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I rischi di ‘Facebook’ per l’Autorithy Garante della Privacy

A cura della Redazione -

Qui di seguito pubblichiamo un breve stralcio dell’intervista al Vicepresidente dell’ Autorithy Garante della Privacy Avv. Giuseppe Chiaravallotti, rilasciata al Sito Help Consumatori (curata da Antonella Giordano), che invita alla prudenza il pubblico (specie giovane) dagli usi impropri del più famoso ’socialwork’ del momento, ossia ‘facebook’. Nello stralcio di intervista, l’Avv. Chiaravallotti, mette in guardia dai possibili rischi di imputazione penale per diffamazione o istigazione (vedi gruppi “uccidiamo Berlusconi!”), ovvero dalle problematiche che possono insorgere nella ricerca di un lavoro, se l’immagine nel web non corrisponde all’immagine disegnata nel curriculum di presentazione. Un’occasione, crediamo, preziosa per la riflessione rispetto ad un fenomeno sempre più rilevante socialmente, per le giovani generazioni e non solo. Di seguito, il testo dell’intervista.

Sulla questione dei social network, quali sono i consigli utili agli utenti, soprattutto ai più giovani? Essendo i social network in continuo movimento ci può essere il rischio che le norme sulla privacy vengano continuamente bypassate?

Le cosiddette “reti sociali” sono uno strumento di comunicazione e di socializzazione potentissimo. Tanto efficace quanto pericoloso. Spesso i giovani non sono consapevoli di quanti danni possa causare alla loro vita privata o alla futura vita lavorativa la pubblicazione on line di fotografie o di un commento sbagliato. Anche solo qualche giorno fa, quanti ragazzi si sono iscritti – diciamolo, con faciloneria – a gruppi di Facebook che lodavano comportamenti violenti? Proprio quest’anno, il Garante ha pubblicato una guida sull’uso dei Social Network che è stata distribuita gratuitamente negli uffici postali di tutto il paese e che presto sarà inviata anche alle scuole. Chi lo desidera può anche scaricarne una copia dal nostro sito http://www.garanteprivacy.it/garante/navig/jsp/index.jsp . Contiene numerosi avvertimenti e consigli adatti sia agli utenti esperti, sia a quelli alle prime armi. Comunque, prima di pubblicare qualcosa, pensateci sempre bene. Sembra il consiglio di un buon padre ma, in un momento in cui le regole internazionali sono ancora troppo lassiste, è quello che funziona meglio. E in caso di problemi rivolgetevi a noi.

Qual è, secondo lei, il futuro della privacy di fronte ad un’invasione sempre più diffusa di internet?

Internet ha una grande capacità. Non dimentica mai. Non dimentica le cose sbagliate che sono state scritte su di noi, come non dimentica informazioni che una volta ci rappresentavano ma che oggi non consideriamo più attuali. La rete, poi, è globale, quindi i dati su una persona italiana possono finire in server di un paese asiatico o dell’America latina. Anche l’evoluzione quotidiana della tecnologia richiede che i nostri provvedimenti siano sempre aggiornati. Per difendere la privacy dei navigatori siamo intervenuti, ad esempio, sugli archivi giornalistici on-line, sui motori di ricerca, ma anche sullo “spionaggio” della navigazione dei lavoratori. Suggeriamo comunque agli utenti di essere estremamente cauti a pubblicare con disinvoltura su internet i propri dati personali. I furti d’identità, infatti, sono ormai quotidiani.

Qual è la situazione dell’Italia rispetto agli altri paesi, parliamo ovviamente dell’Europa?

Nel 2008, secondo un sondaggio dell’eurobarometro, solo il 12% degli italiani si dichiarava molto preoccupato per la protezione dei propri dati personali. Un dato molto inferiore alla media europea: il 64% dei cittadini europei era preoccupato per la propria privacy. Questo, da un lato potrebbe significare che i cittadini hanno maggiore fiducia nelle istituzioni che li garantiscono, dall’altro che occorre maggiore consapevolezza sui rischi quotidiani per la nostra privacy. Gli adolescenti italiani, però, cominciano ad essere più attenti a questo tema. Da una recente ricerca condotta da Save the Childreen, infatti, emerge che il 92% degli adolescenti italiani pensa che i propri coetanei abbiano poco rispetto per la privacy altrui, in particolare nell’uso del web.

Cosa si sta facendo a livello europeo per la tutela della privacy?

Le istituzioni europee si stanno muovendo con grande efficacia. Si pensi soltanto al lavoro svolto per assicurare massima tutela ai minori. Sono però necessari strumenti che ci permettano di agire anche al di fuori dei confini europei. Per questo il Garante italiano ha da poco sottoscritto, con le autorità di altri 50 paesi, un’importante risoluzione – la dichiarazione di Madrid – che contiene un primo pacchetto di regole e principi per la protezione della privacy a livello mondiale. Il cammino è comunque lungo.

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