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	<title>Commenti a: Fisco, accelerare sul quoziente familiare</title>
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	<description>Spazio di dibattito politico e critica culturale</description>
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		<title>Di: Carla Fabbrini</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/01/06/fisco-accelerare-sul-quoziente-familiare/comment-page-1/#comment-539</link>
		<dc:creator>Carla Fabbrini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:31:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=3036#comment-539</guid>
		<description>A partire dall&#039;esempio positivo della Francia (dove il tasso di natalità è effettivamente aumentato nell&#039;ultimo decennio) sarebbe opportuno  che, nel rendere concrete le misure individuate per il quoziente familiare, si trovino anche modalità di sostegno e aiuto molto semplici e snelle, che consentano alle famiglie di optare o per servizi pubblici o privati o, al medesimo costo, potendo optare per la corresponsione di un assegno pari alla spesa eventualmente sostenuta per servizi esterni, avere la possibilità di scegliere che uno dei componenti della famiglia possa dedicarsi part-time  o full time all&#039;educazione e cura dei figli nei primi anni di vita  o dell&#039;assistenza ai familiari anziani e/o disabili, in modo che ogni nucleo scelga la forma che più si adatta meglio alle esigenze specifiche, potendo comunque contare in un sussidio economico tale da sopportare in tutto o in parte la spesa necessaria. 
In questo modo si eliminerebbero anche tanti assegni di disoccupazione (perchè l&#039;uno escluderebbe l&#039;altro) e il lavoro nero. Molti lavori di cura ora affidati a badanti profumatamente pagate potrebbero essere svolti da un familiare che sarebbe stipendiato e assicurato con i contributi.
In Francia, molto efficace è il metodo applicato  detrazioni fiscali che considerano il quoziente familiare: Per   calcolare  l’imposta  sul  reddito,  l’imponibile della  famiglia  viene  diviso  in  parti:  una  per ciascuno  dei  coniugi  o  conviventi,  mezza  parte per  ciascuno  dei  due  primi  figli,  una  parte  intera a  partire  dal  terzo  figlio.  Gli  sgravi  sono  validi  per tutti  i  figli  minorenni,  e  fino  a  25  anni,  se  studiano e  abitano  sotto  lo  stesso  tetto  familiare.  Per esempio,  il  reddito  imponibile  di  una  coppia con tre  figli  (due  parti,  più  due  mezze,  più  una  viene diviso  per  4;  e  quello  di  una  coppia  con  quattro figli  per  4, 5.  Per  quanto  riguarda  i  vantaggi  fiscali,  i  genitori possono  essere  rimborsati  di  una  per centuale delle  spese  sostenute  per  i  servizi  all’infanzia  e possono  ottenere  degli  sgravi  fiscali .
Sono sempre più convinta che se le azioni di governo si orienteranno soprattutto ad agevolare e sostenere la famiglia, indirettamente ma molto efficacemente si potrà fare un passo avanti anche sul piano delle pari opportunità per tutti sopattutto per le donne, che ancora in Italia, si scontrano più che con barriere pregiudiziali ed ideologiche, con problemi &quot;super concreti&quot; e reali. Infatti, allo stato attuale, solo le donne che rinunciano a formare una famiglia hanno maggiore possibilità di realizzarsi nel proprio lavoro, fare carriera ecc.... dunque perchè e soprattutto  a quale prezzo? e se si va avanti in questa direzione non la pagheranno solo le donne ma tutta la società .
Carla Fabbrini
********************************************
Ufficio Pari Opportunità
UTL - AREZZO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dall&#8217;esempio positivo della Francia (dove il tasso di natalità è effettivamente aumentato nell&#8217;ultimo decennio) sarebbe opportuno  che, nel rendere concrete le misure individuate per il quoziente familiare, si trovino anche modalità di sostegno e aiuto molto semplici e snelle, che consentano alle famiglie di optare o per servizi pubblici o privati o, al medesimo costo, potendo optare per la corresponsione di un assegno pari alla spesa eventualmente sostenuta per servizi esterni, avere la possibilità di scegliere che uno dei componenti della famiglia possa dedicarsi part-time  o full time all&#8217;educazione e cura dei figli nei primi anni di vita  o dell&#8217;assistenza ai familiari anziani e/o disabili, in modo che ogni nucleo scelga la forma che più si adatta meglio alle esigenze specifiche, potendo comunque contare in un sussidio economico tale da sopportare in tutto o in parte la spesa necessaria.<br />
In questo modo si eliminerebbero anche tanti assegni di disoccupazione (perchè l&#8217;uno escluderebbe l&#8217;altro) e il lavoro nero. Molti lavori di cura ora affidati a badanti profumatamente pagate potrebbero essere svolti da un familiare che sarebbe stipendiato e assicurato con i contributi.<br />
In Francia, molto efficace è il metodo applicato  detrazioni fiscali che considerano il quoziente familiare: Per   calcolare  l’imposta  sul  reddito,  l’imponibile della  famiglia  viene  diviso  in  parti:  una  per ciascuno  dei  coniugi  o  conviventi,  mezza  parte per  ciascuno  dei  due  primi  figli,  una  parte  intera a  partire  dal  terzo  figlio.  Gli  sgravi  sono  validi  per tutti  i  figli  minorenni,  e  fino  a  25  anni,  se  studiano e  abitano  sotto  lo  stesso  tetto  familiare.  Per esempio,  il  reddito  imponibile  di  una  coppia con tre  figli  (due  parti,  più  due  mezze,  più  una  viene diviso  per  4;  e  quello  di  una  coppia  con  quattro figli  per  4, 5.  Per  quanto  riguarda  i  vantaggi  fiscali,  i  genitori possono  essere  rimborsati  di  una  per centuale delle  spese  sostenute  per  i  servizi  all’infanzia  e possono  ottenere  degli  sgravi  fiscali .<br />
Sono sempre più convinta che se le azioni di governo si orienteranno soprattutto ad agevolare e sostenere la famiglia, indirettamente ma molto efficacemente si potrà fare un passo avanti anche sul piano delle pari opportunità per tutti sopattutto per le donne, che ancora in Italia, si scontrano più che con barriere pregiudiziali ed ideologiche, con problemi &#8220;super concreti&#8221; e reali. Infatti, allo stato attuale, solo le donne che rinunciano a formare una famiglia hanno maggiore possibilità di realizzarsi nel proprio lavoro, fare carriera ecc&#8230;. dunque perchè e soprattutto  a quale prezzo? e se si va avanti in questa direzione non la pagheranno solo le donne ma tutta la società .<br />
Carla Fabbrini<br />
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Ufficio Pari Opportunità<br />
UTL &#8211; AREZZO</p>
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		<title>Di: Frabetti</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/01/06/fisco-accelerare-sul-quoziente-familiare/comment-page-1/#comment-538</link>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 00:00:53 +0000</pubDate>
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		<description>Una riforma del Fisco graduato su un concetto flessibile di &quot;capacità contributiva&quot; e modulato diversamente in relazione a &#039;single&#039; e a nuclei familiari è certo una priorità della Ns. agenda politico-sociale.
Ho qualche perlessità sul &quot;quoziente familiare&quot;, specie se concepito come strumento premiante tout court le famiglie numerose: evidentemente, ad avvantaggiarsi del quoziente, in questo caso, parrebbero essere i nuclei più prolifici, i pakistani, i marocchini etc., sulla lealtà fiscale dei quali spesso si ha motivo di sollevare più di una riserva (almeno da noi, in Emilia finiscono per beneficiare di asili nido gratis e di una larga tolleranza da parte dei servizi sociali se non pagano gli affitti). Inoltre, un &quot;quoziente familiare&quot; incentrato soltanto sull&#039;incremento della disponibilità netta di reddito non sarebbe esente dagli effetti noti del &#039;fiscal drug&#039; e verosimilmente giustificherebbe, nei commercianti, un aumento anche consistente dei prezzi (specie di beni di prima necessità) che annullerebbe gli effetti benefici del maggior reddito (con il rischio, per le famiglie a fasce marginali di reddito, di venire via via sospinte verso aliquote più elevate). 
A mio modesto avviso, gli strumenti fiscali con positivi effetti sulla famiglia devono essere di due tipi: 01) Strumenti mirati possono essere più incisive detrazioni e deduzioni fiscali, per scuole private e servizi vari di ausilio privati (es. servizi infermieristici), per venire incontro a quelle famiglie che, quando vogliono servizi di qualità per investire sul &#039;capitale umano&#039; dei propri figli, si trovano a sostenere oneri economici rilevanti. Una politica che dovrà essere calibrata in modo che a sostenere i benefici siano sì le famiglie, ma senza che il Fisco venga a perderci: il sistema delle detrazioni/deduzioni per servizi privati (specie se brevi ed occasionali come &#039;servizi infermieristici&#039; ...) dovrebbe spingere le famiglie ad un comportamento virtuoso e a chiedere la fattura, con implicito recupero delle imposte indirette (IVA e bollo) dove dovute (della serie: per avere bisogna dare ...); 02) Una complessiva rimodulazione delle imposte indirette gravanti sui consumi, IVA ed accise, in particolare: non si deve far cadere del tutto, cioè, la provocazione di Bonanni che, accanto ad una riduzione delle imposte dirette sulle famiglie (vuoi ottenuta direttamente con riduzione di aliquota, vuoi ottenuta indirettamente con il &#039;quoziente familiare&#039;), possa determinarsi una razionalizzazione/rimodulazione delle aliquote IVA e delle accise, in modo da influire ragionevolmente sulla politica dei prezzi dei beni di prima necessità familiare. A margine, non guasterebbe rimodulare l&#039;enorme carico di &#039;una tantum&#039;, contributi straordinari, aliquote addizionali che gravano su alcuni beni di primaria importanza (vedi la benzina, sulla quale si pagano ancora le imposte straordinarie del terremoto del Belice), che non poco hanno concorso (e concorrono tuttora) a far lievitare i prezzi a livelli esagerati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una riforma del Fisco graduato su un concetto flessibile di &#8220;capacità contributiva&#8221; e modulato diversamente in relazione a &#8217;single&#8217; e a nuclei familiari è certo una priorità della Ns. agenda politico-sociale.<br />
Ho qualche perlessità sul &#8220;quoziente familiare&#8221;, specie se concepito come strumento premiante tout court le famiglie numerose: evidentemente, ad avvantaggiarsi del quoziente, in questo caso, parrebbero essere i nuclei più prolifici, i pakistani, i marocchini etc., sulla lealtà fiscale dei quali spesso si ha motivo di sollevare più di una riserva (almeno da noi, in Emilia finiscono per beneficiare di asili nido gratis e di una larga tolleranza da parte dei servizi sociali se non pagano gli affitti). Inoltre, un &#8220;quoziente familiare&#8221; incentrato soltanto sull&#8217;incremento della disponibilità netta di reddito non sarebbe esente dagli effetti noti del &#8216;fiscal drug&#8217; e verosimilmente giustificherebbe, nei commercianti, un aumento anche consistente dei prezzi (specie di beni di prima necessità) che annullerebbe gli effetti benefici del maggior reddito (con il rischio, per le famiglie a fasce marginali di reddito, di venire via via sospinte verso aliquote più elevate).<br />
A mio modesto avviso, gli strumenti fiscali con positivi effetti sulla famiglia devono essere di due tipi: 01) Strumenti mirati possono essere più incisive detrazioni e deduzioni fiscali, per scuole private e servizi vari di ausilio privati (es. servizi infermieristici), per venire incontro a quelle famiglie che, quando vogliono servizi di qualità per investire sul &#8216;capitale umano&#8217; dei propri figli, si trovano a sostenere oneri economici rilevanti. Una politica che dovrà essere calibrata in modo che a sostenere i benefici siano sì le famiglie, ma senza che il Fisco venga a perderci: il sistema delle detrazioni/deduzioni per servizi privati (specie se brevi ed occasionali come &#8217;servizi infermieristici&#8217; &#8230;) dovrebbe spingere le famiglie ad un comportamento virtuoso e a chiedere la fattura, con implicito recupero delle imposte indirette (IVA e bollo) dove dovute (della serie: per avere bisogna dare &#8230;); 02) Una complessiva rimodulazione delle imposte indirette gravanti sui consumi, IVA ed accise, in particolare: non si deve far cadere del tutto, cioè, la provocazione di Bonanni che, accanto ad una riduzione delle imposte dirette sulle famiglie (vuoi ottenuta direttamente con riduzione di aliquota, vuoi ottenuta indirettamente con il &#8216;quoziente familiare&#8217;), possa determinarsi una razionalizzazione/rimodulazione delle aliquote IVA e delle accise, in modo da influire ragionevolmente sulla politica dei prezzi dei beni di prima necessità familiare. A margine, non guasterebbe rimodulare l&#8217;enorme carico di &#8216;una tantum&#8217;, contributi straordinari, aliquote addizionali che gravano su alcuni beni di primaria importanza (vedi la benzina, sulla quale si pagano ancora le imposte straordinarie del terremoto del Belice), che non poco hanno concorso (e concorrono tuttora) a far lievitare i prezzi a livelli esagerati.</p>
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