11 dic, 2009
Facebook, il pensiero collettivo e la “morte” dell’intellettuale profetico
Federico Mugnai
– I dati registrati da un recente rapporto del Censis, mostrano chiaramente come stia dilagando anche in Italia il fenomeno dei social network (tra tutti Facebook), che permettono ad ogni persona di interagire e condividere esperienze, stati d’animo, idee, attraverso il Pc, con più persone, siano amici oppure semplici conoscenti. Realtà innovativa che riesce ad attirare l’interesse di centinaia di milioni di persone sparse in tutto il mondo. Non sorprende quindi il dato, rilevato dallo stesso Censis, della diminuzione della vendita e della diffusione registrata nel 2009 dai principali quotidiani, settimanali e riviste. La crisi economica ancora in corso, non è sufficiente da sola a spiegare a fondo il fenomeno. In realtà sempre più persone navigano in internet, consultano pagine web gratuite, agenzie di informazioni o visitano i numerosissimi blog che costellano questo universo virtuale. I social networks non sono altro quindi che una innovativa espressione delle esigenze provenienti dagli utenti di internet, che attraverso questa rivoluzionaria realtà divengono protagonisti di una vita virtuale che tenta di rispecchiare la vita reale e concreta di tutti i giorni. Dato che i social networks investono e coinvolgono tutto il mondo, è facile constatare come ogni persona che ne faccia uso sia attratta , quasi rapito da una forza centrifuga, a condividere idee universali, pensieri astratti, a volte utopici, che spesso non combaciano con la realtà nella quale noi tutti siamo chiamati a vivere e ad agire. E’ nella stessa natura intrinseca dei social networks, aggregare ed unire persone e luoghi tra loro diversissimi in un’unica rete dove scompaiono tutti i vincoli che legano ognuno alla propria terra e dove si dissolvono qualsiasi tipo di differenza tra i singoli individui. Viene così a crearsi un pensiero collettivo, globale, che spesso si fa portavoce più del risentimento, della rabbia e delle frustrazioni di coloro che sono delusi della realtà in cui vivono, dei propri governanti, etc.., rispetto ad un pensiero critico e riflessivo che tenti un confronto sereno con altri utenti oppure sia capace di trasmettere i propri ideali senza farsi condizionare troppo dalla massa. E’ però il “pensiero del gregge” la cifra significativa dei social networks. E’ altresi facile constatare come il pensiero globale sia anche la conseguenza diretta della carenza di idee nuove, della mancanza degli intellettuali scomodi, profetici, figure che sono morte con la fine del Novecento. L’intellettuale oggi è nascosto dietro queste nuove realtà; ancora impegnato a decifrare il secolo scorso o assoldato da qualche fazione politica. Ciò di cui la società è satura, è la presenza costante dei finti intellettuali, in realtà demagoghi, capaci solo di prospettare l’imminente catastrofe e incitare ”il popolino” all’odio civile. Manca invece l’intellettuale interclassista, auspicato da Giuseppe Bottai, che si inserisce tra potere e cultura e tenta di creare una effetiva unità nazionale, stimolando alla critica e alla personalizzazione delle proprie inclinazioni soprattutto i giovani emergenti (si pensi a tal ciò al ruolo ricoperto dalle riviste ”Critica fascista” e “Primato” dirette dallo stesso Bottai). E’ purtroppo priva la società odierna dell’ intellettuale scomodo, di colui che esce dagli schemi ideologici e si fa promotore di un pensiero o di un metodo di analisi innovativo (penso ad esempio, per citare i più noti dal dopoguerra ad oggi, a Renzo De Felice, ad Augusto Del Noce e a Pasolini). Nell’era di facebook ognuno di noi ha il potere di differenziarsi, di pensare in maniera spontanea ed originale, ma sembra manchi la volontà di farlo. Ma soprattutto siamo (tranne alcune eccezioni) privi di una prospettiva chiara sul futuro. Da qui il diffuso disinteresse del popolo per la politica o peggio ancora l’odio sociale e civile covato da varie minoranze, che riguardando tutto il mondo diventa globale, collettivo e trova sfogo ed alimento su realtà nuove quali Facebook.
mi limito a constatare modestamente che questo mio articolo purtroppo si è rivelato profetico.
Federico, come ti ho già detto, quello che dici sulla svalutazione del lavoro intellettuale è certamente vero, ma secondo me si deve tener conto che la realtà di ‘facebook’ e dei ’social network’ è ambivalente. Prendi ad esempio ‘facebook’: certo, diventa fattore di imbarbarimento, se mi limito a fare ‘test’ idioti o addirttura chat porno. Ma ‘facebook’ permette (in potenza) un’apertura culturale senza precedenti: io credo a quello che dice in punto di ’social network’ luca de biase nel suo libro ‘economia della felicità’ (Feltrinelli, 2007) sulla capacità di ‘facebook’ e simili di aprire gli scambi culturali in modo molto più esteso del passato. Dipende da come ‘facebbok’ si usa: io personalmente sono convinto che se ‘facebook’ è usato per fare cultura può diventare qualcosa di simile e di più rispetto ad esempio all’esperienza de ‘la voce’ di Giuseppe Prezzolini. Di più, perchè mentre ‘la voce’ ebbe vita difficile per le difficoltà finanziarie ed editoriali tipiche di un giornale, la scrittura su ‘facebook’ o su blog normalmente agisce su ‘provider’ (google) solidi e non è condizionata da complicazioni finanziarie e gestionali. Ma lo stesso ragionamento si potrebbe applicare a Bottai: pensa se il lavoro della sua ‘critica fascista’ fosse stato fatto con le facilitazioni di oggi … (anche se forse Spirito e soci avrebbero arricciato il naso a ‘postare’ come facciamo noi!).