7 nov, 2010
Aspettando Gianfranco
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di Giorgio Frabetti- Gianfranco stacca o no la spina al Governo Berlusconi? E’ ormai diventata consuetudine monotona della politica italiana: come se in Italia non ci fosse altro problema. C’è molta attesa, quindi, per le prese di posizione che il leader di Futuro e Libertà assumerà in questa convention di Perugia, che dovrebbe contribuire a consolidare e rafforzare ulteriormente il profilo politico della nuova formazione costituitasi a seguito della scissione da Popolo delle Libertà questo agosto. Come sempre in questa analisi credo serva “fare la tara” alle dichiarazioni, per soppesare “il buon grano” dalla “zizzania”, ovvero per comprendere fino a che punto le parole bellicose verso Berlusconi spese da Fini e da alcuni dei suoi (Granata, Bocchino) preludono a veri e proprie decisioni “di rottura” o siano solo uno dei tanti bluff che servono … a spaventare le passare. Siamo moderatamente propensi a convenire con quest’ultima valutazione. Dobbiamo comunque registrare che i giochi politici sono molto meno definiti di quanto traspare dalle cronache e che i rapporti Berlusconi-Fini sono del tutto aperti. Ora, che siamo alla vigilia di elezioni anticipate ci sentiamo di escluderlo anche in questa occasione. Già in altre occasioni, infatti, avemmo modo di dire che è interesse di Fini che il Governo duri (vedi Nè con te, nè senza tè del 04/07 u.s.) e che non ci sia nell’immediato una crisi di governo. L’interesse primario di Fini è cioè giungere ad una OPA ostile sul PDL per riallinearne a sè la leadership; rinunciato sostanzialmente alla conquista della leadership all’interno del Partito, preclusa per Fini la possibilità di un’investitura “plebiscitaria” per via elettorale (dato che è assai improbabile che correndo da solo possa realizzare più della metà dei voti già di AN), a Fini resta aperta solo una strategia di tipo ”consociativo” per logorare Berlusconi, ovvero approfittare dell’attuale dote di deputati, che rende attualmente FLI determinante sia per maggioranze con Berlusconi sia per maggioranze senza Berlusconi. I punti di questa strategia sono già stati illustrati altrove e su di essi pertanto non mi dilungherò: basterà dire che questa strategia per portare frutti politici presuppone la continuità del Governo Berlusconi rispetto al quale, quindi, Fini non può avere interesse alla sua destituzione immediata. E che nulla nella strategia finiana sia effettivamente mutato lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate oggi ai giornalisti da Bocchino all’apertura della Convention di Perugia: “Noi siamo perché proceda la legislatura e perché il presidente del Consiglio sia quello che ha vinto le elezioni”. Certo, questa strategia espone Fini al rischio che sia Berlusconi a forzare la mano e a chiedere le elezioni anticipate: in questo senso, però, la possibilità del Governo Tecnico e la conseguente emarginazione politica che ne conseguirebbe dovrebbe valere per Silvio come sufficiente deterrente per questa mossa. Non è da escludere, peraltro, che i toni relativamente concilianti tenuti da Silvio almeno in occasione del 04 novembre verso Fini (”Fini fa parte della maggioranza, nessuno lo ha escluso, è uscito lui”) si debbano leggere in questa chiave, ovvero come mancanza di interesse del premier ad andare a fondo in una richiesta (elezioni) impossibile a priori. Escluso anche un vero interesse della Lega ad elezioni a breve (almeno fino alla definitiva attuazione del federalismo fiscale), non si vede da chi e da cosa possa scaturire la molla delle elezioni anticipate. Che una simile richiesta trapeli, anche se non come richiesta politica ufficiale, ma come vistoso messaggio mediatico da parte di Granata e soci, è circostanza che non può nemmeno anch’essa meravigliare più di tanto. La kermesse FLI, infatti, nasce dopo il “pasticcio” del “lodo Alfano costituzionale”, e che costituisce un primo “scotto” negativo per il neonato movimento finiano. Sul “lodo Alfano costituzionale” Fini (già in sede di discorso di Mirabello) aveva aperto un’ ipotesi di mediazione per Berlusconi sul versante Giustizia, che, però, si è sostanzialmente arenata da un lato sugli scogli tecnici sollevati dal Quirinale e dall’altro sullo scoglio politico rappresentato dalla prospettiva di un referendum confermativo, richiesto (nell’eventualità) da PD e IDV. E’ evidente che Fini e i suoi temono questa eventualità: si teme, cioè, che l’elettorato boccerebbe il “lodo”, senza comprendere l’ “antiberlusconismo politico e non radicale” di Fini (che non potrebbe mai arrivare al “punto di rottura” con Silvio per i motivi spiegati sopra). Di fronte ad un simile e non irrilevante scoglio, quindi, non può stupire se Fini e i suoi hanno aperto la convention di Perugia con toni minacciosi e antiberlusconiani, dando alla kermesse un significato rilevante, almeno nelle comunicazioni ufficiali, per la sorte del Governo. Ma è un’intransigenza verosimilmente tattica, per prendere tempo e per favorire la maturazione presso l’opinione pubblica delle tesi finiane: non rivolte a creare una “crisi al buio” di cui le prime vittime potrebbero essere le ambizioni di autonomia finiana. In ogni caso, l’intransigenza antiberlusconiana dei finiani di questi ultimi giorni che tanto ha fatto pensare ad un clima di prossima “crisi di governo” pare più motivata dall’esigenza dei finiani di non essere scavalcati da Di Pietro sull’antiberlusconismo. Nessuno, cioè, può toglierci dalla testa la sesnazione che le dichiarazioni dei finiani di questi giorni, nella loro apparente intransigenza, credo debbano essere intese come un “parlare a suocere perchè nuora intenda”; dove per “suocera” intendiamo il premier, mentre per “nuora” intendiamo Di Pietro. Non possiamo, cioè, ignorare che nella strategia finiana c’è un doppio livello di azione: se in un primo evidente livello la strategia l’interesse finiano è rivolto contro Berlusconi, al secondo livello la sua azione non può che essere rivolta a Di Pietro, il quale forse al momento, costituisce il vero competitor di Fini è Di Pietro. I due si contendono lo stesso messaggio (l’antiberlusconismo) e lo stesso elettorato. Una simile competizione non può che favorire oggettivamente Silvio e favorire in prospettiva il logoramento di Fini e la sua marginalizzazione politica: Silvio cioè può giovarsi del fatto che l’elettorato medio può ritrovare un messaggio politico antiberlusconiano molto più chiaro e leggibile in Di Pietro che in Fini, le cui “manovre di palazzo”, pur politicamente superiori, possono “non bucare il video” e decretarne facilmente il logoramento. Certo, quando Fini riuscirà stabilmente a “bucare il video”, la sua strategia potrà dirsi davvero consolidata e protetta dal logoramento. Non è chiaro al momento se e come il leader FLI riuscirà nel medio periodo a “bucare il video” sottraendo la fiaccola antiberlusconiana a Di Pietro. L’impressione netta, però, è che i “toni duri” e la preponderanza dei “falchi” almeno alla vigilia della kermesse di Perugia servano a garantire nell’immediato al FLI uno spiccato pedegree antiberlusconiano dalla facile resa mediatica (ma non immediatamente politica).