4 mar, 2010
Contro il bullismo: l’educazione sentimentale
di Antonino Armao - Il Comune di Arezzo, Assessorato alle politiche giovanili, ha annunciato in questi giorni l’avvio di una intensa attività di formazione sulla “educazione alla diversità e prevenzione del bullismo omofobico”.
Tradotto per i comuni mortali che pagano le tasse, significa che il Comune di Arezzo spiega ai giovanissimi che l’identità sessuale va accettata per quello che è in tutte le sue forme e varietà. Un mio amico riesce a contarne sei, di identità sessuali. Con la mia limitata “educazione alla diversità” riesco a contarne solo tre. Ma dopo il caso Marrazzo devo ammettere di avere guadagnato almeno un numero.
Le intenzioni sono ottime. Il bullismo nelle scuole va estirpato a partire dalle più innocue (apparentemente) manifestazioni di intolleranza verso tutte le forme di diversità: dalla discriminazione dei disabili a quella verso gli stranieri, passando per tutte le gradazioni di imbecillità.
Detto questo però temo che nel progetto finanziato dal Comune di Arezzo ci sia un contenuto ideologico che con la lotta al bullismo ha poco a che vedere. Anzi.
Una cosa è affermare con forza il rispetto della Persona in tutte le sue manifestazioni senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, etc. e un’altra cosa è dire che i comportamenti e i rapporti sessuali hanno tutti pari dignità.
Ora, la democrazia è una gran cosa perché chi vince le elezioni amministra il denaro pubblico come gli pare. Ma fino a un certo punto.
Perchè c’è anche un’altra città che forse non è minoritaria (tutt’altro) e che non si sente per niente rappresentata da questo Comune, specie quando prende certe iniziative fortemente ideologiche.
C’è un’altra città secondo cui i giovani avrebbero bisogno non tanto di una “educazione sessuale” intesa come indifferenza etica verso tutte le forme di accoppiamento consentite da madre natura, quanto piuttosto di una buona “educazione sentimentale”, magari inserita nei programmi scolastici.
Che cosa è l’educazione sentimentale?
E’ un modo per educare alla complementarità tra uomo e donna e alla valorizzazione di un rapporto umano e rispettoso tra i sessi.
E’ un modo per promuovere tra i giovani lo sviluppo di un rapporto tra i due sessi improntato ai valori del rispetto, della solidarietà nonché del riconoscimento e dell’affermazione delle rispettive personalità.
E’ un modo per restituire ai giovani ciò che è stato loro rubato da una società che offre stereotipi negativi che comportano una ipersessualizzazione precoce.
Gli studi dimostrano che i bambini più esposti a tali stimoli crescono con una rigida visione di genere: maschi dominatori e ragazze sottomesse.
È stato inoltre dimostrato il legame tra erotizzazione precoce, disordini del comportamento alimentare, bassa autostima, depressione, violenza.
Il bullismo quindi è anche il risultato del disordine “sentimentale” che con il progetto di “educazione alla diversità” dell’Assessore, è destinato ad aumentare. Con i nostri soldi e, soprattutto, sulla pelle dei nostri figli.

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Salve, leggo da poco tempo questo spazio e credo che sia una bella opportunità di scambio di opinioni.
Vorrei esprimere il mio pensiero riguardo questo progetto del comune di Arezzo, condividendo il punto di vista di Antonino, ma suggerendo che un eventuale attività di “educazione sentimentale” potrebbe essere indirizzata anche a coloro che dovrebbero, con il loro comportamento ed insegnamento, dare un deciso contributo ai giovani….e non parlo solo di genitori.
Credo che il grande problema dei giovani, oggi, non possa essere imputato alla mancanza di un’identità, ma piuttosto alla carenza di punti di riferimento che dìano un deciso contributo volto al rispetto della propria identità e di quella altrui. Permettetemi di dissentire circa un ritorno alle separazioni delle classi o al servizio militare esclusivamente maschile: i padri di oggi (parlo degli ultracinquantenni) hanno vissuto quel periodo e mi rendo conto che, nella maggior parte dei casi, sono le persone più restìe ad affrontare apertamente i problemi relativi alle infinite diversità del genere umano. Probabilmente, se riuscissimo a dialogare con i nostri figli su valori quali rispetto, amore, correttezza e di problemi, a volte “scottanti”, senza falsi pudori, sarebbe superflua un’iniziativa come quella progettata dal nostro Comune, che potrebbe rivolgere le proprie iniziative alla creazione di opportunità di formazione e aggregazione da offrire ai nostri giovani.
non sono sufficienti poche righe per discutere dell’argomento trattato, ma sono, decisamente, un buon inizio…..
Grazie a te Giorgio della condivisione.
Grazie, Antonino, di questo articolo che tratta di argomenti scomodi.
Sul tema generale, rinvio ad un articolo di Sandro Fontana, molto bello, uscito domenica scorsa che parla della caduta di senso della sessualità (link:http://www.loccidentale.it/articolo/parole+pronunciate+da+noi%2C+parole+pronunciate+su+di+noi..008699).
Da padre di famiglia, credo che tu sappia bene, però, che al fondo del problema del “bullismo” c’è il problema di un’identità maschile in crisi che ha perso i riferimenti identitari di una volta: il fatto è che quando è mancata all’identità maschile una connotazione etico-ideale forte, come poteva essere quella un tempo della “patria e dell’eroe”, l’identità maschile ne ha risentito negativamente. Con l’età del consumismo, l’uomo è diventato “la bestia da soma” che deve guadagnare per consentire alla famiglia e alla moglie di consumare “alla grande” (se non è diventato il ‘bamboccione’, il mantenuto che si gode la vita senza assumersi responsabilità). Naturale, che questa crisi di identità sia compensata dal bullismo, specie nei più giovani.
Contro il bullismo, quindi, occorre rilanciare la figura delle distinzioni sessuali (contro gli annacquamenti di gener, in nome di una non ben precisata tolleranza) e recuperare il significato “spirituale” ed ideale della figura maschile, come paradigma: confesso che questa visione risente della recente, fresca lettura di un bellissimo libro di un grande filosofo e uomo di cultura, Julius Evola, ‘la metafisica del sesso’ (1958), il quale fiagnostica come sopra la crisi dei sessi (e dell’uomo) nell’età contemporanea. Al di là di alcuni aspetti risibili, credo che la proposta di Evola allo stato sia la più realistica ancora la più controcorrene, perchè nella più parte delle agenzie educative (non solo progressiste, ma anche del mondo cattolico) il tema dell’identità maschile è ancora poco sentito.
Come al solito, ci vuole prevenzione: io credo che la prevenzione consista nelle classi separate (maschi e femmine) fino a 15 anni; in proposte educative che finalmente riconoscano lo specifico “sessico”: ad esempio, proporre ai giovani “campi di lavoro” (tipo IBO soci costruttori), ovvero valorizzare il servizio militare volontario (solo maschile!) come via di orientamento “para-vocazionale”, dove comunque i maschi hanno modo non di esibire coraggio o machismo, ma capacità di lavoro anche manuale, di adattamento alle fatiche.
Mi permetto di segnalare che alcuni esponenti del mondo ’scout’ in Italia, ritengono che le formazioni miste maschi e femmine sono alla base e della crisi i orientamento sessuale dei maschi e della crisi dello ’scoutismo’ (italiano e non) che fatica ad andare oltre il generico “lupettismo” (riesce, cioè, ad aggregare i bambini, ma non i giovani oltre i 20 anni in un progetto serio di vita impegnata).
Comunque grazie ancora delle bellissime parole.