12 feb, 2010
A chi giova la ‘rèverie’ del caso Boffo? A Casini?
di Giorgio Frabetti- Senza voler fare i vaticanisti, né volere improvvisarci tali, crediamo sia assolutamente lecito porsi una domanda: cui prodest politicamente l’attuale rèverie del caso Boffo, in queste settimane tentata dal Foglio di Giuliano Ferrara? Anzitutto, è dell’ultima ora la versione che il latore della “velina” sulle “note tendenze omossessuali di Boffo attenzionate dalla polizia” sarebbe sostanzialmente un esponente del Vaticano nemico di Boffo (addirittura Feltri, individuerebbe il latore della notizia in un “uomo della gendarmeria vaticana”, notizia smentita categoricamente dal Vaticano); dall’altro, i giornali di oggi accreditano una sorta di “doppia strumentalizzazione” della “velina” stessa: da parte di Feltri, che l’avrebbe usata per infangare il più autorevole degli esponenti cattolici (su mandato di Berlusconi, offeso per gli attacchi di Avvenire); da parte della corrente di Curia legata al Card. Bertone, che, passando la notizia, avrebbe inteso favorire uno scandalo per liberarsi di un uomo scomodo della “passata gestione” ruiniana. Ora, se consideriamo i nudi fatti materiali (le circostanze e i moventi legati alla pubblicazione della notizia) credo si possa agevolmente escludere la regia diretta ed ufficiale di Berlusconi nell’iniziativa del Giornale di agosto : la “velina”, infatti, chiamava in causa anche il Card. Ruini, come persona a conoscenza delle “attenzioni” su Boffo da parte della polizia; una notizia offensiva e compromettente, che certo Berlusconi non avrebbe potuto avvallare per i suoi noti buoni rapporti con l’ex-capo della CEI. E perchè poi Berlusconi avrebbe dovuto compromettersi con la divulgazione di una notizia, che, di lì a poco (04/12/2009) sarebbe risultata del tutto infondata? E’, quindi, più che credibile che l’iniziativa sia stata partorita dalla sola mente di Vittorio Feltri, Direttore del Giornale stesso. A questo punto, però, è lecito chiedersi: perché, contemporaneamente alla procedura disciplinare contro Feltri davanti all’Ordine dei Giornalisti relativa al caso Boffo, lo stesso caso è stato ripreso e rilanciato nelle settimane scorse da altri due quotidiani autorevoli del centro-destra come Il Foglio e L’Occidentale ? Non crediamo solo per solidarietà a Feltri. A questo punto, ritorna un quesito obbligato: cui prodest politicamente questo stato di cose? Apparentemente e nell’immediato parrebbe giovare a Casini, il politico che più potrebbe trarre giovamento da questa inusuale stagione polemica tra centro-destra ed esponenti del Vaticano; nell’immediato, cioè, la recrudescenza di questa inedita polemica del PDL parrebbe facilitare e legittimare l’operazione di Casini di proporsi come unico interlocutore della Gerarchia e del cd. “voto cattolico”, sfruttando anche (quale vera e propria “rendita” politica) l’avversione di una certa fetta di mondo cattolico verso le abitudini “viziose” attribuite a Berlusconi da d’Addario e soci (in questo, quindi, non è da escludere che la mossa di Feltri, nell’agosto scorso, abbia potuto essere stata realizzata con l’intenzione di “parlare a nuora perché suocera intenda”, ovvero parlare al Vaticano, perché Casini intendesse l’antifona!). Il panorama, però, se visto nel suo insieme, è meno lineare di come appare in superficie: se, cioè, per agosto, si può con sufficiente verosimiglianza interpretare l’iniziativa di Vittorio Feltri come un’azione giornalistica quasi estemporanea e impulsiva (complice la sua maldestra brutalità e avventatezza), per l’attuale reverie giornalistica della medesima vicenda sembra potersi arguire una consapevolezza ed una regia ben diversa. Anzitutto, un effetto sembra conseguito con certezza, fuori da ogni possibile dubbio: l’attuale “fuoco mediatico” sulla Chiesa (lanciato da destra, ma evidentissimamente raccolto a sinistra da il Fatto e da Repubblica), cioè, non fa che accreditare all’attenzione mediatica un Vaticano politicamente “scoperto” sulle scelte di schieramento politico, delegittimandone quel ruolo di “neutralità politica” ostinatamente cercato dalle Gerarchie dopo la fine della DC e dell’unità politica dei cattolici. Dall’effetto, quindi, diventa facile risalire alle verosimili finalità perseguite con questa campagna dai giornali di centro-destra: secondo il mio modesto giudizio, le attuali reverie sul “caso Boffo” de Il Foglio e de L’Occidentale (con annesse accuse di Vian, e con il singolare allineamento del nemico di ieri Dino Boffo) ricordano la strategia alleata e tedesca, durante la II Guerra, di bombardare i convogli neutrali della Croce Rossa, sospettati di portare armi e di favorire i nemici. Non si creda, però, che a fare veramente le spese di questo pressing sulla Chiesa sia il vaticano; il vero e più verosimile danneggiato sarà, invece, Casini stesso: proprio lui, il politico che oggi è disposto a giocarsi tutto pur di vedersi riconosciuto il pedegree del politico cattolico. Personalmente, non abbiamo motivi per ritenere che la Chiesa non sarà ricettiva verso l’attuale pressione del centro-destra; anzi, riteniamo che sarà la prima interessata per scaricare Casini e per molti e buoni argomenti: in primo luogo, la Chiesa vive, specie nel Sud, in zone di “frontiera” contro la criminalità organizzata; in questi delicatissimi frangenti di vita pastorale, quindi, la Chiesa ha tutto l’interesse a riparare le proprie strutture e le proprie associazioni da costanti interferenze e strumentalizzazioni politiche (tanto più forti, quanto più ad essere disputati politicamente sono gli organi locali, come le Regioni, nell’attuale campagna elettorale); in secondo luogo, alla Chiesa non può sfuggire la circostanza che se oggi la Gerarchia si trova politicamente … “esposta” (almeno potenzialmente), ciò lo si deve alla fine a Casini stesso, alla sua strategia di “centrismo” e alla sua scelta di porsi come rappresentante/referente unico del Cattolicesimo Italiano. In effetti, non può a questo punto sfuggire l’ultimo estremo paradosso della politica casiniana e la sua ultima debolezza: per giustificare la politica dei “due forni” e la totale mobilità sugli schieramenti politici, a Casini è assolutamente indispensabile accampare una “ragione morale” superiore, che evidentemente non può che venirgli dalla Chiesa (moralità viceversa, molto difficile da ravvisare nella sua politica … ballerina!). Ma per realizzare appieno questa strategia, egli si trova costretto a far pagare alla Chiesa il prezzo di rinunciare alla sua “equidistanza”: è, come evidente, la “quadratura del cerchio”! A questo punto, forse risultano più chiari i moventi che sono alla base della reverie sul caso Boffo della stampa di centro-destra: il centro-destra, cioè, intende chiedere alla Chiesa garanzie di vera neutralità rispetto a Casini; finchè la Chiesa non avrà fornito tali garanzie, una tale pressione non finirà: nè oggi, dè domani, a elezioni finite (perchè su Casini inevitabilmente graverebbero sospetti di “ribaltoni”). Forse la Chiesa ha, comunque, già provveduto a mettere le mani avanti sull’argomento: già il 21 dicembre 2009, Avvenire aveva avvertito Casini dal non lanciarsi in iniziative avventate. Un primo monito? Forse. Ai posteri, l’ardua sentenza!
