21 feb, 2010
La nave di Enrico Rossi va “avanti tutta”. La Toscana no.
Antonino Armao (PdL)
Dipartimento Innovazione, Informazione e Nuove Tecnologie.
C’è uno slogan elettorale che campeggia in questi giorni nelle città della Toscana dove Enrico Rossi, attuale assessore-imperatore della Sanità pubblica, si candida a fare il “comandante del vapore”, sulla tolda più alta della Regione.
E lo fa suggestivamente con un ordine perentorio al popolo bue che lui immagina nelle cabine di terza classe e nelle caldaie fumose della sala macchine a spalare carbone per mandare avanti la “sua” nave: Toscana avanti tutta!
Ebbene, ce la siamo andati a guardare questa Toscana governata da 35 anni sempre dalla stessa parte politica. E ce la siamo guardata da un osservatorio imparziale quale quello dell’IRPET, l’organo tecnico-scientifico del Comitato regionale per la programmazione economica della Toscana. Non dall’ufficio stampa del PdL.
Il quadro è sconfortante.
La Toscana ha goduto per lungo tempo di almeno quattro certezze che sembravano definitivamente acquisite e finora mai messe in discussione: il livello di benessere; la qualità del suo territorio; la coesione sociale; la capacità innovativa e la vocazione imprenditoriale.
Queste quattro certezze già da qualche anno non appaiono più tali, mostrandosi anzi tutte in crisi.
Il tenore di vita pare non possa più continuare a crescere indefinitamente ed è ormai diffusa la convinzione che non necessariamente figli e nipoti godranno di standard di vita migliori dei loro genitori e nonni.
La qualità ambientale e territoriale viene percepita come un bene sempre più a rischio, minacciata da stili di vita e utilizzo dell’ambiente non più sostenibili.
La tradizione di accoglienza e tolleranza della Toscana sembra compromessa dall’immigrazione di massa, favorita da una legislazione “premiale” che crea concorrenza per i servizi sociali.
L’innovazione pare addirittura diventata un fattore di debolezza della regione: gli investimenti in ricerca sono generalmente sporadici e casuali, gli investimenti produttivi hanno ceduto il passo a quelli immobiliari e mancano nuovi imprenditori.
Questo il quadro impietoso di una Toscana che procede nella notte come il Titanic mentre il comandante alza il calice ad una vittoria che sente già sua.
Ma che cosa ha fatto finora questa Regione per invertire la tendenza? Ce lo dice il solito IRPET. E il quadro che viene fuori è ancora più clamoroso.
Nelle analisi economiche dell’istituto di ricerca si dice che tra i fattori che fanno da freno allo sviluppo economico in Toscana ci sono le “rendite da scarsità” e le “rendite da posizione dominante”. Che cosa sono?
Si tratta di un insieme di fenomeni economici che producono sostanzialmente un innalzamento dei prezzi di alcuni beni e servizi a favore di pochi ed a spese di molti. Si fa riferimento alla remunerazione che va in tasca a chi possiede la terra di alto pregio (rendita da scarsità) a chi eroga servizi in condizioni di monopolio o oligopolio, a chi opera in mercati protetti o addirittura in assenza di mercato, come nel caso della pubblica amministrazione (rendite da posizione dominante).
Per essere ancora più chiari, si parla delle attività immobiliari, delle attività che sfruttano i pregi del territorio, di alcune libere professioni, dei servizi bancari, dei servizi di pubblica utilità e delle pubbliche amministrazioni.
In sostanza in Toscana si assiste ad una politica di minore favore verso i settori economici più aperti alla concorrenza specie se questi sono rivolti alle esportazioni, e questa tendenza si è rafforzata negli ultimi anni.
In altri termini, vi è in Toscana una più spiccata abitudine a favorire i settori già protetti o dove si possono originare nuove rendite che quelli esposti alla competizione internazionale.
Dall’analisi del periodo 1995-2006 emerge che è la remunerazione del capitale ad assumere l’andamento più favorevole; in alcuni settori (in particolare in quelli a prevalenza pubblica) i salari aumenterebbero più della loro produttività; l’evoluzione della remunerazione del capitale è più marcata nel settore dei servizi e, in particolare, nel settore assicurativo, del credito e degli alberghi; cresce la remunerazione nel settore delle costruzioni e cresce anche la remunerazione del capitale immobiliare.
E tra i settori dove il valore aggiunto cresce più della media c’è proprio la Sanità pubblica che assorbe il 75% delle risorse del bilancio regionale e che quindi rappresenta la più grande e remunerativa azienda della Toscana. L’azienda di Enrico Rossi, appunto. Quella si che va “avanti tutta”. Con buona pace della tradizione manifatturiera e della vocazione all’export di questa regione.
Ecco che cosa rimane della via italiana al socialismo voluta da Togliatti e realizzata da Berlinguer: la difesa delle rendite che derivano dalla proprietà della terra e dal mantenimento di posizioni dominanti al riparo dell’ombrello pubblico.
Ecco come si spiegano alcuni Piani strutturali come quello appena varato dal Comune di Arezzo.
Ecco che cosa rimane delle politiche della sinistra: privilegi per pochi e impoverimento e concorrenza per i servizi sociali, per molti.
Ecco il programma politico della sinistra in Regione Toscana per i prossimi cinque anni.
Auguri a tutti noi.