18 nov, 2009
Sulla questione del finanziamento pubblico alla cultura
Questo Governo sta rivedendo radicalmente la politica dei finanziamenti al Fus, Fondo unico per lo spettacolo, è vero. Ma c’è una ragione in tutto questo, etica ed estetica.
La cultura e l’arte, per vivere e prosperare, non hanno bisogno di assistenzialismo ma di avere la forza della bellezza. L’assistenzialismo impigrisce, toglie creatività. Inoltre comporta un altro guaio: lega al carro di chi ti dà denari, e se non ne condividi l’ideologia, finisci comunque per cercare di dimostrare d’essere degno del finanziamento pubblico.
Vogliamo fare l’esempio del cinema? Facciamolo, tanto il discorso è lo stesso per tutte le altre Muse.
La crisi del nostro cinema, soprattutto dei film di interesse culturale nazionale (Icn), cioé di quelle pellicole che dovrebbero tenere alta la bandiera della qualità artistica, sembra ormai evidente più all’estero che in Italia, dove l’ipocrisia dei media funziona ancora da comodo paravento. Ed è una crisi dove le responsabilità politiche della sinistra sono enormi: l’egemonia gramsciana che nell’arco di alcuni decenni i comunisti e i postcomunisti hanno costruito nel mondo del cinema, per una certa fase in gara con la Dc di Giulio Andreotti, alla resa dei conti ha portato a risultati catastrofici sotto ogni profilo, sia artistico sia economico. Oggi quello della cinematografia italiana è un settore assistito e clientelare, ampiamente foraggiato con i finanziamenti del ministero per i Beni culturali, che di fatto mettono a carico dei contribuenti il mantenimento di una sterminata clientela di finti produttori, di finti registi, di finti sceneggiatori, i quali con l’impiego di attori e comparse schierati pure loro a sinistra producono film-flop che non sempre riescono ad uscire nelle sale, tanto sono inguardabili, e che quando ci arrivano, salvo rare eccezioni, incassano dal botteghino pochi spiccioli, per poi sparire nel dimenticatoio. Una vergogna per la politica e per la cultura, un fallimento che dobbiamo denunciare con forza come un frutto avvelenato dell’egemonia instaurata dalla sinistra, in un settore di enorme importanza nel campo della comunicazione.
Il politico che più si è distinto nell’impresa di sostenere il cinema assistito con il denaro pubblico è Walter Veltroni. Quando è stato alla guida del ministero dei Beni culturali, ha modellato una legge sul cinema che sembra fondata sul principio “prendi i soldi e scappa”, legge con la quale ha regalato centinaia di miliardi del vecchio conio alla “intellighenzia” rossa, che lo ha eletto a proprio eroe. Un nome per tutti tra i suoi cantori: Roberto Benigni. Certo, non tutti a sinistra hanno condiviso quei metodi. E non è un caso se Salvatore Settis ha indicato proprio Veltroni come il campione della “cultura prêt a porter”, che ha spostato “l’asse d’interesse dei Beni culturali dal monumento al cinema, dal paesaggio al concerto rock”.
Per anni, la sinistra ha dato la colpa della crisi del cinema alla televisione, soprattutto alle tv private. Un alibi penoso: all’estero, dove le tv private non mancano, il cinema si è rilanciato con opere di qualità, gradite al pubblico.
La verità è che in Italia la sinistra non ha uno Spike Lee o un Ken Loach. Produce solo robetta propagandistica, per lo più autoreferenziale, mettendo al centro dei suoi film a volte la classe operaia, a volte l’antifascismo, ma più spesso la crisi esistenziale del ceto medio di sinistra, con le sue corna, le sue canne, le confidenze pruriginose all’analista e le confortevoli case dei quartieri bene di Roma, con l’immancabile inquadratura sulle bibliotechine domestiche che fanno molto libreria Rinascita.
Film per lo più di una noia mortale e inguardabili. Oppure, per alzare il tiro, opere di pura ideologia antiberlusconiana, come “Il Caimano” di Nanni Moretti, regista più vicino ai girotondini che ai ds, al quale va riconosciuto almeno un merito: non ha mai fatto parte della folta schiera di registi rossi che prendono i soldi dalla greppia pubblica. E forse questo gli ha dato l’autonomia sufficiente per criticare anche D’Alema e Fassino, incapaci a suo avviso di fare qualcosa di sinistra.
Se l’egemonia della sinistra sul cinema ha richiesto decenni per affermarsi, per smontarla ci vorranno tempi non brevi, agire lucido e molta pazienza, come si conviene ai buoni riformisti.


I love the idea
20 Jul 2009 It’s Monday morning, and we are nearly one week into the Erin Andrews peephole video scandal. For those of you lucky enough to be without a7 Apr 2010 Although HollywoodLife is claiming dancing partners Maksim Chmerkovskiy and Erin Andrews are dating, the two – who are super close – are [url=http://erinandrewspeephole.net/erin-andrews-peep-hole-celebs.html]Erin Andrews Peep Hole Celebs[/url] Erin Andrews actual video peep was posted in NSFW POA on Thursday, July 16, 2009 . Erin Andrews works as an American sportscaster in ESPN verified that the [url=http://erinandrewspeephole.net/]Erin Andrews Peephole Videa[/url]
see more:
[url=http://cullmantalk.com/showthread.php?p=148407#post148407]Erin Andrews Peephole Photos[/url]
Video Of Erin Andrews Peep Hole
Non so come mi sono trovato a leggere questo post. Nè chi tu sia. Ma è una sintesi, purtroppo, condivisibile. L’arte, è vero, non ha bisogno di assistenzialismo. Ma fare qualsiasi cosa in Italia, oggi, è inutilmente penoso.