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Fisco, accelerare sul quoziente familiare

A cura della Redazione – Accelerare l’introduzione del quoziente familiare. E’ la richiesta dell’Ugl in vista di un tavolo con il governo sulla riforma del sistema fiscale. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha espresso, infatti, l’intenzione di varare una riforma generale del sistema fiscale, con una consultazione generale. E in sede di confronto l’Ugl ribadirà, come ha spiegato il segretario confederale, Paolo Varesi, “che si acceleri sulla definizione di un fisco a misura di famiglia attraverso l’attuazione del quoziente familiare, previsto dal programma di governo e in linea con il federalismo fiscale”. L’Ugl da tempo è mobilitata a sostegno del quoziente familiare e dopo le due Giornate di iniziativa nazionali per la raccolta del firme, continua il proprio impegno a favore di una “una più equa distribuzione della ricchezza spostando l’attenzione del fisco dal singolo ai nuclei familiari. Il quoziente familiare oltre ad alleggerire le tasse a lavoratori dipendenti e pensionati, fortemente penalizzati dall’attuale sistema fiscale, consentirebbe inoltre, come dimostrato dove già in vigore, di incentivare l’occupazione femminile e agirebbe da catalizzatore per altri interventi a sostegno della famiglia”.

Intanto secondo una indagine del Corriere della Sera sulle dichiarazioni dei redditi del 2008, il reddito medio degli italiani è salito da 18.540 a 19.110 euro, un 3% in più che, tuttavia, non fa fare grandi salti in avanti nella classifica dei salari medi nei Paesi Ocse, dove l’Italia si posiziona al 23esimo posto tra i 30 Paesi più industrializzati del mondo, dietro anche alla Grecia e alla Spagna, e con stipendi inferiori del 17% rispetto alla media complessiva. Per il segretario confederale dell’Ugl Cristina Ricci “il vantaggio va per lo più al fisco, perché quando aumenta la base imponibile di coloro che le tasse le pagano da sempre a guadagnare è sopratutto lo Stato, mentre un nucleo familiare di 4 persone, magari con una sola entrata di 1500 euro al mese, deve continuare a fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, anche con un 3 per cento in più”. Inoltre si tratta di rilevazioni “che non testimoniano ancora l’impatto della crisi, iniziata negli ultimi mesi del 2008 per poi manifestarsi più negativamente nel 2009 sotto i colpi di cassa integrazione, di tante crisi aziendali con relativa fuoriuscita di posti di lavoro e riduzione di reddito”.

Fonte: www.ugl.it

2 commenti

  1. Carla Fabbrini scrive:

    A partire dall’esempio positivo della Francia (dove il tasso di natalità è effettivamente aumentato nell’ultimo decennio) sarebbe opportuno che, nel rendere concrete le misure individuate per il quoziente familiare, si trovino anche modalità di sostegno e aiuto molto semplici e snelle, che consentano alle famiglie di optare o per servizi pubblici o privati o, al medesimo costo, potendo optare per la corresponsione di un assegno pari alla spesa eventualmente sostenuta per servizi esterni, avere la possibilità di scegliere che uno dei componenti della famiglia possa dedicarsi part-time o full time all’educazione e cura dei figli nei primi anni di vita o dell’assistenza ai familiari anziani e/o disabili, in modo che ogni nucleo scelga la forma che più si adatta meglio alle esigenze specifiche, potendo comunque contare in un sussidio economico tale da sopportare in tutto o in parte la spesa necessaria.
    In questo modo si eliminerebbero anche tanti assegni di disoccupazione (perchè l’uno escluderebbe l’altro) e il lavoro nero. Molti lavori di cura ora affidati a badanti profumatamente pagate potrebbero essere svolti da un familiare che sarebbe stipendiato e assicurato con i contributi.
    In Francia, molto efficace è il metodo applicato detrazioni fiscali che considerano il quoziente familiare: Per calcolare l’imposta sul reddito, l’imponibile della famiglia viene diviso in parti: una per ciascuno dei coniugi o conviventi, mezza parte per ciascuno dei due primi figli, una parte intera a partire dal terzo figlio. Gli sgravi sono validi per tutti i figli minorenni, e fino a 25 anni, se studiano e abitano sotto lo stesso tetto familiare. Per esempio, il reddito imponibile di una coppia con tre figli (due parti, più due mezze, più una viene diviso per 4; e quello di una coppia con quattro figli per 4, 5. Per quanto riguarda i vantaggi fiscali, i genitori possono essere rimborsati di una per centuale delle spese sostenute per i servizi all’infanzia e possono ottenere degli sgravi fiscali .
    Sono sempre più convinta che se le azioni di governo si orienteranno soprattutto ad agevolare e sostenere la famiglia, indirettamente ma molto efficacemente si potrà fare un passo avanti anche sul piano delle pari opportunità per tutti sopattutto per le donne, che ancora in Italia, si scontrano più che con barriere pregiudiziali ed ideologiche, con problemi “super concreti” e reali. Infatti, allo stato attuale, solo le donne che rinunciano a formare una famiglia hanno maggiore possibilità di realizzarsi nel proprio lavoro, fare carriera ecc…. dunque perchè e soprattutto a quale prezzo? e se si va avanti in questa direzione non la pagheranno solo le donne ma tutta la società .
    Carla Fabbrini
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    Ufficio Pari Opportunità
    UTL – AREZZO

  2. Frabetti scrive:

    Una riforma del Fisco graduato su un concetto flessibile di “capacità contributiva” e modulato diversamente in relazione a ’single’ e a nuclei familiari è certo una priorità della Ns. agenda politico-sociale.
    Ho qualche perlessità sul “quoziente familiare”, specie se concepito come strumento premiante tout court le famiglie numerose: evidentemente, ad avvantaggiarsi del quoziente, in questo caso, parrebbero essere i nuclei più prolifici, i pakistani, i marocchini etc., sulla lealtà fiscale dei quali spesso si ha motivo di sollevare più di una riserva (almeno da noi, in Emilia finiscono per beneficiare di asili nido gratis e di una larga tolleranza da parte dei servizi sociali se non pagano gli affitti). Inoltre, un “quoziente familiare” incentrato soltanto sull’incremento della disponibilità netta di reddito non sarebbe esente dagli effetti noti del ‘fiscal drug’ e verosimilmente giustificherebbe, nei commercianti, un aumento anche consistente dei prezzi (specie di beni di prima necessità) che annullerebbe gli effetti benefici del maggior reddito (con il rischio, per le famiglie a fasce marginali di reddito, di venire via via sospinte verso aliquote più elevate).
    A mio modesto avviso, gli strumenti fiscali con positivi effetti sulla famiglia devono essere di due tipi: 01) Strumenti mirati possono essere più incisive detrazioni e deduzioni fiscali, per scuole private e servizi vari di ausilio privati (es. servizi infermieristici), per venire incontro a quelle famiglie che, quando vogliono servizi di qualità per investire sul ‘capitale umano’ dei propri figli, si trovano a sostenere oneri economici rilevanti. Una politica che dovrà essere calibrata in modo che a sostenere i benefici siano sì le famiglie, ma senza che il Fisco venga a perderci: il sistema delle detrazioni/deduzioni per servizi privati (specie se brevi ed occasionali come ’servizi infermieristici’ …) dovrebbe spingere le famiglie ad un comportamento virtuoso e a chiedere la fattura, con implicito recupero delle imposte indirette (IVA e bollo) dove dovute (della serie: per avere bisogna dare …); 02) Una complessiva rimodulazione delle imposte indirette gravanti sui consumi, IVA ed accise, in particolare: non si deve far cadere del tutto, cioè, la provocazione di Bonanni che, accanto ad una riduzione delle imposte dirette sulle famiglie (vuoi ottenuta direttamente con riduzione di aliquota, vuoi ottenuta indirettamente con il ‘quoziente familiare’), possa determinarsi una razionalizzazione/rimodulazione delle aliquote IVA e delle accise, in modo da influire ragionevolmente sulla politica dei prezzi dei beni di prima necessità familiare. A margine, non guasterebbe rimodulare l’enorme carico di ‘una tantum’, contributi straordinari, aliquote addizionali che gravano su alcuni beni di primaria importanza (vedi la benzina, sulla quale si pagano ancora le imposte straordinarie del terremoto del Belice), che non poco hanno concorso (e concorrono tuttora) a far lievitare i prezzi a livelli esagerati.

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