25 gen, 2010
Non moriremo democristiani, nè … casiniani
di Giorgio Frabetti- Chi si ricorda del tormentone di Renato Altissimo: “Noi [liberali, NdA] non moriremo nè impannellati, nè incraxati!”. Questa battuta fu pronunciata dall’allora Segretario PLI per smentire le voci di un filo diretto tra liberali, Radicali (Pannella) e Socialisti (Craxi). Allo stesso modo, oggi possiamo dire di Casini; e lascio al lettore tutte le assonanze del caso! Battute a parte, credo sia venuto il momento di capirci: non sarà il centrismo di Casini a salvare l’Italia dalla deriva “giustizialista” che auspica Di Pietro, con enorme danno per il sistema politico complessivo e per la Nostra Società. Chi oggi propone il ”consociativismo” dimentica che questo finì negli anni ‘90 perché, con la fine della Guerra Fredda, ne era venuto meno un presupposto politico fondamentale, ovvero l’ equilibrio di potere tra i grossi partiti (ai tempi DC, PSI e PCI) che ne erano garanti e che da soli raccoglievano una vastissima fetta di elettorato italiano. Viceversa, il “consociativismo” della Prima Repubblica fu impraticabile dal 1992, quando, finita la stagione dei Grandi Partiti, esplose un quasi 30% di formazioni di “pura protesta” (dalla Lega Nord, a MSI, a Rete, a Rifondazione Comunista etc…), per di più, con forti divisioni regionali nelle fasce di voto! La stessa situazione che si avrebbe oggi, con un Di Pietro che veleggia al 10% (e forse più) e con una Lega che può contare su altrettanti voti: aggravata, specie se si ritornerà (come auspica Casini) alla legge proporzionale pura. Il sistema “consociativo”, poi, ha potuto funzionare, finchè è perdurata la stagione delle “vacche grasse” dell’economia italiana; quando, però, è iniziato (negli anni 90) il periodo delle “vacche magre” e il peso delle diseguaglianze e del razionamento dello Stato Sociale ha cominciato a mordere, il sistema consociativo non ha saputo reggere al “giustizialismo” (come “voglia di forca” per i politici). Oggi il “giustizialismo”, iniziato ai tempi di Tangentopoli, e che continua a “marcare” ogni fase di crisi politica italiana (vedi Mastella 2008) è il vero “fattore di non ritorno” per qualsiasi opzione politica “consociativa”. A questo punto, ben pochi margini si presenterebbero per una consolidata opzione di governo su basi “centriste”: verosimilmente, a queste condizioni il sistema politico non potrebbe che reagire, rieditando la formula dei “Governi dei tecnici” (vedi Governo Ciampi del 1993 e del Governo Dini del 1995). Anche perchè, dati i precedenti, l’opzione “tecnocratica” costituisce una sorta di “volto politico e civile” del giustizialismo medesimo, quasi il simmetrico opposto. Quando, cioè, nell’ondata giustizialista, si invoca “la legge uguale per tutti” (il castigamatti per eccellenza!), si fornisce alla politica delegittimata un alibi non da poco per governare: c’è da fare una riforma delle pensioni sgradita all’opinione pubblica e che potrebbe danneggiare elettoralmente i partiti? Niente paura: si esibiscono i conti della Commissione UE, il “vincolo esterno”, l’obbligo di una legge internazionale e la riforma è fatta! Che questa sia vera politica, personalmente ho i miei dubbi: credo ne sappia qualcosa il partito della Rifondazione Comunista, che, andato nel 2006 al governo per fare una politica contro la precarietà e per “pensioni forti”, in nome dei “vincoli esterni”, ha dovuto rimangiarsi gli impegni con gli elettori, pagando la beffa con la sparizione dalla piazza politica italiana! E in effetti, la spinta alla “tecnocrazia” non ha mai giovato alla politica, perchè ne ha amplificato sempre l’impotenza decisionale! Al momento, nell’incompiuto processo di transizione politica in Italia, credo che si siano fissati due punti di non ritorno: 01) La politica come governance: si designa sostanzialmente in via popolare un premier (quasi come in una normale competizione presidenziale), in modo affine a come una Società per Azioni elegge il proprio Amministratore delegato: con il mandato di realizzare un certo programma e con il vincolo di essere valutato sui risultati (per inciso, questa è, secondo me, la moralità intrinseca della funzione politica, che ben giustifica, in nome della continuità del governo, forme di immunità dall’azione giurisdizionale e che presto o tardi dovrà trovare riconoscimento costituzionale contro la “canea giustizialista”!); 02) Il tendenziale bipartitismo, ovvero la tendenza dei partiti ad aggregarsi secondo schemi binari secchi governo-opposizione: l’aggregazione dei partiti, infatti, ha sempre facilitato, nella competizione elettorale, la conquista della maggioranza per imporre un proprio premier. Casini non può ignorare il “fatto compiuto”: anche perchè, tolte queste pur minime condizioni, l’Italia sarebbe condannata all’ingovernabilità più totale e completa; senza rimedio.
