4 lug, 2010
Fini-Berlusconi: nè con te, nè senza te
di Giorgio Frabetti- Difficile riuscire a spiegare diversamente la strategia finiana dopo lo “strappo” della Direzione PDL del 22 aprile scorso; per quanto duro, per quanto aspro sia il confronto tra i due co-fondatori PDL, nonostante i chiari avvertimenti di Cicchitto a Fini perché “cambi toni” (altrimenti sarà rottura), nonostante il fermo e deciso appello berlusconiano al Ghe pensi mi (ovvero la promessa a decidere con piglio decisionista ed energico l’affaire Fini) l’impressione più netta è che, nonostante a parole ognuno cerchi un “chiarimento” politico, lo “stallo” sia destinato a durare; e con esso la convivenza “coatta” tra i due, Fini e Berlusconi. Per questo motivo, fatico molto a pensare che i prossimi dieci giorni saranno veramente decisivi (come promette Il Fatto Quotidiano) per risolvere i rapporti Fini-Berlusconi vuoi nel senso della crisi di governo, vuoi nel senso di un eventuale cambio di maggioranza (inglobando Casini: vedi il mio post Casini torna a Canossa? del 14/05),vuoi in senso di elezioni anticipate. Credo che sia proprio l’atteggiamento di Fini tenuto fin qui dopo la votazione del 22 aprile scorso a condizionare nel senso dello stallo i rapporti tra lui e Berlusconi: non ottemperando cioè all’invito berlusconiano di dimettersi da Presidente della Camera (ruolo ritenuto incompatibile con una funzione di “critica attiva” entro il partito non disconosciuto a priori dal documento finale), Fini ha sostanzialmente e implicitamente disconosciuto la legittimità del voto della Direzione PDL. Evidentemente, questa scelta rende bene il grado di sfiducia di Fini verso una “soluzione di partito”, in teoria la più naturale per un’ “opposizione interna”: non è improbabile, cioè, che Fini si sia confermato nell’idea che il PDL è una “scatola vuota”, in cui è inutile lottare per posizioni (Segreteria, Congressi) che tanto Silvio deciderebbe “a tavolino”. Nello stesso tempo, è verosimile che Fini non diversamente vedrebbe una sua possibile “scissione”: pur non potendosi trascurare il “salto nel buio” che tale uscita potrebbe creare almeno a livello di sbandamento dei quadri periferici del partito (specie nel Sud), evidentemente Fini da solo difficilmente potrebbe eguagliare percentuali paragonabili a quelle di AN (considerato, poi, che, con la legge a premio di maggioranza sarebbe certamente escluso da combinazioni parlamentari). Da questo punto di vista, quindi, disconosciuta come legittima la vita della “lotta all’interno al partito”, il rifiuto delle dimissioni da Presidente della Camera assume una valenza necessita ed essenziale: lo scranno di Presidente della Camera (organo neutrale) può così diventare per Fini (in modo “filibustiero” e improprio) un luogo informale, ma non meno essenziale di direzione politica della minoranza dei “suoi”: una minoranza, per altro, non insignificante, almeno stando alle stime che accreditano i parlamentari ex-AN dissidenti in 40 alla Camera e in 14 al Senato (tutti essenziali per mettere in ginocchio la maggioranza che sorregge il Governo Berlusconi); e che può galvanizzarsi e assumere visibilità politica proprio grazie a una “direzione istituzionale autorevole” come quella finiana. In questo, Fini ha favorito e sta favorendo al massimo l’evoluzione dei suoi rapporti con Berlusconi nel segno dello “stallo”, sfruttando al massimo livello il favore del “fattore tempo”. Certo è una anomalia grande che a capo della Camera stia un capo di una “frazione” di “franchi tiratori” del Governo; ma non è stato meno contraddittorio il comportamento di Berlusconi che si è “accorto” dell’anomalia dopo quasi 02 mesi e nonostante questa posizione fosse stata pubblicamente stigmatizzata in una delibera del Partito (evidentemente vulnerata nella sua autorevolezza da questa inottemperanza). Già in un Ns. precedente post E Fini non si dimette … del 06/05/10 ci parve contraddittorio l’atteggiamento di attesa di Berlusconi verso Fini e il “tono non fermo” di Silvio verso le mancate dimissioni (pur richieste) del leader modenese: sarebbe parso necessario, o almeno più coerente che Silvio assumesse fin da subito un atteggiamento fermo ed intransigente sulle dimissioni, per l’evidente urgenza di mettere ordine e di rintuzzare quello che fin dall’inizio della legislatura è il vero “tallone d’Achille” del PDL, il Gruppo parlamentare, facile alla dispersione e all’indisciplina e solo formalmente “piegato” da Silvio con continui ricorsi alla fiducia; “tallone d’Achille” che, se non ammortizzato, è destinato a diventare un grosso problema per Berlusconi e per la maggioranza. Non è del tutto chiaro cosa abbia spinto Berlusconi a soprassedere: è probabile che, visti i numeri finiani alla Camera e al Senato tema “brutti scherzi”; è, cioè, probabile che esiti a indurre il Gruppo Parlamentare PDL della Camera a “sfiduciare” Fini per evitare la prospettiva (non impossibile) che una tale richiesta costituisca l’alibi per PD, IDV e UDC (oltreché a Finiani) per unirsi in una (malaugurata) maggioranza “anti-berlusconiana”, che, pur se “negativa” ed incapace di esprimere un Governo, paralizzerebbe sostanzialmente l’iniziativa politica dell’Esecutivo; più probabile, invece, che, prima di arrivare a sfidare apertamente Fini, Berlusconi abbia sondato la possibilità che Casini possa offrirsi come “stampella” al suo Governo. Non è, quindi, da escludere che in questi timori risieda l’esitazione fin qui tenuta da Berlusconi nel chiedere le dimissioni di Fini da Presidente della Camera. Di qui, è forte il dubbio che le parole ultimative lanciate da Berlusconi a Fini siano verosimilmente destinate a funzionare come una … pistola scarica: fino a che, cioè, Berlusconi non avrà la sicurezza di una maggioranza di riserva con Casini, è praticamente impossibile “scaricare” Fini; un “chiarimento” a queste condizioni non sarebbe altro che un “salto nel buio”: su questa base è anche da leggere la dichiarazione di Franceschini, Capogruppo PD alla Camera, di far votare al PD gli emendamenti finiani (una prospettiva ben più pericolosa del voto di “sfiducia individuale” richiesto da IDV e PD per Brancher). Sono questi, pertanto, i fattori che oggettivamente lavorano a favore di Fini e della sua strategia. Sono, però, personalmente convinto che, a favore di Fini, lavori anche l’assenza di vere alternative politiche. Anzitutto, non pare al momento ravvisarsi una vera disponibilità di Casini a “puntellare” Berlusconi, per il momento un avversario ormai importante per l’UDC: meglio, quindi, per Pierferdi, come spiegato nel mio Casini torna a Canossa? del 13/03 mantenere il “capitale politico “ accumulato all’opposizione (che verrebbe d’un colpo perso andando al Governo con il “nemico”) e consolidarlo nella prospettiva di una mobilitazione pro-Costituzione (es. eventuale referendum costituzionale su “lodo Alfano” e altre riforme costituzionali promosse “a colpi di maggioranza” dal centro-destra!). Senonchè, nemmeno le elezioni anticipate parrebbero un obiettivo a portata di mano: finchè il Governo non abbia emanato i decreti delegati sul federalismo fiscale, difficilmente la Lega accetterà la dissoluzione del Governo, per non vedersi sfuggire un obiettivo elettorale tanto importante e decisivo. Per questo, non è improbabile che nei prossimi giorni prevarrà anche in Bossi un atteggiamento morbido, ambiguo e possibilista (come nel Ddl Intercettazioni e come nel Caso Brancher), non certo propenso a “salti nel buoio” sul federalismo fiscale. Al momento, poi, non è da escludere che, proprio in vista di questo obiettivo strategico, la Lega sia tra tutti il partito meno propenso ad accettare mutamenti nello status quo nella maggioranza (come sarebbe un ingresso UDC ed un’uscita dei finiani). Pertanto, non è da escludere che la Lega, proprio quella Lega che apparentemente nella Direzione del 22 aprile, pareva essere diventata il “pomo della discordia” tra Fini e Berlusconi sia in realtà l’alleato che meglio e più di tutti potrà favorire il permanere dello stallo tra Fini e Berlusconi, quello stallo che attualmente permette a Fini, non dimettendosi da Presidente della Camera, di restare punto di riferimento per i “suoi” parlamentari e di mantenere una sostanziale posizione di veto politico nei confronti di Berlusconi. Il tempo dirà la sua su questi avvenimenti: non essendo, però, intervenuti negli ultimi mesi significativi mutamenti nei rapporti di forza tra i Co-fondatori del PDL, difficilmente i rapporti Fini-Berlusconi arriveranno ad un chiarimento, almeno nel brevissimo periodo (10 gg.) previsti da Il Fatto Quotidiano.
sono un finiano di primo pelo, in questo frangente a me sebra che fini abbia perso il cervello. Non so a cosa mira.Questo mio pensiero e il pensiero di tutta una sezione di ex A.N. di Vergiate. Non voglio dire altro, sta di fatto che io vorrei rivolgere una domanada al signor fini : anche tut signor fini odi tanto Berlusconi come le sinistre? Con Di Pietro farebbe una bella coppia:
E’ una analisi corretta. Non va dinmenticato, però, il ruolo del Ministro Tremonti, che, in questo marasma, sta di fatto mantenendo in piedi, efficacemente, la baracca/Paese con la sua manovra blindata, noncurante, giustamente, di tutte le lamentazioni, da quelle delle Regioni, il cui ruolo va finalmnte ridimensionato anche correggendo quel mostro del titolo V della Costituzione voluto e votato dal centrosinistra che non sapeva ciò che faceva,alle lamentazioni della confindustria che prima vuole la proroga della Tremonti/ter poi si accorge all’ultimo momento dell’esistenza di alcune norme fiscali, a suo dire, pericolose e strombazza. Cosa voglio dire ? voglio dire che Tremonti sta salvando il Paese dalla implosione del debito pubblico e gli altri giocano alla vecchia politica. Se ci sarà un cambio della gurdia a Palazzo Chigi, Presiddnte del consiglio non dovrà essere nè Fini nè Casini, nè altri ma solo Tremonti che ha dimostrato di aver a cuore il bene pubblico, anche se molti non lo riescno a capire a cominciare da Bersani. Bisogna rassegnarsi al fatto che ci avviamo verso una lunga depressione e l’agenda politico/economica della UE la detta la Germania. Quando la Germania farà una politica economica espansiva la farà anche Tremonti. Per ora va bene la manovra così com’è!