7 ott, 2010
La banalizzazione dei sentimenti nell’era di Facebook
di Federico Mugnai Facebook, il social network più famoso al mondo, ha sicuramente apportato alcuni benefici, soprattutto per quanto concerne la facilità di interagire e condividere link, video, stati d’animo, etc.. con persone vicine e lontane. Questo è il suo punto di forza che nasconde però anche delle zone d’ombra non indifferenti. In questi ultimi venti anni l’economia globale e il grande progresso tecnologico hanno sicuramente favorito il successo dei social network. Si tratta infatti dell’ultimo tassello messo a punto dalla globalizzazione: dalla globalizzazione economica, delle merci e delle idee, con facebook si è fatto un notevole salto qualitativo verso la globalizzazione dei sentimenti, la mercificazione degli stati d’animo e l’universalizzazione dell’individuo. Un uso moderato e ponderato di facebook può soltanto apportare benefici, potendo così ognuno di noi trascorrere momenti di relax e di divertimento, lasciadoci alle spalle per qualche minuto le fatiche di una giornata di lavoro e/o di studio. Troppi però sono gli adolescenti e ragazzi che cercano in facebook la via per risolvere i loro problemi sociali, rischiando così di aggravarli. Se un social network viene usato come mezzo per evadere dalla realtà, per crearsi una vita alternativa e parallela, una vita virtuale per nascondere i disagi, le sofferenze e le umiliazioni della vita reale, ecco allora che facebook può apportare dipendenza, nonché distacco, noia e apatia per ciò che ci circonda. Se seguiamo questa strada il rischio è quello di banalizzare la nostra vita, i nostri sentimenti, le nostre esperienze, trasferendole in una dimensione collettiva che tende inevitabilmente a sradicare tutto ciò che è intimo, personale e per questo unico. La ricerca dell’amicizia, della felicità in rete e addirittura dell’amore, comporta in taluni casi una svalutazione complessiva del loro significato profondo. L’amicizia è un camminare insieme nel viaggio della vita, fianco a fianco, lealmente. E’ guardarsi negli occhi, parlarsi, scambiare opinioni, fare esperienze e viaggi insieme, avere la certezza di poter contare sempre uno sull’altro. E’ ovvio che su facebook tutto ciò non ci può essere. L’amicizia su facebook, se non viene consolidata attraverso la conoscenza diretta, rimane qualcosa di banale, di futile, nonchè inutile, perchè illude e travisa ciò che sta dietro la vera amicizia. E’ il disicanto e l’illusione della vita facile, delle amicizie nate con un semplice clic e non con lo scoprirsi vicendevolmente, giorno dopo giorno. Su facebook invece si assiste al continuo moltiplicarsi di amici; il numero, però, finisce per annullare la conoscenza, per appiattire le esperienze e per distruggere, in definitiva, la profondità dei sentimenti. Le persone si confondono una con l’altra e alla fine tutto ci sembra dannatamente uguale, monotono e noioso. E’ da questo approccio ed uso sbagliato e distorto di facebook che nascono gruppi sui social network incitanti all’odio viscerale verso una persona, un’istituzione o una categoria, alla rivolta sociale, etc. Questo imbarbarimento dei contenuti espressi da alcune persone annoiate dalla loro vita e rifugiatesi nel loro mondo virtuale è pericoloso soprattutto per l’effetto domino e contagiante che può avere nei confronti di altre persone. Le mele marce su facebook si moltiplicano molto più facilmente che nella realtà, perchè nella solitudine con il video del pc, basta un clic con il mouse per poter accedere a pagine con contenuti poco edificanti. Non solo quindi uno scadimento delle emozioni e dei sentimenti o per meglio dire un vuoto sociale, ma anche e soprattutto derivato da quest’ultimo, il sorgere di nuove intolleranze che rendono l’uomo meno umano e cosciente: queste sono le eredità di facebook che dobbiamo tentare di arginare. Come? Innanzitutto facendo capire ed educando i giovani a prendere ed usare con leggerezza i social network e a valorizzare soprattutto sé stessi attraverso le aspre “battaglie” che nella vita dobbiamo combattere per realizzare e migliorare noi stessi e la nostra comunità. Riscoprire il coraggio e la voglia di vivere e non nascondere le proprie paure e le proprie sofferenze, facendo affidamento ad un’astrazione della vita quale è il social network. Insomma facebook dovrebbe servire a noi per rilassarci e non per creare dipendenze, distorcere e banalizzare i sentimenti e distaccarci dalla realtà.