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Rutelli-Udc:prove tecniche di dialogo o grande bluff?

lapr_7828161_12410di Giorgio Frabetti Lo scorso 31 ottobre, ad un incontro di Liberal (alla presenza di Casini), Francesco Rutelli ha sostanzialmente formalizzato la sua uscita dal PD. Comprensibile, quindi, lo scalpore per l’incontro con il ‘leader’ Udc, anche se, allo stato attuale, non ne è chiaro né il significato né il possibile sbocco politico: prove tecniche di alleanza? O grande bluff politico? Personalmente, sono convinto che è del tutto prematuro parlare di una vera e propria alleanza Rutelli- UDC; viceversa, è più probabile che Rutelli intenda rifare la Margherita. Questa ipotesi, infatti, trova riscontro in un’ autorevole firma de L’Occidentale (vedi Stefano Fossi, 26/10/09) e appare, altresì, parzialmente suffragata dalle dichiarazioni rilasciate da Rutelli alla stampa. Ma cominciamo dal principio. Le motivazioni per cui Rutelli esce dal PD sono note: “in cuor loro [gli Ex-DS NdA] si sentono in perfetta continuità, e questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd”. Rutelli, cioè, contesta all’attuale dirigenza di Via del Nazareno di essere troppo sbilanciata sugli ex-Diesse e di avere sostanzialmente tradito le promesse contratte al tempo della fusione della Margherita nel PD. In secondo luogo, Rutelli, dichiara l’esperienza della Margherita solo … sospesa “Sospendendo l’attività della Margherita abbiamo posto tre condizioni: niente approdo nel socialismo europeo; basta collateralismo; pluralismo politico” (come dire: la Margherita è confluita nel PD a condizione che … il PD diventasse Margherita!). Ma qual è la nuova “offerta politica” cui punta Rutelli? “Cambiare l’offerta politica – afferma – significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrapporsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E definire una proposta credibile. Il mio desiderio è far crescere una squadra”. Parrebbe, quindi, che Rutelli intenda dar vita, sul modello della Margherita, ad un movimento di opposizione a Berlusconi, capace di diventare un punto di riferimento dei moderati non comunisti del centro-Sinistra, con funzione (evidentemente) di traino dei consenso: in questa chiave apparirebbe essenziale il rapporto con il centro; di qui, la dichiarazione con cui Rutelli definisce Casini “un interlocutore essenziale”. Al punto in cui siamo, però, diventa necessario chiedersi: è un caso che Rutelli definisca Casini solo “Interlocutore” e non “alleato”? Questa ulteriore espressione autorizza l’ipotesi che Rutelli non pensi al Centro, in chiave di pretta-Udc, bensì come “massa di manovra” per un’iniziativa autonoma da Casini. Dati i precedenti, cioè, è probabile che Rutelli intenda giocarsi la nuova collocazione politica con un’investitura carismatica, come nel 2001, quando la Margherita, per il solo ‘lancio’ del ‘leader’, balzò al 14,5%, tallonando da vicino i DS; abbiamo forse dimenticato la vecchia polemica di Rutelli con Prodi per il “pane e cicoria” e la sua strategia di far giocare un ruolo autonomo alla Margherita, facendola presentare da sola al Senato nelle elezioni politiche del 2006 (con risultati poi deludenti)? Ora, ammesso che le cose stiano così, l’uscita di Rutelli non assumerebbe significato drammatico per il PD: lavorando, cioè, sempre nell’orbita del centro-sinistra e nell’opposizione a Berlusconi, Rutelli parrebbe favorire oggettivamente Bersani nell’avvicinarlo al Centro e all’Udc, con l’indubitabile vantaggio di aprire per il neo-segretario una chance di liberazione dall’alleanza/morsa con Di Pietro. Fino a questo punto, però, abbiamo fatto i conti … senza l’oste: cioè, senza Casini: siamo proprio sicuri che Pierferdi accetterà questa “offerta politica”? Se il disegno politico di cui sopra corrispondesse al vero, chi ne farebbe più le spese sarebbe proprio Casini (non il PD), nei confronti del quale, la strategia Rutelli di coinvolgere l’Udc equivarrebbe ad una vera e propria OPA sul partito dei centristi: non solo, ma tale operazione implicherebbe un prezzo politico che Casini verosimilmente non accetterebbe mai: una collocazione stabile sul centro-sinistra contro Berlusconi, senza la facoltà di movimento e contrattazione costantemente invocata da Casini (il “grande centro”). E’, per questo, che ritengo le parole di Rutelli verso Casini non siano altro che delle mere ‘avanches’ tattiche. Non è detto che Casini accetti; ma è certo che, per avere chanche di successo, Rutelli dovrà avere l’Udc dalla sua parte: con le buone o con le cattive.

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  1. fab scrive:

    non mi va di accodarmi al Taffazzismo di chi nel Pd gode nel vedere che le persone se ne vanno . L’uscita di Rutelli è un sintomo di un più vasto malessere che coinvolge i moderati di centro, che stanno traslocando verso Casini o addirittura verso il PDL. IL PD sta fallendo nel suo progetto di riunire le due anime della margherita e dei DS. Alla fine contandosi si rimarrà compiaciuti nell’essere rimasti in quattro gatti duri e puri

    La fuga di Rutelli e la diffidenza dell’elettorato moderato verso il PD

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