13 mag, 2010
Casini torna a Canossa (al Governo)?
di Giorgio Frabetti-Discreto clamore ha suscitato l’editoriale di Giancarlo Penna pubblicato ne Il Giornale di ieri (Caro Cav., non badi ai nemici: è il suo momento d’oro), dove, sfatando il pessimismo indotto dallo “strappo” di Fini, si prevede prossimo un “governissimo” Berlusconi-Casini sulle riforme: “[...]Perfino l’inquieto Pierferdy Casini si è dato una calmata- dice Perna- L’estate scorsa voleva ‘un governo di emergenza democratica’ contro di lei [Berlusconi]. Un nuovo Cln, con l’Udc e tutto il ventaglio delle opposizioni, per metterla da parte. La proposta mandò in brodo di giuggiole l’ipersinistro Paolino Ferrero che esclamò: ‘Bravo! Noi per sconfiggere Berlusconi ci alleiamo anche col diavolo’. Bene, ora Pierferdy ha capito che accantonarla è cosa più grande di lui. Così, per tornare in qualche modo nella stanza dei bottoni, giorni fa ha prospettato un altro tipo di governissimo. Tutti insieme, destra, sinistra e la sua inutile Udc, per fare le riforme. Ma presieduto da chi? Da lei, proprio da lei, egregio Cavaliere. Se non è chiedere scusa, è quantomeno andare a Canossa”. Su questa linea, Perna interpreta l’uscita di Casini alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata domenica scorsa (“facciamo un governo tecnico di salute pubblica”). Come di consueto, i fatti politici richiedono più di un livello di valutazione. Anzitutto, occorre valutare il “cui prodest?” Non certo a Casini: Casini non avrebbe, infatti, alcun interesse a consegnarsi al governo a quel Silvio che da qui a un anno ha criticato a momenti come un Di Pietro; proprio il mediocre risultato ottenuto da Casini alle elezioni regionali e la buona performance della PDL dovuta al contributo determinante di Silvio, attestano senza ombra di dubbio che è Silvio il vincente, il più popolare tra i due: perché Casini dovrebbe perdersi in una compagine di governo dominata dall’ingombrante carisma berlusconiano, nonostante tutto, ancora vincente, per esserne ulteriormente oscurato? La previsione di Perna di una sostanziale apertura di Casini ad entrare in un governo “riformatore” comunque presieduto da Berlusconi non pare quindi tenere: viceversa, è realistico interpretare le parole di Casini nel senso letterale e in riferimento al tenore delle dichiarazioni sin qui tenute: ovvero, “governo di salute pubblica sì, ma senza Berlusconi”. Può darsi che i riferimenti “giacobini” contenuti inequivocabilmente nelle dichiarazioni di Casini, (come “salute pubblica” e simili, Sul punto vedi, La “scelta giacobina …” del 16/12 in questo newsmagazine) non esprimano tanto l’intenzione di promuovere l’ ingresso UDC in un “governo antiberlusconiano” (prospettiva poco realistica), quanto l’intenzione di fare l’UDC un perno di opposizione ad eventuali riforme costituzionali promosse “a colpi di maggioranza” dal “centro-destra” (il “diciotto brumaio”, il “03 gennaio” di Berlusconi, temuto da Scalfari anche nell’ultima intervista su Micromega), ovvero il perno di una “maggioranza trasversale” che dovrebbe (in analogia con l’opposizione al referendum sulla devolution del 2006) animare quella fetta di elettorato necessaria e sufficiente per promuovere e far celebrare un referendum per far bocciare le eventuali riforme costituzionali berlusconiane: “patriottismo costituzionale” a parte, una simile occasione sarebbe l’unica disponibile per consentire a Casini (e agli anti-berlusconiani, in genere) di esercitare su Silvio un effettivo potere di veto. A questo punto, c’è di più un motivo per ritenere che il vero interessato ad un ingresso al Governo di Casini sia Berlusconi stesso; in questo senso, non è improbabile che l’articolo di Perna sul Giornale abbia intercettato umori e progetti coltivati in ambienti governativi. Non ci vuole molto, comunque, per capire che sarebbe Berlusconi il vero beneficiario politico dell’accordo di governo con l’UDC: in questo modo, infatti, Berlusconi disporrebbe di una “maggioranza di riserva”, che gli consentirebbe di governare senza subire i ricatti parlamentari dei finiani (che alla Camera possono davvero “mandare sotto il Governo”), neutralizzandone, così, la portata disgregatrice per la sua maggioranza. Personalmente, non ci pare questa la strada maestra per risolvere i problemi attuali del PDL: manovre trasformistiche (come l’eventuale inserimento di Casini) possono curare solo i sintomi delle difficoltà del PDL, non le cause, che consistono nell’ incerto e debole profilo partitico. E’ all’interno del Partito, non del Parlamento, che occorre lavorare per uscire dalle difficoltà, riannodando i rapporti tra le varie anime del PDL e aggiornando il programma del 2008, non più attuale con la crisi economica.