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Immigrazione in Toscana: il cinismo politico della sinistra.

cittadinanza_e_costituzionedi Antonino Armao

Rispondo all’intervento di Ismail Ademi (Issi per gli amici) sull’immigrazione clandestina non solo per contribuire a fare chiarezza sul tema da lui sollevato ma anche perché ci lega una amicizia maturata in una nota associazione cattolica di volontariato che si occupa di migranti.

Questo testimonia come le diverse visioni politiche finiscono poi per conciliarsi davanti ai problemi reali e davanti al buon senso. E dimostra come le differenze sono spesso più apparenti che reali se il cinismo della politica non prende il sopravvento.

La posizione del PdL sull’immigrazione è la stessa di quella del Governo. Le politiche migratorie hanno due principali obiettivi: garantire l’ordine e la sicurezza pubblica con il contrasto all’immigrazione clandestina; favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari assicurando coesione sociale.

La Regione Toscana, per partito preso, invece, è andata nella direzione opposta.

La legge regionale 29/2009 equipara, ai fini dell’accesso a fondamentali servizi sociali, e non solo di assistenza sanitaria di emergenza, i cittadini italiani e gli stranieri regolarmente presenti sul territorio regionale, agli stranieri clandestini presenti in Toscana.

L’operazione tentata non è affatto umanitaria, ma cinicamente politica: coltivare il futuro voto degli immigrati.

Le Regioni non hanno competenza legislativa in tema di immigrazione. La nostra Costituzione è chiarissima a riguardo. Essa stabilisce all’articolo 10 che la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge statale in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

L’articolo 117 della Costituzione è altrettanto chiaro. Esso stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva in materia di immigrazione.

Con la legge  29/2009 la Regione tenta di aggirare la Costituzione e di introdurre surrettiziamente in Toscana una cittadinanza legata solo ai diritti sociali che è una aberrazione storica e giuridica.

Un pò per ignoranza e un pò per malafede si vuole immaginare un cittadino senza doveri ed esclusivamente percettore di diritti fra i quali il più ambito è il diritto di voto.

Che sarebbe sicuramente l’ultimo strumento di integrazione e il primo elemento di disintegrazione di una comunità, ove esso venisse concesso con facilità e semplicità a quanti integrati già non fossero e non sentissero l’orgoglio di appartenere alla comunità che li accoglie.

La cittadinanza non è un diritto, ma un diritto-dovere. A ben guardare è forse più un dovere che un diritto.

Infatti, per esempio, il cittadino ha il dovere di cui all’articolo 4 secondo comma Cost. di svolgere un’attività o una funzione qualsiasi “che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Ha il dovere assoluto di cui all’articolo 52 Cost. “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ha il dovere di cui all’articolo 54 “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.

L’acquisizione della cittadinanza nel nostro ordinamento ha carattere premiale per il soggetto richiedente del quale viene riconosciuta l’idoneità alla titolarità dello status, accertata la sua avvenuta integrazione ed il suo pieno inserimento nel tessuto sociale e dunque la sua piena capacità di rispettare i doveri che derivano dall’appartenenza alla comunità nazionale. La quale a sua volta riconosce che fare del richiedente un cittadino è vantaggioso per i suoi interessi di comunità.

Trasformare un istituto così pregnante, tanto solido in questi principi da essere presupposto dalla Carta Costituzionale, in uno strumento di integrazione, così snaturandolo, è politicamente una aberrazione negatrice di concetti e valori ormai comuni, quale il senso dello Stato, della comunità, del valore dello stesso patto sociale che sta alla base dell’organizzazione statuale.

Ed è contrario ai principi informatori dell’Unione Europea.

Con questa legge regionale, quindi, il centro-sinistra dimostra arroganza del potere e disprezzo per la Costituzione e per l’ordinamento europeo in nome di un puro calcolo elettorale regionale.

È una legge che non serve a nessuno: non certamente ai toscani, ma nemmeno agli stranieri regolarmente inseriti nella nostra comunità, che si troverebbero messi sullo stesso piano dei clandestini e degli irregolari.

Per tutti questi motivi la legge regionale 29/2009, di cui chiediamo la totale abrogazione, è una legge illegittima e pericolosa.

Dall’amico Ismail che non è ancora cittadino italiano, ma è persona di buon senso,  mi aspetto che nella sua richiesta di cittadinanza, ci metta anche il desiderio oltre che il dovere, di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società, il desiderio oltre che il dovere, di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, il desiderio oltre che il sacro dovere di difendere la Patria, ammesso che senta l’Italia come la sua Patria.

Ma se questo è il suo percorso, allora il problema reale (e su questo concordo con lui) è di ordine pratico e riguarda i tempi effettivi e le procedure per acquisire la cittadinanza da parte dei richiedenti. E’ opportuno sicuramente valutare i tempi, valutare percorsi di integrazione e soprattutto rendere certa nei limiti del possibile la durata della procedura in modo da far sì che l’interesse legittimo del soggetto richiedente sia riempito di requisiti sostanziali e sia veramente qualificato.

E su questo è importante anche che oltre che ai tempi certi, siano normati principi definiti che rendano la concessione della cittadinanza meno discrezionale e aleatoria.

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  1. giuseppe vitillo scrive:

    Un modo di scrivere chiaro e semplice con richiami e concetti
    che politici e governanti di qualsiasi “schieramento” potreb-
    bero e dovrebbero condividere. Invece…
    gv

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