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“David Golder” di Irene Némirovsky: il denaro corruttore della società

9788845923555gdi Federico Mugnai David Golder, il primo romanzo di Irene Nemirovsky (Kiev 1903- Auschwitz 1942), pubblicato nel 1929, è un piccolo grande capolavoro letterario. E si può affermare ciò senza esagerare, poichè in questo breve, ma intenso romanzo sono contenute le maggiori contraddizioni e le più evidenti distorsioni che la società del XX secolo si è trovata a combattere (non senza spargimenti di sangue ed estremismi ideologici che hanno accentuato i problemi dell’Occidente) e che quella del XXI secolo tenta di rimarginare il più possibile. Basterà la presentazione del libro a cura di Pietro Citati per capire la straordinaria attualità di questo libro:  ”David Golder’ è un libro che gronda odio, soprattutto verso il denaro e tutto ciò che può essere trasformato in denaro, oggetti e sentimenti, e verso le forme infinite che il denaro può assumere. Oggi, non ci rendiamo conto di cosa sia stato il denaro nel diciannovesimo secolo, o nella prima parte del ventesimo: una fiamma ardentissima, una colata di sangue disseccata, sbarre d’oro sciolte e di nuovo pietrificate. Diventava eros, pensiero, sensazioni, sentimenti, fango, abisso, potere, violenza, furore, come nella Comèdie humaine … ‘David Golder’ è un libro durissimo e secchissimo, che incide di continuo terribili ritratti, che in parte ricordano la memorialistica e la tradizione aforistica francese.” Il denaro quindi come scopo della vita, come fine ultimo e supremo, come droga per apparire, lasciandosi alle spalle le virtù umane, i valori tradizionali, gli affetti e tutto ciò che non è materiale. Un libro quindi che attacca pesantemente il capitalismo selvaggio, il mercatismo (per dirla alla Tremonti), le speculazioni finanziarie, il mondo stereotipato, abulico e nichilista dell’alta finanza, arrivando infine velatamente a riversare l’odio verso l’ebreo cosmopolita (David Golder è ebreo). E’ doveroso però sottolineare come la Nemirovsky non sia mai stata antisemita e abbia anzi pagato con la vita la “colpa” di essere di origini ebraiche. Il rancore verso gli ebrei cosmopoliti è qualcosa di comune se pensiamo alla società degli anni 20′. Era infatti un risentimento che abbracciava sia l’estrema sinistra (i comunisti) sia l’estrema destra (il partito nazionalsocialista di Hitler), passando per gran parte del mondo cattolico. E’ chiaro quindi come sottinteso al romanzo si possano trovare risposte politiche agli evidenti e chiari problemi sociali che la Nemirovsky ha lucidamente posto. Problemi sociali che scaturiscono dal denaro corruttore; dal denaro facile, dalle speculazioni che saranno alla base della grande depressione del 1929 (e la Nemirovsky pare intravedere la crisi del sistema economico mondiale) . I personaggi principali del libro vengono descritti con crudezza e rivelano quel vuoto interiore, quell’egocentrismo e individualismo misti a cinismo e assenza di pietas umana che sono alla base del dilagante sfilacciamento del tessuto sociale e della vita comunitaria di un popolo e di una Nazione. Il denaro non è più un mezzo per vivere, ma il fine ultimo e supremo. Sta in questa enorme illusione lo sfaldamento delle qualità umane, la lotta sorda e cieca (quasi come fosse una droga) per possedere qualcosa di materiale, tralasciando però i vincoli umani, l’emozioni della vita e tutto ciò che è trascendente, immateriale, spirituale. La moglie e la figlia di Golder sono entrambe donne avide, profondamente vanitose, narcisiste, voluttuose (un pò come Dorian Gray di Oscar Wilde) così come infelici e depresse, perchè perennemente alla ricerca di una stabilità interiore che non riescono a trovare a causa della loro ossessione per il denaro. E’ il denaro, impersonificato nella figura di Golder, uomo oramai anziano, malato e privo di forze, che tiene in vita le due donne e non l’amore per la vita e i vincoli affettivi all’interno e al di fuori della famiglia. Nel libro non affiorano sentimenti, ma soltanto un profondo senso di solitudine mascherato con dolore. Tutti sanno, a partire da Golder che la loro morte non lascerà nessuna traccia significativa, nessun piacevole ricordo nella gente, perchè in fondo nulla di positivo han saputo trasmettere. La grande denuncia della Nemirovsky è fondamentalmente questa: il denaro non può e non deve scavalcare l’uomo. E questo semplice concetto dovrebbe essere ancora più chiaro oggi, dopo la grande crisi finanziaria scoppiata appunto per l’implosione di un sistema economico basato su una continua speculazione che non teneva conto dell’economia reale, degli stati e delle singole comunità. Giulio Tremonti nel suo libro “La paura e la speranza afferma: ” Ciò che ora e per prima cosa stupisce è che tutti notano quello che c’è: il “consumismo”. Mentre pochi riflettono su quello che non c’è più: il “romanticismo”. Quindi riscoprire se stessi, i legami autentici, la realtà, diffidando dalle utopie e dalle illusioni dei facili guadagni, lottare per se stessi e per gli altri e non per inseguire qualcosa di meramente materiale: è questa la via maestra che anche Irene Nemirovsky traccia per ritrovare il senso della vita.

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