3 ago, 2010
Il “Caso Caliendo” e l’ipocrisia dei “voti di sfiducia” individuali
di Giorgio Frabetti- Ormai si perde il conto dei Ministri PDL azzoppati dai voti di sfiducia cd ”individuali”: da Scajola, a Brancher, a Cosentino, a Caliendo. Evitiamo comunque di nasconderci dietro un dito e diciamoci a chiare lettere che tali voti di sfiducia solo nominalmente sono individuali, perchè sostanzialmente investono il Governo: così è nella corretta lettura costituzionale classicamente offertaci dal Prof. Paladin, così è stata la prassi costituzionale fin qui seguita. A rigor di logica, la sfiducia individuale dovrebbe essere inutile: perchè la maggioranza parlamentare che ha votato un Governo si presume mantenga la fiducia anche dei Ministri! E poi perchè potrebbe formarsi una maggioranza su un singolo ministro diversa e difforme da quella che sostiene il governo nell’insieme? Simul stabunt, simul candent! E’ con la Seconda Repubblica, comunque, che l’abitudine a simili voti parlamentari si fa intensa: così il voto di sfiducia sul Ministro della Giustizia Giuseppe Mancuso nell’ottobre 1995 componente del Governo tecnico Dini, così i voti ai Ministri Mastella e Pecoraro Scanio del gennaio 2008 (poi superati dal voto di sfiducia in blocco votato dal Senato al Governo Prodi), così i voti a Brancher, Cosentino e adesso Caliendo per la vicenda della cd P3. Così fu il caso della “sfiducia individuale” all’On. Giulio Andreotti per lo scandalo petroli del 1984 (che vide in carcere un pezzo rilevante di classe dirigente democristiana come Ettore Bernabei). Ora, se c’è una cosa che emerge da tutti questi precedenti è la seguente: i ”voti di sfiducia individuali” sono sempre stati utilizzati in chiave consociativa nella storia della Repubblica italiana, come certificazione dell’esistenza (almeno potenziale) di una “maggioranza di riserva” a quella in atto. Ai tempi dello “scandalo Petroli”, ad esempio, si registrò una convergenza trasversale tra PSI e PCI per “salvare” Andreotti (in funzione anti-De Mita): determinante, in particolare fu l’astensione dei Comunisti, frutto della mediazione del Capogruppo On. Giorgio Napolitano (attuale Presidente della Repubblica); il PCI, infatti, non avrebbe potuto correre il rischio, davanti all’ostilità e alla chiusura craxiana, di perdere l’unica sponda governativa disponibile, dalla fine della stagione della “solidarietà nazionale”. Viceversa, in tutti gli altri casi (da Mancuso, a Mastella, a Brancher, a Cosentino etc.) il “voto di sfiducia individuale” è emerso in circostanze di grave crisi e contrasto tra Politica e Magistratura. E a certificare la non neutralità politica di tali voti deve essere menzionato che, in tutti questi casi, si registrò effettivamente lo sbilancimento della maggioranza: per il Governo Dini, la sfiducia Mancuso equivalse a perdere la (polemica) astensione del Polo delle Libertà di Berlusconi; per Prodi significò l’appoggio esterno dell’UDEUR e la conseguente crisi di Governo, per Caliendo si registra la formalizzazione (con l’astensione) del distacco dei finiani dal PDL (convergente con Casini, Movimento per le Autonomie e API di Rutelli). Finiamola, dunque, con l’ipocrisia: il voto è politico e investe il Governo e la maggioranza nel suo insieme: con Fini astenuto, la maggioranza di governo non è più quella del 13 aprile 2008! E’ evidente, allora, che questa astensione, seguita dalla formazione dei gruppi autonomi Futuro e Libertà di venerdì scorso, è una trappola per Berlusconi! I maestri dell’astensione nella Prima Repubblica erano i repubblicani di La Malfa (memorabile la parodia-imitazione del comico Noschese!): se erano nella maggioranza o nel Governo e ad un certo punto dicevano”ci asteniamo”, questo era il segnale per Rumor, Colombo e soci che dovevano sloggiare da Palazzo Chigi. Non si illuda, Silvio, perchè questo costume non è mutato nella Seconda Repubblica: quando Mastella, a seguito dell’arresto della moglie, si dimise da Ministro della Giustizia e dichiarò che l’UDEUR avrebbe concesso a Prodi il semplice “appoggio esterno”, nemmeno due giorni dopo il politico di Ceppaloni era già a dichiarare la crisi di governo! Ma Gianfranco avrà il “fegato” di Mastella? E’ evidente che Berlusconi non indugerà ai bizantinismi parlamentari e pseudo-costituzionali di Prodi 2008, non farà la trafila del voto di fiducia etc. ma si dimetterà e imporrà (può farlo numericamente!) le elezioni anticipate! Sì, perchè Berlusconi, non è malleabile come la Mortadella prodiana; Berlusconi il “03 gennaio” (il Ghe pensi mi) è capace di inscenarlo! Tutto dipende da Fini, dal grado di sangue freddo e di consapevolezza politica che lo anima effettivamente, aldilà delle dichiarazioni mediatiche che rilascia. Delle due, l’una: o Fini è tanto sicuro di poter affrontare le elezioni già da adesso, contando sul prestigio ottenuto in alcune nicchie di opinione pubblica: in questo caso, lascerà che Silvio faccia indire le elezioni da Napolitano; oppure Fini non è tecnicamente pronto al voto anticipato: in questo caso, il leader di Futuro e libertà rifuggirà le elezioni anticipate. Personalmente, propendo per quest’ultima tesi: il gioco finiano , per potersi svolgere, presuppone, infatti, il possesso da parte di Fini della Presidenza della Camera e la continuità dell’attuale quadro politico: a Fini, come già spiegato nel mio Nè con te, nè senza te (in questo newsmagazine, 04/07 u.s.) è funzionale lo stallo politico. Diversamente, la sua forza politica è nulla. Nei prossimi giorni, si vedrà, quindi, se Fini è un’autentica forza politica o un semplice bluff.