20 feb, 2010
Che cosa pensano all’estero della Giustizia italiana?
Il fantasma di Bettino - La corporazione dei magistrati che fanno politica lavora in tutto il mondo, anche in Italia, per centrare i propri obiettivi senza investitura o legittimità popolare. Su questa categoria di magistrati che tradiscono il proprio ruolo, media e cittadini dovrebbero esercitare un controllo molto più stringente. La tesi non è di un qualche ideologo o esponente del PdL, ma del giurista e filosofo francese Guy Sorman, editorialista di testate importanti come il Figaro e il Wall Street Journal.
Ebbene, sul quotidiano fiore all’occhiello della sinistra liberale britannica, The Guardian, il giornalista firma un commento dal titolo: “Il tradimento dei magistrati”. Sommario: “Le sedicenti élites giudiziarie che palesemente hanno proprie agende, dovrebbero essere soggette allo stesso scrutinio dei politici”.
Scrive il quotidiano britannico che “nelle democrazie il sistema giudiziario dovrebbe essere indipendente, ma alcuni magistrati dell’accusa e inquirenti se ne dimenticano per le proprie convenienze. In effetti, molti di loro sono profondamente invischiati nella politica e perseguono agende, e vendette, proprie. Il fenomeno dei magistrati politicizzati sta diventando globale e cresce nelle democrazie più diverse come il Giappone, l’Italia, la Francia, la Spagna, la Turchia e l’Argentina. In tutti questi Paesi i Pm lanciano accuse di corruzione contro governi e partiti di governo, che guarda caso si sposano con gli interessi politici e istituzionali dei magistrati stessi”.
Il primo caso citato è quello del Giappone, dove il partito d’opposizione, storicamente al governo, lavorando in stretto contatto con la burocrazia giudiziaria ha ottenuto il lancio di varie accuse di corruzione contro il partito che rappresenta la novità ed è oggi al potere, accuse che appaiono finalizzate “alla difesa dello status quo”. Il secondo caso è l’Italia. “I Pm di Roma – sempre secondo il Guardian -, seguendo l’esempio dei colleghi di Milano, stanno ora addosso al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. I giudici italiani hanno pervicacemente rifiutato di accettare la popolarità e il potere elettorale di un grande imprenditore che cercano di condannare da parecchi anni. Dopo numerosi processi nessuno è mai riuscito a provare che abbia commesso un qualsiasi reato. E tuttavia i magistrati continuano a trascinarlo nei tribunali”.
E ancora. In Francia il Presidente Chirac, quando era all’Eliseo, era messo al riparo dalle accuse con l’immunità presidenziale, ora a quasi ottant’anni un giudice “indipendente” ha riaperto il caso. Il quotidiano sottolinea però che “nessun giudice ha mai accusato Mitterrand, il predecessore socialista di Chirac, di avere usato fondi governativi per la sua amante e la sua figlia illegittima”. In Spagna, la star della magistratura Baltasar Garzon “dipinto come un crociato della giustizia, si pone bersagli che invariabilmente appartengono alla destra politica”. Osservando il tipo di carriera dei magistrati, si vede inoltre che acquisiscono meriti nella loro corporazione in ragione della difesa della corporazione stessa.
E veniamo alla stagione di “Mani pulite”. Quello che è successo per lo più, sostiene il Guardian, è che la “pulizia di Mani pulite è stata il pretesto di un cambio di direzione politica dopo che la gente aveva votato in un modo che ai magistrati non piaceva”. Se la democrazia si basa sull’equilibrio e la separazione dei poteri, quindi sul controllo sociale, i magistrati – conclude – sono sempre riusciti a evitarlo.
“Non vedo alcuna ragione perché si debba dare fiducia a magistrati e inquirenti piuttosto che a presidenti e legislatori”. I media, da parte loro, non fanno il loro mestiere se escludono dalle loro inchieste proprio i magistrati.
E adesso veniamo alla ciliegina sulla torta.
Il pm barese Lorenzo Nicastro si è candidato come capolista per l’Italia dei Valori alle prossime elezioni regionali in Puglia. Poiché questo illustre personaggio, fino a ieri in servizio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, è uno dei pubblici ministeri che ha condotto le indagini che hanno portato nel 2009 il rinvio a giudizio del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, un sospetto e qualche dubbio viene spontaneo: è stato sereno e super partes l’operato del pm Nicastro, quando ha indagato nei confronti di Fitto?
E anche se fosse stato sereno e cristallino il suo operato, ora che appende la toga al chiodo e indossa la casacca politica del partito di Di Pietro, non viene il sospetto che la moglie di Cesare non era veramente al di sopra di ogni sospetto?
Un’altra osservazione: se il pm Nicastro non dovesse essere eletto, continuerà a fare il politico o ritornerà a fare il magistrato come se nulla fosse accaduto, giudicando «serenamente» politici di destra e con altrettanta «serenità» quelli di sinistra?
Se non fosse troppo ingiusta nei confronti della maggioranza dei magistrati che fa veramente il suo dovere senza cedere al giustizialismo politico, verrebbe in mente una parafrasi dantesca: “ahi serva Giustizia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di province ma… “

Caro Giorgio, troppo buono, ma mi attribuisci il merito di un articolo che non è mio.
Comunque concordo in pieno con le tue valutazioni.
A presto.
Grazie Antonino, finalmente parole adeguate sul rapporto magistratura-politica.
Dobbiamo considerare comunque uno cosa.
La Magistratura europea è stata oggettivamente favorita dalla dilatazione di organismi indipendenti, dall’invasività di norme internazionali di organizzazioni supernazionali come la CEE, la OCSE, il WTO che hanno condizionato la volontà politica dei legislatori. Sono state queste (Magistratura e organizzazioni) le protagoniste del “nuovo corso liberista” degli anni 90; e sono stati i politici a mettere loro questo potere di supplenza politico-legislativa: il liberismo imponeva tagli allo Stato Sociale, e i politici han preferito delegare ad altri le decisioni, in specie alle burocrazie giudiziarie e amministrative (es. la riforma del collocamento è avvenuta tramite una decisione della Corte di Giustizia UE del 1997; la “manovra Amato” del 1992 è stata afffrettata dalla Corte dei Conti che negò il visto al bilancio dello Stato Italiano il 31/12/1991).
Per questo, la Magistratura si sente tronfia e forte.
Questo ruolo della magistratura fu accolto nei primi anni 90 con trionfalismo, anche da settori importanti e liberali dell’opinione pubblica europea, perchè ci si illuse che la magistratura avrebbe concorso ad eliminare i lacci e lacciuoli di una stagnante economia europea (le tanto declamate ‘liberalizzazioni’!), avviandola alla ripresa e eliminando le fonti di paralisi sociale.
E’ questa teoria della magistratura che oggi dobbiamo mettere sotto accusa, perchè, nonostante quasi due decenni di “giustizialismo”, la situazione sociale ed economica (italiana ed europea) è più paralizzata di ieri ed è la stessa magistratura ad essere fonte di paralisi, quando delegittima la politica, ovvero l’unica sede in cui i processi economici possono essere governati e controllati dall’opinione pubblica.