7 nov, 2009
La caduta del Muro di Berlino:storia della “catastrofe geopolitica” del comunismo
di Giorgio Frabetti La caduta del ‘Muro di Berlino’ del 09 novembre 1989 credo vada apprezzata, secondo le lucide parole di Valdimir Putin, come “catastrofe geopolitica” del Socialismo reale, con pesanti effetti di riallineamento degli equilibri politici europei. Dal canto suo, il processo di decomposizione del comunismo era già in atto almeno dal giugno 1989, con le prime dichiarazioni di ‘liberalizzazione’ del ‘patto di Varsavia’ passate alla storia come ‘dottrina Sinatra’ (della serie, my way, ‘ognuno faccia a modo suo’). In un altro senso, questo processo dissolutorio era stato agevolato (con l’eccezione della Romania) dalle èlites comuniste dirigenti che, nel generale discredito del ‘socialismo reale’, cercarono di ‘cavalcare la tigre’ del rinnovamento (al punto che, in seguito, funzionari di punta del vecchio regime si riproposero clamorosamente: vedi Putin!). Viceversa, la ‘caduta del Muro’ fu un vero e proprio ‘terremoto geopolitico’ che sconvolse gli equilibri europei con riflessi importanti sia nella politica estera, sia nella politica economica e interna degli Stati Europei. Il muro, comunque, più che cadere, fu … aggirato: nell’estate del 1989, l’Ungheria apre le proprie frontiere, facilitando l’accesso dei cittadini tedeschi della DDR: da lì, scaturisce un celebre ‘esodo biblico’ verso la Germania libera di tedeschi orientali insofferenti verso il regime Ddr. Queste migrazioni delegittimarono apertamente la funzione di barriera (fisica, morale, ideologica) del Muro di Berlino: così da rendere un mero ‘atto dovuto’ il provvedimento Ddr di liberalizzazione delle frontiere tra Berlino Est e Ovest, annunciato, il 09 novembre dello stesso anno, da Gunter Schabowski (Esponente politico Ddr). Di qui, una serie di “effetti domino”. Innanzitutto, la caduta del Muro rese superflua la divisione della Germania in due parti e, in effetti, di lì a poco la Germania si riunificò: sconvolgendo così uno dei capisaldi che, per ragioni complesse, e non solo ideologiche, erano scaturiti da Yalta (1945); in effetti, l’unificazione della Germania (che avvenne il 03 ottobre 1990) aumentò enormemente la pressione geopolitica del Mondo Occidentale (per il tramite della Germania) verso Est, generando ulteriori e più gravi esiti destabilizzanti verso l’URSS e gli Stati già comunisti: in primis, la dissoluzione della Jugoslavia (giugno 1991) e la successiva secessione cecoslovacca (giugno 1992) difficilmente si spiegano senza presupporre l’attrattiva economica e commerciale di una Germania unificata (eclatante, in questo, il caso di Slovenia e Croazia); in secondo luogo, senza presupporre questo, non si può spiegare la dissoluzione dell’URSS nella CSI (Comunità di Stati Indipendenti) e le dimissioni di Gorbaceev del 25 dicembre 1991; in questo senso, il ‘golpe bianco’ del 19 agosto 1991 fu l’estremo tentativo di reazione in un’ottica sovietica classica, ma senza successo. Né va dimenticato l’inusitato e nuovo dinamismo che assunse il processo di unificazione europea col trattato di Maastricht del 07 febbraio 1992 con il quale fu decretata l’unificazione monetaria (Euro): come noto, almeno nei primi tempi, la Germania Unificata, proiettò, in nome dell’Euro forte, propositi di disciplinamento monetario e finanziario interni, con l’intento di evitare cadute del marco indotte dalla stagnazione e inflazione ereditata all’Est. Pertanto, a guardarla con 20 anni di distanza, l’unificazione tedesca aprì spazi geopolitici e ne chiuse altri: a farne le spese fu anche l’Italia, la quale aveva raggiunto un singolare punto di equilibrio tra politica interna e politica estera; indubbiamente, la presenza del più forte partito comunista dell’Occidente, consentì ai partiti italiani di ‘scaricare’ sulla ‘guerra fredda’ gli oneri del ‘gioco politico’ interno (Virginio Ilari): il PCI (dopo la svolta di Salerno del 1944) si mimetizzò in partito democratico e ragionevole (vedi coalizione con Badoglio, art. 07 Cost. sul Concordato), lasciando all’alleato sovietico il ‘gioco sporco”; dall’altro, la DC e laici si garantirono per 50 anni l’inamovibilità dal potere, con l’argomento che il PCI non era allineato alle scelte internazionali dell’Italia. Come noto, la caduta del Muro delegittimò entrambe le parti e si creò la II Repubblica. Non è un caso, allora, che la leva di potere più importante dell’èlite politica della Prima Repubblica (il debito pubblico) andò in crisi anche a causa della speculazione tedesca sulla lira, costringendo l’Italia ad uscire dallo SME (settembre 1992): una ‘quarentena’ che l’Italia dovrà pagare con un pesante aggravio di tasse (Manovra Amato) e con la ‘rivolta fiscale’ dei ceti produttivi espressa prima attraverso la Lega e poi attraverso Forza Italia.
E si vede…
questa cosa non mi è servita a nienteeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!