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Intercettazioni: adesso basta!

santoro5b15ddi Giorgio Frabetti- Viene ad un certo punto il momento di dire: BASTA. Basta contro una magistratura che usa le intercettazioni per ascoltare informazioni che non le competono; basta con un giornalismo a corto di idee e professionalità, che, per cavalcare la rendita dello scoop, del clamore e della dietrologia giudiziaria, pubblica conversazioni colte  in “viva voce” dei personaggi pubblici; basta con una politica che, invece di fare opposizione anche dura in Parlamento, preferisce delegare l’opera ai giudici: “tanto -dicono- i discorsi, le interpellanze parlamentari non “bucano il video”, mentre le toghe, quelle sì”. Basta con il richiamo alla deontologia giornalistica “a senso unico”: si solleva l’azione disciplinare contro Feltri (e giustamente!) quando dice il falso sul ‘caso Boffo’; ora, quand’è che vedremo una medesima azione disciplinare contro la De Gregorio, contro Ezio Mauro e contro Antonio Padellaro? Abbiamo forse dimenticato la dubbia condotta professionale de ’l'unità’, ‘repubblica’, ’il fatto’, ad esempio, sulle intercettazioni hard di Berlusconi (quelle che accrediterebbero relazioni con Ministre)? Richiesti sulle fonti di queste intercettazioni, tutti questi signori hanno dichiarato che queste  sono arrivate alle redazioni solo trascritte: il che è quasi ammettere candidamente  che sono veline, compilate da chissà quale fonte compiacente e verosimilmente anonima (sull’argomento e sulle dichiarazioni degli interessati rinvio al mio Le intercettazioni hard … del 24 ottobre scorso su questo Newsmagazine). Lo scoop de Il fatto quotidiano di oggi 12 marzo è l’ennesima riprova di questo modus agendi, ma se possibile travalica ogni possibile limite della decenza; per non parlare della deontologia (se serve parlarne ancora!): la Procura di Trani ha aperto un fascicolo (non si sa per quali reati: concorso in corruzione, in minacce? Non è dato sapere!) contro Berlusconi che avrebbe istigato il Commissario Innocenzi dell’AGC (Autorità Garante della Concorrenza), affinchè (in concorso con terzi, verosimilmente Masi, Dg RAI) trovasse il modo per “silenziare” Michele Santoro: alla base, quindi, della delibera sulla par condicio (che a detta degli anti-berlusconiani avrebbe messo il “bavaglio” alle trasmissioni di approfondimento politico nel corso della campagna elettorale per le elezioni regionali 2010) non ci sarebbe altro che un “complotto contro Santoro” (anzi contro il “pluralismo” perchè  con Santoro … simul stabunt, simul cadent!), in pieno stile piduista! Ora, la gratuità e l’enormità dell’intervento della Procura Penale di Bari è circostanza nel caso specifico resa ancora più evidente dal fatto che l’AGC (proprio l’Autority infeudata di berlusconiani!) nella giornata di oggi ha dichiarato illegittima la delibera RAI sulla par condicio! Io non voglio in questa sede entrare nel merito del dibattito intra-RAI sull’applicazione della par condicio: per me, Santoro e i suoi possono anche avere ragione nel merito dell’applicazione delle disposizioni limitative dei talk-show in campagna elettorale, e la polemica fa parte della fisiologia del dibattito intra-aziendale; concedo anche che sia opportuno tenere alto il dibattito sulla par condicio, trattandosi di questione che inerisce ad un settore sensibile (e di pubblico interesse) come la libertà di informazione. Dov’è, allora, la patologia? In questo: mentre in Paesi “normali” (come gli USA, l’Inghilterra), queste materie vengono discusse nei Consigli d’ Amministrazione, vengono riportate nella stampa, ovvero si risolvono nella normale dialettica deliberativa (sia essa societaria, sia essa parlamentare, sia essa mediatica), da Noi si deve mettere in mezzo la Magistratura Penale, che viene invocata (dalle minoranze che si sentono schiacciate e in difficoltà rispetto alle maggioranze) come “ago della bilancia” delle controversie. Dal punto di vista etico-politico, questo è il segno che nel Ns. Paese non c’è (o non c’è più) allenamento per una vera Democrazia Partecipativa; non c’è più il gusto del dibattito (sia esso societario, sia esso politico) e non si investe più (per dirimere le controversie) sulla funzione sociale della dialettica e della persuasione per sconfiggere un avversario; viceversa, per sconfiggere l’avversario ci si affida alla funzione infamante della magistratura penale: tanto, complice il Ns. Codice Rocco, basta un nulla per ascrivere rilevanza di reato ad una condotta umana, quantomeno per imbastire una notizia di reato. Che poi questa “notizia di reato” non porti a nulla di concreto, ma solo all’archiviazione, poco importa: tanto l’effetto di disarcionare l’avversario è già stato raggiunto con un avviso di garanzia (ma con Berlusconi non ci sono ancora riusciti!); tanto- si dice- al pubblico non interessano le ragioni, quanto sentire … “il tintinnar delle manette”! In tutto questo, poi, balza all’occhio la circostanza che un giornale come Il Fatto Quotidiano che fa dell’obiettività e della completezza dell’informazione un suo “principio supremo” non abbia chiarito l’origine di questa inchiesta: semplicemente si limita a dire che la GDF di Trani stava indagando su un giro di carte di credito usurarie e (guarda la combinazione!) arriva ad intercettare Innocenzi mentre conversa con il premier. Fortuna? Caso? Forse. Certo, un uomo normale, a questo punto, si chiederebbe: ma cosa c’entrano Berlusconi e Innocenzi con le carte di credito? Erano forse indagati? E perchè? Ma soprattutto: cosa c’era di tanto grave da indurre la Magistratura a proseguire nelle intercettazioni? Nessuno del Fatto lo spiega! Strana reticenza, perchè, scaratata l’ipotesi del segreto istruttorio (divenuto il “segreto di pulcinella” dopo la rivelazione dell’inchiesta!), resta un interrogativo inquietante: non è che forse le intercettazioni sono state disposte anche se giudiziariamente irrilevanti? Ovvero, a prescindere dal “merito” procedurale: non sarà che una “manina” ha provveduto a girare la “materia prima” a politici e giornalisti per ”cucinare” l’ennesimo scoop anti-berlusconiano? Certo, è vero, come dicono i preti, che ”a pensar male si fa peccato, ma ci si prende quasi sempre”; ma ricordo che non Berlusconi, ma il “giustizialista” Oscar Luigi Scalfaro ebbe a tuonare contro le “Procure colabrodo”: con ciò non rivelando nulla perchè sul rapporto stampa-procure esiste una nota e lunga consuetudine fin dai tempi degli anni di piombo (doverosamente documentata anche da una Ex-Toga Rossa come Luciano Violante!). Evidentemente, in questa ”scatola nera” che, dal filone di indagine sulle carte di credito, ha portato a Berlusconi, il silenzio del Fatto può spiegarsi in un solo modo: coprire una fonte! Ora, la morale da trarre da questa vicenda è molto semplice. Ha un bel dire Rodotà, su Micromega di ottobre, che la Corte Europea dei diritti dell’uomo nel 2007 ha riconosciuto ai giornalisti il diritto di pubblicare intercettazioni riguardanti indagini (anche penali) sui politici. A parte che Liguori quando condusse quella memorabile e meravigliosa inchiesta (oggi giustamente riproposta) sull’Irpinia Gate che costò la Segreteria DC a De Mita non si sognò di pubblicare una riga di intercettazioni, resta a tutta evidenza un punto fermo: non basta pubblicare un testo gabbandolo come “intercettazione” per mettere il giornalista al riparo del “diritto”. Innanzitutto, il giornalista, in questo caso, deve essere obbligato a rivelare la fonte dell’intercettazione: a queste condizioni, si responsabilizza il giornalista (altrimenti, legittimando le “veline”, si legittima solo la disinformazione!) e, con esso, quegli operatori giudiziari che si risolvono ad un passo tanto grave e che creano i presupposti affinchè, a livello di stampa, sia anticipato il giudizio sulla rilevanza penale del fatto oggetto dell’intercettazione. In ogni caso, questi rischi sono prevenuti “a monte” da una riforma processuale penale che finalmente blindi il segreto istruttorio sulle indagini e disciplini in modo finalmente rigoroso le intercettazioni. Il Ministro Alfano ha annunciato che il Governo interverrà dopo la campagna elettorale: speriamo che anche l’opposizione potenzialmente (si badi l’avverbio!) responsabile (PD, UDC) si convinca dell’opportunità di collaborare costruttivamente affinchè questa legge venga finalmente la luce e sia posto fine al malcostume giornalistico-giudiziario di questi ultimi mesi.

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