2 mag, 2010
Orari degli esercizi: le Istituzioni diano il buon esempio.
Il problema della conciliazione degli orari di vita e di lavoro, è un problema reale per tutti ed è politicamente bipartisan, giustamente sollevato da destra e sinistra.
Ogni giorno viviamo i ritmi della città: quelli del lavoro, del tempo libero, della salute, dello sport. Corriamo da un ufficio all’altro, da un servizio all’altro, cercando di sopperire alla mancanza di ubiquità, facendo ipotesi matematiche sulla possibile lunghezza della coda che troveremo, sperando che lo sportello non chiuda davanti ai nostri occhi. Ci chiediamo se proprio non c’è possibilità di mettere “armonia” in questo sovrapporsi confuso di tempi e orari.
Da un lato c’è una legislazione (Legge 142/90 e Legge 53/2000) che obbliga i Comuni sopra i 30.000 abitanti ad adottare un piano territoriale dei tempi e degli orari.
Il piano deve essere approvato dal Consiglio Comunale su proposta del Sindaco, che ha il compito di elaborare le linee guida attraverso forme di consultazione con le amministrazioni pubbliche, le parti sociali, le associazioni e gli organismi dei cittadini; di promuovere accordi e di emettere le ordinanze per l’attuazione del Piano.
Dall’altro c’è un Comune come quello di Arezzo, che di fatto è inadempiente con responsabilità sia delle giunte di destra che di quelle di sinistra.
C’è da dire che si tratta della classica quadratura del cerchio.
L’adozione di un piano del genere ad Arezzo sarebbe reso ancora più complicato dal fatto che la città non ha ancora deciso che cosa farà da grande. L’unico documento di pianificazione territoriale appena approvato, il famigerato Regolamento Urbanistico, l’Atto amministrativo per eccellenza di un Comune, è una scatola vuota priva di contenuti e di idee. Al massimo è una camicia di forza, un alibi burocratico per non scegliere. Figuriamoci che cosa sarebbe un piano territoriale dei tempi e degli orari fatto da questa giunta: un piano quinquennale di sovietica memoria.
Se si rinuncia a tentazioni dirigistiche (comunque improbabili visto il grado di autorevolezza della politica che è prossimo allo zero) come a demagogici e costosi progetti/consulenza, rimane una cosa molto semplice da fare che non costa nulla: basta volerlo.
Le Istituzioni pubbliche comincino a guardarsi in casa e il Sindaco del Comune capoluogo assuma, insieme al Prefetto, tutte le responsabilità e prerogative che gli competono per orientare gli orari e l’organizzazione della pubblica amministrazione alle esigenze del cittadino.
Sono ancora troppi gli uffici pubblici aperti solo la mattina oppure con aperture pomeridiane sporadiche tipo “mordi e fuggi”. Sono ancora troppi gli orari degli uffici funzionali più alle esigenze dei dipendenti che a quelle dei cittadini.
Le amministrazioni pubbliche diano il buon esempio. Solo così possono acquisire l’autorevolezza necessaria per chiedere sacrifici alle categorie economiche, ai commercianti, ai dipendenti del commercio ed ai privati cittadini.
