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La “scelta giacobina” del fronte unitario No-Berlusconi (PD, UDC, IDV) dopo i fatti di Milano

6f8d9fbe5f9b82c8di Giorgio Frabetti- Gli eventi di domenica scorsa avranno un’ influenza sugli sviluppi dello scenario politico italiano?

Certo, non è tranquillizzante che su ‘facebook’ compaiono gruppi, pagine che inneggiano all’aggressore di Berlusconi, conferendo l’indebita qualifica di “attentatore” ad un soggetto come Tartaglia (molto probabilmente non compus sui per i problemi psichiatrici rivelati da suo padre); certo, non si sta tranquilli quando politici del calibro di Rosy Bindi (Presidente del PD) dichiarano in televisione che gesti come quello di domenica, per quanto inqualificabili, sono “spiegabili”; senza contare le dichiarazioni di Di Pietro, secondo cui il ‘premier’ “si sarebbe andato a cercare” quanto capitato domenica.  Per questo, i nostri politici dovrebbero capire che, in certe circostanze, le parole non sono flatus vocis, ma sono sostanza (01), perchè delle due l’una: se noi qualifichiamo il gesto di Tartaglia come il gesto di un folle, effettivamente noi ne escludiamo qualunque rilevanza politica possibile; se noi, invece, anche senza giustificarne la condotta, cominciamo a leggervi motivi politici, allora automaticamente riconosciamo all’episodio rilevanza politica e automaticamente diamo un alibi a chi oggi intende portare lo scontro contro Berlusconi sul piano della “violenza” (anche genericamente inteso, perchè oggi ai tempi del soft power di Internet e di Facebook, anche una “torta in faccia” può essere caricata di significati estremistici). Un simile modus procedendi (vedi le parole della Bindi) può tecnicamente definirsi “giacobino”.

Il punto politico, allora, è il seguente: Quali sono gli effettivi obiettivi, le effettive prospettive di questa ”scelta giacobina” dell’Opposizione antiberlusconiana? Giova davvero al nuovo fronte “No-Berlusconi” (e sedicente, pro-Costituzione) che, sabato scorso, ha visto aggregarsi anche l’UDC? E’ una strategia destinata a produrre risultati? O è solo un’inutile, vana agitazione per nascondere vuoti di idee, di programmi e di strategia?

Personalmente, propendiamo per quest’ultima interpretazione; siamo, cioè, fermamente convinti che le punte giacobine di Bindi e soci siano solo un patetico bluff; un “fare la faccia feroce” per “spaventare le passere”, e per (cercare di) mascherare l’effettiva mancanza di prospettive dell’Opposizione. Viceversa, crediamo che questa “scelta giacobinina” (crediamo) avrà un solo prevedibile effetto: quello di compattare la maggioranza di centro-destra, stabilizzarla e “blindarla” da possibili dissidenze o contiguità con l’opposizione.

Consideriamo alcuni aspetti essenziali.

Come noto, PD-IDV-UDC non hanno la maggioranza numerica per rovesciare Berlusconi; comprensibile, allora, che cerchino di forzare la mano, drammatizzando il sedicente autoritarismo e peronismo di Berlusconi, per (cercare di) fiaccare l’unità della maggioranza e favorire dissidenze. Tutto comprensibile: il problema, però, sono i numeri; è lì che il “nuovo fronte unitario per la Costituzione” dovrà prima o poi “trovare la quadra” per dare un seguito politico alla propria iniziativa. E i numeri per rovesciare Berlusconi non ci sono; dubitiamo fondatamente che ci saranno in futuro.

E’  noto  che attualmente un ”Ribaltone” può riuscire solo se PD-UDC-IDV riescono ad aggregare i deputati finiani (basterà leggere gli articoli de Il Fatto Quotidiano del mese scorso, che davano per “combinato” l’accordo). Ma questa aggregazione appare facile solo a dirsi, ma non a farsi: anzitutto, perchè non è chiaro se i deputati della PDL ufficialmente ex-AN siano effettivamente disposti a seguire Fini in un’eventuale dissidenza aperta con Berlusconi (i distinguo di Bocchino e Gasparri, già colonelli finiani tra i più attivi in passato nella “destra protagonista” fanno sorgere più di un dubbio in proposito…). In secondo luogo, non è chiaro nemmeno se la strategia di Fini della “doccia fredda” contro Berlusconi (vedi anche deplorazioni di ieri sul voto di fiducia) intenda qualificarsi come dissidenza vera e propria, ovvero come schermaglia interna finalizzata a semplici a riposizionamenti di potere all’interno della costituenda PDL tra ex- FI e ex-AN , in vista delle Regionali 2010. Elezioni in cui obiettivo strategico della PDL è conquistare le Regioni del Sud, dove AN storicamente è sempre stata molto radicata.

Ma, a mio giudizio, c’è un argomento che attesta ancora più chiaramente la sostanziale inverosimiglianza di un rovesciamento dell’attuale maggioranza: chi potrebbe effettivamente candidarsi a Premier dopo il ribaltone? Il punto è meno chiaro di quanto comunemente si creda.

A prima vista la risposta più scontata parrebbe una: Fini(02). Il quale effettivamente, come Presidente della Camera, potrebbe invocare il “premierato” per la via istituzionale. Laddove, cioè, si creasse una situazione di effettiva emergenza (es. grave condanna di Berlusconi e di sua interdizione ai pubblici uffici), davanti al veto della forze sociali (Confindustria in primis) verso nuove elezioni, Fini, in qualità di Presidente della Camera, sarebbe il candidato naturale alla successione di Berlusconi per un Governo Isitituzionale d’emergenza. Questa è la prassi costituzionale: una prassi che Naopolitano ha dimostrato di voler seguire anche dopo le dimissioni di Prodi nel gennaio 2008, quando, prima di sciogliere le Camere, ha affidato ad uno dei Presidenti delle Camere, (in quel caso, al Presidente del Senato Sen. Marini) l’incarico per formare un nuovo Governo. Non c’è due senza tre: Fini, quindi, sarebbe certamente in polposition per la successione al Governo, in caso di dimissioni di Berlusconi.

Ora , non vi è chi non veda come una simile operazione alla fine gioverebbe politicamente solo alla PDL; e non certo il PD, nè a IDV, nè all’UDC. Perchè portare Fini al ‘premierato’ significherebbe naturalmente aprire il “dopo-Berlusconi” con una ’leadership’ della PDL sbilanciata su un profilo “anti-berlusconiano”, capace solo di “scavalcare” (da Destra) il fronte anti-berlusconiano di Sinistra, e ottenere alla PDL il pieno dei voti da parte degli elettori antiberlusconiani non di Sinistra. Alla fine, quindi, Bersani, Di Pietro e Casini rimarrebbero senza … elettori. Un vero pericolo politico per la causa anti-berlusconiana : di questa preoccupazione si è fatto interprete Antonio Padellaro, nell’editoriale del 02 dic. scorso (relativo alla punta massima di crisi dei rapporti tra Fini e Berlusconi).

Per questo motivo, quindi, riteniamo che un’ipotesi Fini, come premier del “Ribaltone”, possa solo portare allo “stallo” il Fronte “No-Berlusconi”. Lo stallo, poi, crediamo sia destinato ad aumentare, anche in relazione alla recente adesione dell’On. Casini al medesimo “fronte unico”.

Diciamo questo perchè, personalmente, riteniamo che il lancio da parte di Casini del  “fronte unico antiberlusconiano” per la Costituzione, equivalga ad auto-candidatura del ‘leader’ centrista alla Presidenza del Consiglio per il governo del “Ribaltone”.  Non si può certo negare che (almeno sulla carta) una candidatura Casini effettivamente avrebbe più carte “in regola” per apparire politicamente super partes (complice l’ “oltranzismo centrista” di Casini e la sua conclamata equidistanza dai Poli). Inoltre, dubitiamo che, senza questo “secondo fine”, l’On. Casini si sarebbe “compromesso” per un’allenza aperta (oltrechè al PD) anche a Di Pietro: un’alleanza pericolosa, che teoricamente può aprire a Casini la via del “suicidio politico”, per il palese contrasto tra l’intransigenza di Di Pietro ed il moderatismo fin qui propalato dal ‘leader’ centrista (non è stato Casini a dire che, per colpa di Di Pietro, Berlusconi rimarrà al governo a vita?). A questo punto, quindi, l’autocandidatura di Casini, oltre ad aumentare i concorrenti alla leadership del “fronte unico anti-berlusconiano”, apre un’ulteriore insidia non da poco, non solo per PD e IDV, ma anche per Berlusconi e la PDL:  un “governo di decantazione” ultra-centrista affidato a Casini, ovvero ad uno dei ‘leader’ politici che più di tutti ha dichiarato di voler “superare” l’attuale bipartitismo, implicherebbe automaticamente la delegittimazione politica sia del PD sia della PDL, dei due partiti “a vocazione maggioritaria” che attualmente intendono polarizzare la competizione politica.

Per questo motivo, quindi, ammesso e non concesso che questa ricostruzione sia vera, è prevedibile che le dichiarazioni di Casini siano destinate ad accentuare ancora di più lo “stallo del “Fronte Comune antiberlusconiano” per la Costituzione.

Per questo motivo, riteniamo che la “scelta giacobina” del “Fronte Unico Anti-berlusconiano” sia condannata in partenza alla sterilità politica. Non solo: la “scelta giacobina” è solo una veste con la quale il “Fronte” intende mascherare il proprio nulla ed il proprio vuoto di strategia.

Ora,  un simile ”stallo politico” del “Fronte No-Berlusconi” può solo giovare a due soggetti: Di Pietro e Berlusconi.

Non si sopravvalutino le apparenze e non si creda prossima una “messa fuori legge” di IDV e dei suoi manutengoli mediatici Travaglio e Santoro. Certo, le dichiarazioni di Cicchitto alla Camera su Travaglio e Santoro come “mandanti” di quanto capitato domenica fanno impressione e certo potrebbero anche essere lette come improvvide (in questo senso, le ha commentate Fini), perchè indirettamente avvallerebbero una lettura politica al gesto di uno squilibrato (provocando, in prospettiva, emulazione). In realtà, a valutarne con attenzione e disincanto, i prevedibili effetti, tali dichiarazioni alla fine conferiscono a Di Pietro, a Santoro e Travaglio una visibilità che altrimenti non avrebbero mai avuto.

C’è una cosa che ha colpito nel dibattito alla Camera sui fatti di Milano: mentre Di Pietro parlava, la maggioranza è uscita dall’Aula. Uno strano “Aventino invertito”, di cui non può essere sottaciuta la valenza simbolica e politica molto forte. Personalmente, infatti, siamo convinti che la PDL, con questo gesto, abbia inteso far risaltare il ruolo di Di Pietro come ‘leader’ dell’Opposizione. Ora, noi crediamo che sia preciso interesse della PDL cavalcare e lasciar sfogare il “giacobinismo” di cui attualmente è capace l’Opposizione, allo scopo di ”pomparne” le componenti “intransigenti” (come Di Pietro), dividere ulteriormente il PD dall’IDV, lasciare oltremodo scoperti Bersani e Casini sul versante centrista e moderato. Riteniamo, comunque, che il vero obiettivo della PDL in questo momento sia quello di “fare terra bruciata a Casini” (l’unica teorica alternativa moderata alla PDL): in effetti, un’egemonia di Di Pietro nel Fronte Unico No-B metterebbe all’angolo qualsiasi ambizione del leader centrista di giocare un ruolo equilibratore tra centro-destra e centro-sinistra e ne squalificherebbe l’immagine moderata che alle elezioni europee ha indubbiamente giovato all’UDC dal punto di vista numerico.

Alla fine, davanti ad un’opposizione divisa e preda dell’estremismo, rimarrebbe solo Berlusconi e la PDL come baluardo del voto moderato. A riprova della pochezza di prospettive della “scelta giacobina”, ricordiamo a PD-IDV-UDC che è una vecchia tecnica di Berlusconi quella di utilizzare l’estremismo del centro-sinistra per logorarne l’opposizione (nel 2006, il PRC; oggi IDV): fu così ai tempi delle elezioni del 2006, quando la vittoria ai punti del governo Prodi consegnò all’Italia un aborto di governo che, paralizzato da Rifondazione, cadde miseramente poco tempo dopo. Sarà così ancora per il Fronte Unico No-Berlusconi.

Note:

(01) Non credo si debbano esibire particolari patenti di “psicologi delle folle” per dire che dichiarazioni di questo calibro sono quantomai errate ed inopportune: errate, perchè gesti come quelli di Tartaglia costituiscono rischi purtroppo comuni e intrinseci al ruolo di personaggi molto esposti mediaticamente come Berlusconi (ma anche per le pop star: pensiamo a John Lennon!) e ce ne vuole, quindi, per attribuire finalità e moventi politici in senso stretto; sono dichiarazioni inopportune, perchè, caricando il gesto di un significato politico che non ha, si stimola l’emulazione, che è caratteristica dei fenomeni terroristici (sul tema saggiamente hanno insistito Letta e Rutelli, Presidente del COPASIR, il Comitato Parlamentare di controllo dei servizi di sicurezza). Senza pretendere di aprire in questa sede un saggio di psicologia del terrorismo, ricordo che nel 1969, prima di arrivare alla strage di Piazza Fontana, nella primavera-estate, ci furono molti attentati minori e piccoli e così prima dell’attentato a Piazza della Loggia ed Italicus nel 1974, fino ad arrivare all’11 settembre 2001

(02) “Tra i berluscones non si esclude che Fini ormai stia guardando oltre il Cav. E i continui strappi porterebbero all’ipotesi di un governo istituzionale che l’ex leader di An potrebbe presiedere. Con chi? Con chi ci sta. Quando? Magari a gennaio sul nodo giustizia. La stessa ipotesi decantata da Casini qualche giorno fa con annesso annuncio di “sorprese” se il governo Berlusconi dovesse cadere”. Così in LUCIA BIGOZZI,  Fini “censura” il governo e riaccende le tensioni nella maggioranza ne L’Occidentale, 16/12/2009.

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