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Formignoni-Polverini: saniamo le irregolarità con il voto regolare

elezioni_jpg_1744404297di Giorgio Frabetti- E’ di mercoledì sera la notizia dell’ esclusione dei ‘listini’ di Roberto Formigoni in Lombardia e di Renata Polverini in Lazio, per irregolarità nelle firme e nelle autentiche che avrebbero reso impossibile il raggiungimento del quorum di presentazione delle liste. Tale esclusione porta con sè l’esclusione del PDL dalla competizione alle elezioni regionali, lasciando campo libero agli avversari. A Roma, ciò significa lasciare la vittoria a Emma Bonino, candidata pressocchè unica. Richiesto di rimediare al “pateracchio”, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, ha dichiarato l’indisponibilità propria e del Governo a provvedere d’urgenza. Il Presidente della Repubblica ha deplorato l’episodio; il Presidente del Senato, Sen. Renato Schifani, pur dispiaciuto, ha tenuto a precisare che, quando sono in gioco procedure elettorali, dove è in gioco l’esercizio della “sacra” svranità popolare, il rispetto delle forme è sostanza; viceversa, il Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini, non ha mancato di lanciare frecciate velenose al coordinamento PDL (”Questa PDL non mi piace”, ha detto). Che lezione trarre da un simile incidente abbastanza inconsueto? Naturalmente, non sono mancate le tesi volte ad accreditare un “complotto” interno al PDL tra fautori e dissidenti dell’attuale dirigenza; senza scomodare tesi così impegnative, è comunque più che probabile, come dice su ‘Repubblica’ di mercoledì uno dei Vice-Coordinatori Ignazio La Russa, che i responsabili della raccolta delle firme siano stati più che leggeri, per non aver raccolto firme oltre la cd “soglia di sicurezza”; come meritano considerazione le opinioni di Ignazio La Russa che addebita la circostanza alla mancanza di “buon senso” degli Uffici Elettorali, che in altri tempi avevano consentito ai partiti un margine operativo maggiore. Una riflessione che è certamente apprezzabile, considerato il sostanziale “ostruzionismo” esercitato dai Radicali, che ha condizionato non poco i Giudici nel “prendere alla lettera” le norme di legge. Ci sia consentita una piccola riflessione: davvero un simile stato di cose non è rimediabile con il “buon senso”? E’ davvero così impossibile per il Governo intervenire? Non potrebbe prevalere anche nella legge elettorale regionale un concetto di “rappresentatività effettiva” (analoga a quella dei sindacati nello Statuto dei Lavoratori)? E non va già in questa direzione la l. 250/2005 (legge elettorale per Camera e Senato) che esonera dalla raccolta delle firme le formazioni che hanno già rappresentanti in Parlamento?Va bene che Franceschini e Rutelli dicano: “le leggi elettorali si fanno e poi si aggirano”; ma, anche ammettendone l’ “aggiramento”, dovrebbe prevalere la razionalità politico-costituzionale (il “buon senso” di cui parla l’On. Ignazio La Russa). Se prevalesse il senso di responsabilità e non la demagogia (come purtroppo parrebbe succedere adesso), dovrebbe essere il PD, il principale partito di opposizione, il primo interessato a soprassedere, affinchè le elezioni si tengano regolarmente in Lazio e Lombardia, accordandosi con i Ministeri competenti, affinchè, in via di disposizioni amministrative, si rimedi al danno, ristabilendo … il “buon senso”. E’ evidente a tutti, infatti, che un Presidente PD in Lazio o Lombardia sarebbe un Presidente dimezzato, perchè la sua elezione sarebbe esposta all’annullamento in via amministrativa (come successe nel 2005 per la Basilicata). Non è, quindi, “incicio” un’intesa tra PDL e PD per recuparare la Polverini e Formignoni nelle elezioni del Lazio e della Lombardia. Solo una setta marginale e acefala come il Partito Radicale di Emma Bonino e Marco Pannella può illudersi di avere successo, confidando in questi metodi. Ma se è scontato comprendere i motivi che hanno spinto un partitino come i Radicali italiani a simili gesti (in fondo, più un partito è piccolo e marginale, più è pressocchè costetto al filybustering politico-giudiziario, per guadagnarsi spazio e visibilità), meno comprensibile è che il PD si accodi senza fare nulla; ovvero un partito che sulla carta, resta il più importante partito di opposizione e che non è condizionato dall’ossessione dello “sbarramento”. Qui sta la miopia del PD che, preso dalla facile rendita elettorale del filybustering politico, sembra adbicare al compito (elementare in una democrazia bipolare) di stabilizzare il bipolarismo: in una democrazia maggioritaria seria, cioè, il PD (partito di opposizione) dovrebbe condividere, insieme al PDL (partito di maggioranza), l’interesse ad isolare i concorrenti dei ‘partitini’; e non lasciarli fare, come oggi con i Radicali. Ecco, perchè l’esclusione della Polverini e di Formignoni dalle elezioni regionali  rappresenta forse la prima e più pesante sconfitta del bipolarismo che l’Italia abbia conosciuto dagli anni ‘90 a questa parte: non c’è bipolarismo funzionante, laddove piccoli partiti marginali possono mettere sotto scacco per fatti puramente formali partiti rappresentativi come il PDL. Noi abbiamo conosciuto una stagione politica in cui hanno dominato le “formazioni marginali”: era la Prima Repubblica. Questa “democrazia proporzionalista” ha potuto tenere finchè partiti come la DC, il PSI e il PCI (fondatori della Repubblica) detenevano da soli i due terzi e oltre del Parlamento e una larghissima base di insediamento sociale: finchè questi partiti erano forti, le strategie di partiti marginali come Pannella e simili, di puntare alla destabilizzazione del gioco politico (allora tramite referendum) non ebbero seguito. Possibile che PD e PDL che insieme detegono più dei 2/3 dei voti e dei seggi non riescano ad esercitare un simile ruolo moderatore e regolatore del gioco politico contro il filybustering dei Radicali? Altrettanto, vero che nella Prima Repubblica una simile possibilità di regolazione del gioco politico implose, quando DC, PSI e PCI, alle elezioni politiche del 1992, raccolsero da soli meno dei due quinti dei voti, lasciando un buon terzo dei voti a formazioni di protesta e ultra-marginali come Lega, Lista Pannella, Rete, Verdi e simili. Una simile frammentazione ed una simile preponderanza di formazioni politiche marginali agevolò Tangentopoli e i guasti giustizialisti che tutti conoscono. Forse uno scenario simile si produrrà dopo le Regionali; forse su uno scenario del genere qualcuno spera e specula. In ogni caso, bando ai formalismi, facciamo prevalere sulla forma delle leggi elettorali, la sostanza; saniamo, quindi, le irregolarità formali con il voto regolare.

1 commento

  1. paolo scrive:

    possono sconfiggere berlusconi e il pdl solo in questo modo.

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