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Dell’Utri e la questione meridionale

di Antonino Armao –

Se Leonardo Sciascia avesse conosciuto Marcello Dell’Utri lo avrebbe definito “un pezzo di questione meridionale”.

Come dire che non si comprendono i siciliani se non si conosce la Sicilia. E non si comprende la Sicilia non si conoscono i siciliani.  Per questo giudizio a Sciascia fu tirato addosso di tutto.

Accuse infamanti, affinate negli anni, esplose ai tempi de “L’affaire Moro” e ribadite perfino l’indomani della sua scomparsa. Mafiosità simpatica di Sciascia (Sebastiano Vassalli). Scetticismo inattivo (Eugenio Scalfari). Nicodemismo vile (Giorgio Amendola) e via cantando.

E così ancora oggi i soliti falsi intellettuali, damerini alto-borghesi che vivono di buone relazioni con i poteri forti e si atteggiano a classe dirigente moralizzatrice, si esercitano nel loro sport preferito: gettare fango sugli altri, sperando che attacchi.

Scandalizza un convegno con Dell’Utri condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa? Un reato che  Marco Pannella (Pannella!) definisce una contraddizione in termini, un mostro giuridico? E che per questo cade regolarmente in Cassazione?

Eppure non è passato molto tempo da quando nel 2007, sotto il governo Prodi molti ex-br, condannati in via definitiva con sentenza passata in giudicato godevano di una rete solidale, pronta ad accompagnarli nel trovare soluzioni lavorative nel settore pubblico o in associazioni finanziate dagli enti locali, con dei picchi imbarazzanti nella rossa Toscana.

A sinistra vale sempre il detto “il compagno è sempre compagno anche quelli che sbagliano o che hanno sbagliato”. Questa discutibile solidarietà politica-sociale di cui hanno usufruito gli ex brigatisti ricorda l’Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, più conosciuta nell’acronimo O.D.E.SS.A., l’organizzazione che ha permesso la messa in salvo di molti ex gerarchi nazisti fuggitivi.

Molti ex-br (o presunti tali) sono stati inseriti come consulenti nelle Istituzioni locali e nazionali (Roberto Del Bello ha lavorato al Viminale come segretario particolare del sottosegretario agli Interni Francesco Bonato, la Baraldini nella giunta Veltroni).

Alcuni lavorano, sempre utilizzando rigorosamente risorse pubbliche, presso associazioni sindacali (Susanna Ronconi collabora a Informazione & Società per la Cgil), altri nelle Coop (Franco Bonisoli e Paolo Cassetta) o nei quotidiani della sinistra radicale (Piccioni e Colotti al Manifesto) ed altri, nonostante i rapporti dei servizi abbiano evidenziato l’elevata pericolosità della “vecchia guardia”, sono stati prontamente messi in libertà (la brigatista implicata nel sequestro Moro Barbara Balzerani e il neo-reclutatore Matteini). E c’è addirittura chi, come Renato Curcio, fondatore ed ideologo delle Brigate Rosse, viene spesso messo irresponsabilmente in cattedra ad impartire lezioni ai ragazzi nelle scuole e negli Atenei.

Nel febbraio del 2008 brigatisti in cattedra. Il caso più eclatante a Bologna: al Teatro Ridotto viene invitato Vittorio Antonini, nome sconosciuto ai più ma con un passato nelle Br e l’ergastolo sulle spalle. Mal di pancia e imbarazzo anche a Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano: qui Rifondazione ha pensato bene di chiamare per un incontro sul precariato il solito Renato Curcio.

A Lodi, forse, il caso più spinoso con la Provincia, targata centrosinistra, costretta a un affannoso balletto: Susanna Ronconi, caso unico di pendolarismo fra Br e Prima linea, viene inserita nel progetto Lavoro debole che punta al reinserimento dei detenuti nel mondo dell’occupazione.

E ancora nel gennaio del 2009 l’annuncio di una “lezione” alla Sapienza dell’ex brigatista rosso Valerio Morucci, uno dei componenti del gruppo di fuoco responsabile della strage di via Fani. La controversa iniziativa è stata poi cancellata dal suo ideatore, Giorgio Mariani, ordinario di Letteratura angloamericana.

Leonardo Sciascia, dopo una breve esperienza da consigliere comunale a Palermo nel 1975 nelle file del PCI, esce da quel partito per gravi contrasti con il gruppo dirigente e nel 1979 accetta la candidatura al Parlamento nelle liste radicali dove si occupa del sequestro e dell’assassinio di Aldo Moro. E da lì comincia il suo massacro morale da parte della sinistra (appunto).

Se Sciascia fosse ancora vivo, da grande umanista e appassionato bibliofilo qual’era, giovedì siederebbe accanto a Dell’Utri per discutere dell’autenticità di quei diari e forse anche dell’irredimibilità della Sicilia. Veramente troppo per Arezzo.

2 commenti

  1. Leonardo Sciascia scrive:

    Il senatore D.U. non prende l’autobus.
    Il mafioso in casa di S.B. ce l’ha portato in carrozza.

  2. Frabetti scrive:

    Bellissimo articolo, Antonino, complimenti!
    Quanto tu dici è eloquente della sfacciataggine della Sinistra Comunista per la quale il “giustizialismo” funziona … “a senso unico”.
    Approfitto per girare la battuta di un giovane brillante emergente esponente della PDL di Gambettola, che parla del Metodo TGD (Travaglio/Grillo/Di Pietro): “Eri sull’autobus accanto ad un mafioso quindi sei mafioso”: il teorema che è stato applicato a Dell’Utri!

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