratica credibile.
Mi piacerebbe fosse come dice il titolo; ma temo che con il ‘Bunga Bunga’ che incombe e con il marchio di “Girolimoni” addosso sarà difficile per Silvio cavarsela con i consueti tatticismi di sfruttare le debolezze dell’avversario. Il punto è che politicamente il ‘Bunga Bunga’ è un veleno insidioso che potrebbe propinare la morte (politica) di Silvio per procudrato suicidio, ovvero per logoramento politico. Questo almeno se Silvio si ostina a personalizzare la battaglia politica su questo argomento, ovvero adottando la strategia di negare il ‘Bunga Bunga’, ovvero di ammetterlo, ma minimizzandone la portata. Sul centro-destra purtroppo grava l’ombra del ridicolo se non altro per la patetica e grottesca figura di “don Pasquale” che Berlusconi sta passando, dopo che lui stesso ha decantato le proprie virtù amatorie (senili). E per il maledetto vizio di Silvio di personalizzare la lotta politica, anche oscurando il lavoro svolto dai Ministri e financo il programma.
Non c’è niente di peggio che la nomea di ridicoli in politica: il ridicolo paralizza alleanze, paralizza le decisioni, paralizza l’iniziativa politica. Qui casca l’asino.
Il punto di forza di Silvio è sempre stato il decisionismo, la stabilità politica, la capacità di aggregazione. Ma cosa può fare oggi che, dopo la defezione FLI, è ridotto a minoranza parlamentare? Come aggregherà i centristi, su quale base riuscirà a far approvare una credibile riforma fiscale (già fatica a far passare in sede consultiva i decreti legislativi del federalismo fiscale), su quale base riuscirà a realizzare una politica per la famiglia? (Visto poi che il PDL come potenziale strumento di aggregazione è stato di fatto reso inservibile dal conflitto Berlusconi-Fini!).
Con tutto il bene che voglio a Silvio come elettore di centro-destra, ritengo però che se non uscirà dal ‘vicolo cieco’ … ebbene penso che la fine politica di Silvio possa darsi certa. Torniamo al programma e alla riforme: solo così il ‘bunga bunga’ ce lo potremo mettere alle spalle!