18 apr, 2010
La crisi dell’Università è il fallimento di una intera classe politica.
di Antonino Armao
“Ad oltre quattro secoli dalla chiusura del suo glorioso antico Studio Universitario, Arezzo torna a svolgere un’ambita specifica funzione nel campo della istruzione superiore”.
Questo era l’augurio che la Camera di Commercio di Arezzo porgeva quando con l’anno accademico 1969/70, gli studi rinascevano nella città di Arezzo con la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Siena.
Quattrocento anni prima Arezzo era stata tra le molte città Europee che sull’esperienza delle Università di Bologna e Parigi vedeva fiorire nuovi studi universitari. Ma con l’occupazione di Arezzo, Firenze si oppose nel tempo alla ricostituzione dell’antica Università.
Adesso è Siena che decide il futuro della principale istituzione culturale aretina. E decide di chiuderla.
La storia si ripete e a farne le spese è sempre Arezzo, città da secoli colonizzata politicamente da Firenze o da Siena, incapace di risollevare la testa e di giocare un ruolo da protagonista in Toscana.
Come per le infrastrutture, adesso anche per l’Università (che rappresenta la principale infrastruttura culturale di un territorio) Arezzo è sacrificata sull’altare di logiche regionali che si decidono altrove e che la penalizzano.
Il Polo universitario aretino è una Società consortile che vanta ben 105 soci, tutti del territorio: 47 imprese, 4 banche, 15 Comuni, 11 Ordini professionali, 4 associazioni di categoria e la diocesi, solo per citare i più importanti.
Si tratta di soci che hanno fatto la storia antica e recente di questa città, quella del boom economico, ma che si sono legati in un abbraccio mortale all’Università di Siena. Ora che questa è sull’orlo del fallimento, Siena, per far quadrare i suoi conti, prima vende il patrimonio (tra gli applausi) e poi chiude il corso di Economia di Arezzo che vanta risultati di eccellenza. Mi domando che cosa valgono quei 105 soci aretini e la storia che rappresentano se basta uno starnuto di Siena per metterli a tacere.
E mentre accade tutto questo, il Sindaco di Arezzo latita e il Presidente della provincia Vasai, insieme con la sinistra estrema, si preoccupa di schierarsi “a prescindere” con Emergency di Gino Strada, accusata dal governo afgano di collaborazionismo con i talebani.
Poi, il Segretario comunale del PD Marco Donati, cioè un esponente del Partito che governa il capoluogo, la Provincia e la Regione, non trova di meglio da fare che dirsi pubblicamente indignato e preoccupato, come se non fosse del suo partito la responsabilità politica di questo stato di cose.
Questo è il fallimento della politica di servilismo verso Siena e Firenze: questo è il fallimento di una intera classe politica.
Pertanto, giusta e sacrosanta è la proposta di Stefano Mugnai, neoeletto consigliere regionale del PdL di trasformare questa crisi in opportunità e di dare vita, come anche ha suggerito Pierluigi Rossi, consigliere comunale e provinciale, ad una autonoma Università aretina.
Per fare questo non basta un semplice atto notarile. Serve che le risorse sprecate dal malgoverno locale delle sinistre per il mantenimento di una miriade di enti inutili, funzionali solo a chi li amministra, siano dirottate verso l’Università di Arezzo, vocata all’innovazione e alle nuove tecnologie, volano del suo capitale sociale e del suo autonomo sviluppo.
Mi auguro che tutto il male non venga per nuocere e che questo ennesimo taglio che fa dispiacere a tutti, sia a quelli di destra che di sinistra, sia sprone per una riflessione costruttiva che smuova “i bachi” nelle persone che si sono addormentate sulle comode poltrone vitalizie. Arezzo non è e non dovrà mai diventare l’ultima ruota del carro della “Toscana”. e questo ennesimo taglio… questo qui fa notizia, ma sai quante altre notizie simili si potrebbero scrivere per elencare gli errori e avvalorare la tesi di un progressivo impoverimento e declino perpetuato ad opera di una classe politica MIOPE… o connivente non so.
Speriamo che, avendo oramai toccato il fondo, si riparta con lo spirito costruttivo che manca in questo momento a tutte le forze politiche locali e la voglia di risalire la china che per questa città e per questa provincia potrebbe significare 3 precisi obiettivi 11-20-20 .
11: Entro il 2011 un nuovo governo della città;
20: -20% delle spese inutili, gli sprechi, l’inquinamento ideologico del “non fare e non lasciar fare”, la “bonifica” di tutti i rivoli di dispersione della spesa pubblica cominciando da quelle che hai elencato tu,(ce la possiamo fare),
20: +20% in risorse a favore della cultura e dello sviluppo economico di questa città, come per esempio un Polo universitario Aretino che non avrebbe proprio nulla da invidiare né a Firenze , né a Siena.
La ricetta per ripartire? è solo una questione di sentimento popolare e senso di appartenenza a questo territorio, che va di nuovo rispolverato nelle tante persone attualmente un po’ sfiduciate e disgustate lontane dai giochi di potere.. sopite ma tutt’altro che morte. E’ l’unione che fa la forza dei cittadini utenti e consumatori