7 nov, 2009
Quel Crocefisso caduto dal Muro
Non credo alle coincidenze, soprattutto in politica.
Proprio mentre si compie un ventennio dalla caduta del muro di Berlino, la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, su un ricorso presentato da una cittadina italiana, ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” nonchè una violazione alla “liberta’ di religione” degli alunni.
Nel 1979 Giovanni Paolo II compie il suo primo viaggio in Polonia. Da quel momento l’Unione Sovietica lo percepisce chiaramente come una minaccia tanto da scatenare una risposta armata: il 13 maggio 1981 Ali Agca un turco legato ai servizi segreti bulgari fedelissimi di Mosca tenta di ucciderlo sparandogli in Piazza San Pietro.
Due giorni fa Joaquìn Navarro-Valls, scrive su La Repubblica:“Quando penso a questi avvenimenti, mi torna in mente la nascita di Solidarnosc nel 1980 in Polonia. L´intuizione di Lech Walesa, sostenuta da Giovanni Paolo II, di ripartire dalla libertà dei lavoratori, del senso della storia e della cultura nazionali, e dalla riscoperta dei diritti personali, indispensabili proprio per ottenere delle vere conquiste civili, promesse e schiacciate, invece, dal comunismo”.
Oggi stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia profondamente legata alla identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano. Sembra che si voglia disconoscere il ruolo del cristianesimo nella formazione dell’identità europea, che invece è stato e rimane essenziale.
Ci sono altri piccoli e grandi muri che crescono in giro per l’Europa, come avverte Tito Barbini sulle pagine del Corriere di Arezzo, e infatti è vero. Dopo aver negato il riconoscimento delle radici cristiane dell’Unione europea, qualcuno adesso vuole tirare giù il Crocefisso proprio per evitare che il cristianesimo (forse per mano di Benedetto XVI) possa ancora una volta, come ha fatto per secoli, disegnare le mura spirituali su cui edificare una Europa forte di una sua identità morale e politica davanti al mondo globalizzato. E in tempi in cui scarseggiano i lupi grigi, anche una Corte Europea va bene.

Ottimo articolo, veramente, complimenti.
Cmq io però davanti ad un interlocutore l’Islam che teorizza spesso l’eliminazione e la criminalizzazione di chi è di religione diversa dico: accetto di togliere il crocifisso, ma in una logica di reciprocità e di autotutela. Accetto, cioè, che il crocifisso sia eliminato dagli ambienti pubblici, che i preti e le suore tolgano i simboli religiosi, ma a condizione che i musulmani facciano altrettanto.
Se è vero che al crocifisso nei luoghi pubblici osta la Convenzione dei Diritti dell’Uomo, è anche vero che (come dicono molti giudici italiani coraggiosi) al ‘burka’ nei lughi pubblici osta la l. 152/1975, la famigerata ‘legge Reale’ che impedisce di muoversi in luoghi pubblici travisati in qualsiasi modo.
Certo, mi rendo conto che il massimo della convivenza religiosa è l’America e che questa forma di riedita ‘laicitè’ alla francese è rigida e angusta.
Ma può essere un’alternativa obbligata se gli italiani non prendono coscienza del problema.
Cordialità