5 mag, 2010
Ottant’anni: e li dimostri tutti!
di Giorgio Frabetti- E’ passata sotto silenzio la notizia che Marco Pannella, leader radicale storico, domenica scorsa 02 maggio, ha raggiunto la veneranda età di 80 anni. Chi può dimenticare la sequenza-choc del 18 maggio 1978 dei dirigenti radicali (Bonino e Pannella), legati ed imbavagliati davanti al Video per protestare contro la Rai che non dava spazio ai radicali? Una frustata di novità e di creatività nel mondo grigio e plumbeo delle Tribune Politiche di Jader Jacobelli; un modo indubbiamente disinvolto di intendere il rapporto politica-immagine in una politica ante-berlusconiana, il cui ‘target’ linguistico era tendenzialmente legato al medium “oratorio” classico (di marca ciceroniana). Con il suo estro vivace e aggressivo, molto legato ai canoni di quella “goliardia” di cui negli anni ’50 era stato importante ed apprezzato dirigente, Pannella è riuscito a dare un volto all’Italia degli anni ‘60/’70 che stava secolarizzandosi, seguendo il boom economico. Mentre i Professoroni dell’Europeo e del Giorno (primo nucleo della scissione radicale dal PLI nel 1956) teorizzavano di libertà, antifascismo, secolarizzazione attraverso i loro dossier e le loro inchieste (maestro sarà Ernesto Rossi), sarà bene o male Pannella ad animare un “piccolo popolo radicale” formato da anticonformisti, di coppie irregolari che invocavano il divorzio, di donne che per prime parlavano di femminismo (l’UDI e le donne comuniste si aggregheranno dopo, ma con il traino delle vittorie radicali su divorzio e aborto!), di ambientalisti, di “giovani scappati di casa” (antimilitaristi ed obiettori di coscienza). Forse era facile animare un tale “piccolo popolo” negli anni ’60: quando, ad esempio, di obiezione di coscienza parlavano anche cattolici come Autant Lara e come don Milani; quando di ambientalismo si cominciava a parlare ad esempio grazie alle canzoni-prediche di Adriano Celentano, quando di pacifismo si parlava diffusamente grazie alla minoritaria, ma non insignificante predicazione di tipi alla Capitini: era un po’ il fermento complessivo dell’epoca e Pannella indubbiamente seppe cavalcarlo. Ma questo “momento magico” del “grande Marco” cessò presto e credo essenzialmente per due motivi: l’uomo era troppo condizionato dal suo estro, dall’estemporaneità delle sue idee e, complice il talento istrione che lo animava, era contemporaneamente capace di indovinare idee e trovate molto geniali (come quella del “bavaglio”) come di “buttarsi via” in provocazioni assurde e gratuite: come quella di vendere droga (hashisc) per strada per sensibilizzare l’opinione pubblica per un referendum sulle droghe leggere, come le gratuite provocazioni di candidare Ilona Staller nel 1987 e, peggio, Toni Negri nel 1983, incriminato per associazione terroristica solo per farli lucrare l’immunità parlamantare (in nome di un garantismo del tutto astratto, vista la distanza politica abissale tra Toni Negri e i radicali). Troppo personalista ed egocentrico, Pannella non seppe coltivare i rapporti nè con i politici degli altri partiti, nè con i suoi (memorabili le scissioni di Rutelli, Boato che daranno vita nel 1987 ai Verdi!). Troppo legato ad una piattaforma “goliardica”, Pannella riuscì a ritagliarsi un suo “spazio vitale” solo nei momenti caldi delle lotte pro-divorzio e pro-aborto, riuscendo finanche a causare le elezioni anticipate del giugno 1976, determinate dalla paura di DC-PCI (si era alla vigilia della “solidarietà nazionale”) di affrontare il referendum per la liberalizzazione totale dell’interruzione della gravidanza. Ma aldilà di questa e di qualche altra fortuita coincidenza (clamoroso il 43,7% contro il finanziamento pubblico ai partiti che rivelò, in un’Italia pre-Mani Pulite quanto attraenti fossero le iusses antipartitocratiche!), Pannella non saprà “capitalizzare” politicamente le sue posizioni, non centrando le mète storiche del radicalismo e dell’azionismo italiano: come quella di costruire un “polo laico” alternativo a DC e PCI (in questo, Pannella sarà politicamente “spiazzato” dalle Presidenze del Consiglio Spadolini e Craxi); e come quella di “convertire” alla liberaldemocrazia le Sinistre Socialiste e Comuniste (sterile boutade fu la provocazione delle “liste Nathan”, coalizione tra radicali, socialisti, liberali di sinistra e comunisti alternativa alla DC, alle elezioni comunali di Roma del 1989). Che cosa resta da dire in questo anniversario di Marco Pannella? Solo questo: “caro Marco, hai 80 anni, ma li dimostri tutti!”.
Condivido, anche se lui in verità non è cambiato, è rimasto lo stesso, ma il mondo intorno a lui è completamente differente. Penso però che l’Italia deve molto a questo uomo che si è sempre battuto fino in fondo per le libertà di tutti. Ed il partito radicale ad oggi è rimasto l’unico erede dei partiti laici, forse perchè ha navigato sempre in maniera limpida e veramente sincera anche quando tutti gli altri si riempivano le tasche e tutt’oggi continua ad essere indenne dalle inchieste giudiziarie…è passato (unico partito della prima repubblica) dall’inchiesta di tangentopoli senza esserne scalfito. Un’altra nota, il partito radicale si formò immediatamente dopo l’unità d’Italia ed era formato da Laici, liberali riformisti, che volevano portare lo spirito del risorgimento in parlamento. Ed oggi a 150 anni dall’unità d’Italia, è giusto dire che sicuramente il partito radicale ha accompagnato la storia della nazione italiana, nei suoi momenti di luce e di tenebre.