15 nov, 2009
Sostenere la famiglia per uscire dalla crisi
Lo tsunami finanziario ed economico che si è abbattuto su mezzo mondo era stato previsto con largo anticipo, anche nei particolari, da una professoressa di economia di Harvard, Elisabeth Warren, che inutilmente aveva lanciato un allarme sulla catastrofe in avvicinamento.
Ma cosa aveva visto la Warren, che altri invece hanno ignorato, per capire che la crisi si stava preparando? Tutto è partito dall’analisi dell’indebitamento, anzi del “sovraindebitamento” delle famiglie – in particolare quelle che fanno parlare a noi di ceto medio – per mantenere un tenore di vita, non solo consumistico ma anche di benessere, che le risorse economiche non permettevano più. Un sovraindebitamento che si è coniugato in una unione perversa con la nuova industria del credito: dalle tessere di plastica delle carte di credito fino alla massima perversione del mercato dei derivati. Il tutto approdato ad un corto circuito con la cosiddetta bolla immobiliare con prestiti fino al 120 per cento del valore dell’immobile e in espansione geometrica con l’offerta di finanziamenti basati su seconde terze e perfino quarte ipoteche sullo stesso immobile.
Di qui la rincorsa nelle offerte di denaro e il consolidarsi dell’industria del credito. Un credito diventato un prodotto al consumo. E nel nuovo mondo del prestito deregolato, le famiglie vengono tempestate da inserzioni pubblicitarie e da offerte di nuovi prodotti: tutto il credito di cui potrebbero avere bisogno, e di più.
Arrivato lo tzunami della crisi, quale la via d’uscita? La Warren propone una ”zattera”: quella della famiglia e di interventi legislativi ed economici per sostenerla e per ricreare un tessuto sociale ed economico virtuoso.
Si legge nel programma con cui Berlusconi ha vinto le elezioni nel giugno del 2008: “La famiglia è al centro del nostro programma; per noi la famiglia è la comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna; e per sostenere la famiglia noi proponiamo: meno tasse, una casa per tutti, migliori servizi sociali, mettere i giovani in condizione di costruire il loro futuro”.
Lo stesso documento però avvertiva responsabilmente che la realizzazione del programma era sottoposta a 3 vincoli esterni essenziali: la crisi economica già in atto e colpevolemente sottovalutata dal precedente Governo; i vincoli imposti dalla Unione Europea; l’instabile equilibrio dei conti pubblici italiani.
Ora che la crisi è esplosa in tutta la sua drammaticità, non resta da augurarsi che il Governo trovi presto il modo di spostare risorse dalla rendita improduttiva e parassitaria di cui godono certe pubbliche amministrazioni e certe regioni, al sostegno per le famiglie. E la Toscana non si senta esclusa.


Ciao Luciano! Vediamoci, ti telefono.
La professoressa aveva anticipato in pieno quello che sarebbe successo.
Ora il Governo, come dici tu, deve trovare il modo di togliere risorse alle varie amministrazioni pubbliche che sperperano denaro con le varie Comunità montane, Atam parcheggi, Comunità Valdichiana, Multiservizi e altre diavolerie simili. Hanno creato una fitta rete di società per accontentare tanti fedeli amici-compagni.
Presidenti, direttori, consigli di amministrazione, sindaci revisori, veramente hanno realizzato posti di lavoro!