15 nov, 2009
Il futuro del Popolo della Libertà
Con la presentazione del nuovo coordinamento provinciale del PdL avvenuta sabato mattina nella sede di Piazza Guido Monaco ad Arezzo, si compie un importante passo avanti verso la realizzazione di quella che il vice-capogruppo del PdL alla Camera dei Deputati Maurizio Bianconi, definisce una sfida non terminata. Una sfida che secondo le parole di Bianconi: “non termina con Berlusconi che così tanto ha fatto per la costituzione di questo partito. Al contrario la nostra mission è guardare ben oltre. Siamo la prima vera novità politica dal dopoguerra ad oggi. Un soggetto unico in grado di tenere insieme dai post fascisti ai socialisti lombardiani, una sfida per modernizzare questo paese”.
Su tutto però, pesano come un macigno le posizioni di Gianfranco Fini che non possono non entrare nel dibattito politico di una provincia come questa troppo spesso confinata nelle sue problematiche di “back garden”, il giardino dietro casa.
La posizione di Fini è «fusionista», nel senso che tende la mano alla destra liberale, difendendo il «libero mercato» con l’argomento che in questa espressione quel che conta è più la libertà del mercato. Tende la mano anche alla destra cattolica, ricordando che in tema di Costituzione europea Fini fu favorevole all’inserimento di un richiamo all’identità religiosa: “riconoscere un’identità comune dell’Europa significa avere ben chiaro che, se c’è un luogo che può far sentire figli della medesima storia e della medesima comunità culturale un pescatore dell’Algarve e un contadino lituano, quel luogo è la cattedrale”.
E tuttavia la posizione di Fini appare per quello che è: un uomo della destra socialista anticomunista che tenta un’operazione «fusionista» nei confronti delle altre due.
Che si tratti di una destra modernista (si sarebbe tentati di dire futurista) emerge dall’insofferenza verso il dogmatismo di tipo religioso, dall’affermazione del diritto degli uomini e delle donne all’autodeterminazione in campo bioetico (vedi la posizione assunta su Eluana Englaro) dalla forte rivendicazione in tema di procreazione assistita, ma anche da un’idea di nazione, quindi di cittadinanza (con riflessi sulla sua concessione agli immigrati) come una realtà dinamica che muta e si ridefinisce nel tempo.
Temi che toccano il cuore e la mente delle persone, dalla questione sociale all’immigrazione e alla coesione nazionale; dal federalismo solidale alla riforma del Welfare; dalla crescita dell’Unione europea alla necessità di mettere di nuovo la persona al centro dei processi economici e politici.
Temi come questi non possono rimanere fuori dal dibattito politico di un partito che vuole crescere e restare veramente democratico e popolare.
Perché la libertà possa essere un bene sempre più esteso e diffuso, occorre che si sviluppi anche ad Arezzo, all’interno del primo partito del territorio, un dibattito aperto a tutte le componenti politiche e culturali che rappresentano le radici di questo Partito ma soprattutto il suo futuro. Il futuro del Popolo della Libertà.
