Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Politica Nazionale

Tags:

Nessun commento

  • Share

Silvio e Gianfranco? “Rimandati” a settembre!

berlusconi-finidi Giorgio Frabetti- La crisi Fini-Berlusconi, nonostante le polemiche e le avvelenate schermaglie mediatiche tra i due (incentrate più che altro sulle vicende Fini-Tulliani) in realtà è congelata fino a settembre: sarà allora che si potrà comprendere che direzione prenderà il Governo. Che il regolamento di conti fosse stato in qualche modo differito, era apparso già chiaro dopo la seduta del 29 luglio, quando, nonostante le prese di distanze del PDL dai finiani (preludio della scissione), il gruppo parlamentare PDL acconsentiva a rinviare a settembre la discussione del Ddl intercettazioni (oggetto di numerosi emendamenti da parte dei finiani): con tale Ddl, infatti, si accantonava il vero “pomo della discordia” tra Silvio e Gianfranco. Ora, nessuno dubita che sarà sulla Giustizia la vera resa dei conti tra i due; non sarà certo su testamento biologico, cittadinanza etc. (i “diritti civili”) come pure spera il Riformatore Liberale Benedetto Della Vedova e come pure ritiene Il fatto Quotidiano di mercoledì. Non escludo, cioè, che la discussione sui “diritti civili” sia per il momento solo un diversivo per affilare i coltelli: e che Fini aspetti al varco Berlusconi su questo tema, è circostanza agevolmente arguibile, non solo considerando che è da 20 anni che sulla Giustizia è sbilanciato l’asse istituzionale, ma considerando anche il recente voto su Caliendo, nel quale il leader modenese ha certo dimostrato come possa effettivamente far mancare al Governo i numeri parlamentari su questo argomento. Stando ai precedenti (specie ultimo governo Prodi),  non è escluso, quindi, che Fini intenda aprire uno scontro sulla Giustizia del tutto uguale allo scontro Di Pietro-Mastella che funestò nel 2008 le sorti del Governo Prodi. Ora, se Fini riuscirà a mettere in ginocchio il Governo sulla Giustizia come Di Pietro riuscì con Mastella … ebbene forse avrà delle chanches di successo elettorale: anche se non è detto se e come si riproporrà per una coalizione di centro-destra o viceversa per una coalizione centrista. Guai comunque a Silvio se reagisce in modo impulsivo: Fini intende andare a fondo nella “guerra dei nervi”, intende spiegare una fortissima aggressione “monotematica” sulla Giustizia e (prevedibilmente)  sui pretesi ”conflitti di interesse”, rilanciando il tema di Berlusconi “grande anomalia italiana”. Non si illuda, Silvio, che basti competere rilanciando con l’accusa di presunti “affari immobiliari” di Fini e del cognato. Se è vero, infatti, che questa vicenda dovrebbe insegnare a Fini che ”chi di giustizialismo ferisce, di giustizialismo perisce”, è, però, altrettanto vero che, davanti a quella fetta di opinione pubblica “anti-berlusconiana monotematica” (Flores d’Arcais, Repubblica, Fatto, i movimenti etc), tali episodi di irregolarità, forse di corruzione, forse di truffa ascrivibili al parentado di Fini, sono un nulla davanti ad un Berlusconi dipinto come “emergenza democratica”: un antiberlusconiano monotematico dirà, infatti, che, per abbattere il tiranno e difendere la libertà, vale la pena allearsi con chiunque … anche con i mascalzoni! Come al solito, i problemi della politica italiana non si risolvono con la “politica emozionale” delle campagne stampa (vedi il mio Caso Granata del 26/07 u.s. su questo newsmagazine), ma “facendo politica” a 360 gradi.  Non si illuda, comunque, Silvio che basti agitare le elezioni, perchè, nonostante tutte le apparenze, queste non sono dietro l’angolo. Certo, nell’immediato, la minaccia di elezioni è un buon deterrente psicologico sui finiani, per indurre defezioni e ripensamenti (per l’evidente “salto nel buio” cui certamente andrebbe incontro nell’immediato un’oganizzazione evidentissimamente non ancora consolidatasi sul territorio); ma le elezioni sono meno prossime di quanto si creda, nonostante tutte le apparenze contrarie, perchè queste non costituiscono uno sbocco coerente con alcuni dei principali dossier che ha in corso il Governo: il “federalismo fiscale” (che non è completato), ma soprattutto la manovra finanziaria, programmata per un periodo di potenziale burrasca finanziaria “simil-Greca” sull’Italia e in vista delle prossime scadenze dei BOT, in relazione a cui sarebbe oltremodo temerario andare ad elezioni! E il governo tecnico? Certo, con il voto di sfiducia a Caliendo, Fini ha dimostrato di poter “mandare sotto il governo”; certo Fini ha dimostrato con questo voto che una “maggioranza anti-berlusconiana” esiste; ed è altresì vero che, davanti a questa evidenza numerica, sorge l’obbligo giuridico costituzionale per il Presidente della Repubblica di designare un Governo che possa raccoglierne i consensi (vedi dichiarazioni possibiliste di Orlando PD e Di Pietro, per un governo tecnico che modifichi la legge elettorale). Eppure l’impressione è il “governo tecnico” sia invocato … ma per impedirne la realizzazione! Come anticipato nel mio I nostalgici del ‘ribaltone’ … del 04/12/2009 (vedi questo newsmagazine), non è da escludere che il disegno di Fini sia di “strumentalizzare” i desideri del PD e UDC per un Governo tecnico, ma con il solo scopo di indurre un raillenement a suo favore entro la maggioranza di centro-destra! In questi termini, quindi, il “governo di transizione” non sarebbe altro che un bluff, un semplice diversivo tattico nelle mani di Fini per agire come deterrente su Berlusconi contro le elezioni anticipate, per paralizzare la contro-reazione berlusconiana alla dissidenza finiana e prolungare, così, l’attuale condizione di stallo, la sola condizione strategica che può, nel breve periodo, sbilanciare verso Fini l’asse politico della maggioranza (vedi il mio Fini-Berlusconi: nè con te, nè senza te del 04/07 u.s. su questo newsmagazine). Lo stallo, quindi, pare lavorare ancora una volta a favore dei finiani: questo significa, però, che Berlusconi ha davanti a sè ancora tempo, da amministrare con saggezza ed oculatezza se vuole rintuzzare la scissione finiana. Secondo il mio modesto giudizio, Silvio deve operare a tutto campo con due prospettive, una di breve periodo, l’altro di lungo periodo. Anzitutto, nel breve periodo, Berlusconi deve mettere in conto alcuni necessari “ammortizzatori”. Anzitutto, il rimpasto di Governo; se Fini intende andare a fondo sul dossier Giustizia, nessuno può utilmente negare che automaticamente entra in discussione anche il ruolo politico del Guardasigilli Alfano. Intendiamoci, Alfano è stato il miglior ministro guardasigilli che abbiamo avuto negli ultimi 10 anni (sobrio, istituzionale, mai “fuori dalle righe” pure dovendo affrontare conflitti terribili); ma a causa della nuova realtà politica determinata dalla scissione dei finiani e a causa della logica “diarchica” Governo-Magistratura che ormai esiste di fatto in Italia da 20 anni, un berluscones come Alfano potrebbe non rappresentare più il punto di equilbrio nella maggioranza tra berlusconiani e finiani sul dossier Giustizia. Prima di arrivare sul Ministro della Giustizia ad uno scontro deflagrante simile a quello che fece esplodere il Governo Prodi nel 2008, bisogna correre ai ripari: può forse essere una soluzione nominare Pisanu Ministro della Giustizia? Una nomina  come Pisanu potrebbe essere un contrappeso adeguato: lo stesso, per inciso, sta facendo all’Antimafia un lavoro egregio (equilibrato, non fazioso)  sul fronte della ricostruzione delle stragi di mafia 1992-93. Deve poi aggiungersi che, in tema di Giustizia verrà tra poco al pettine il nodo della finiana Bongiorno, attuale Presidente della Commissione Giustizia e autrice di una serie di modifiche sul Ddl intercettazioni non gradite al Governo: avvicenamento da ritenersi fisiologico, considerati i mutamenti nel PDL. E’ verosimile, comunque, che, ponendosi il “problema Bongiorno”, i finiani chiederanno un … compenso! Allo stesso modo, la scissione finiana rende sempre più attuale (questo è almeno il mio giudizio) la prospettiva di una riforma elettorale che reintroduca il voto di preferenza in un’evidente logica di divide et impera verso i finiani. Non può trascurarsi la potenziale efficacia deflagrante sulla corrente finiana di questa riforma: da sempre, il voto di preferenza favorisce personalismi, divisioni e così potrebbe essere per i finiani, i quali potrebbero più facilmente essere indotti dal liberarsi dalla tutela del loro leader. Sul più lungo periodo, poi, Silvio dovrebbe aprire un fronte più vasto di opinione pubblica a livello di politologi, esperti di diritto costituzionale, che affronti in modo pacato, realistico, ma senza falso irenismo il problema dei rapporti Politica-Magistratura, con proposte istituzionali credibili. L’importanza di questo dibattito è stata a lungo oggetto di trattazione nl Ns. newsmagazine e, quindi, su di esso non ci dilungheremo (vedi tra i tanti Sul legittimo impedimento … del 09/04 u.s.). Basterà qui ricordare che la riforma costituzionale può essere un fronte politico utile per assorbire le scheggie finiane impazzite e forse per trovare sponte di intesa “di riserva” sul fronte dell’UDC (Vietti al CSM è un buon viatico!) e dei settori non giustizialisi del PD. Secondo il mio modesto giudizio, come già espresso, nulla si deve mutare della legge sull’ordinamento giudiziario e sulle prerogative della Corte Costituzionale, nulla si può realisticamente mutare del “conflittualismo” politica-magistratura, stante l’attuale stato  dei rapporti di forza (non modificabile a breve); secondo me, invece, occorre una riforma semi-presidenziale alla francese, più intonata all’attuale “poliarchia” esistente tra i poteri dello Stato (vedi BARBERIS, Diritto senza Democrazia, nel numero de il Mulino, 03/2010),  ma che sappia riequilibrare, nell’attuale “poliarchia”, la fase della responsabilità politica (oggi troppo debole), rispetto alla fase del controllo giurisdizionale (oggi troppo forte); diversamente, l’Italia resterà impantanata sempre a causa del vero e proprio potere di interdizione che i Giudici esercitano sulla politica, con grave caduta del “sistema paese”, ingessato e irrigidito nel far partecipi tutti i cittadini dei benefici della prossima ripresa economica. Al momento, comunque, le bocce sono tutte ferme: vedremo, alla riapertura delle Camere a settembre, in quale direzione si orienterà il PDL.

Share

Lascia un commento