29 ott, 2009
Il caso Montesi (1953): il primo sexygate all’italiana
di Giorgio Frabetti Il “caso Montesi”, uno degli episodi di cronaca giudiziaria più celebri che, per diversi anni, ha tenuto l’opinione pubblica italiana col fiato sospeso, è passato allo storia come un singolare sexygate all’Italiana dai clamorosi risvolti politici. L’11 aprile 1953, in un’Italia in cui incombono ormai le elezioni politiche (quelle regolate dalla contestatissima legge maggioritaria De Gasperi-Scelba: la ‘legge Truffa’), nella spiaggia di Torvaianica, viene rinvenuto il corpo (stranamente senza calze e senza scarpe) di Wilma Montesi, brava e mite figlia di un modesto falegname romano, di 21 anni (allora appena maggiorenne!), promessa sposa ad un poliziotto di Potenza. Il corpo della ragazza non presenta alcuna traccia di violenza, né ferite; secondo l’autopsia, la ragazza è morta per arresto cardiaco durante un pediluvio, per il quale la ragazza si era assentata da Roma due giorni prima, d’intesa con i familiari. Senonchè sul caso si addensano a poco a poco voci e confidenze, dapprima raccolte dal quotidiano napoletano ‘Roma’ e poi dal settimanale satirico ‘Il becco giallo’, che accreditano una frequentazione tra Wilma Montesi e Piero Piccioni, noto musicista e figlio del Ministro Attilio. Il caso, però, monta a livello nazionale solo dopo le elezioni politiche (siamo alle solite: poster hoc, propter hoc?), quando, per la successione a De Gasperi, sia alla Presidenza del Consiglio, sia alla Segreteria della DC, si fa il nome di Piccioni-senior. A fare la parte del leone è il settimanale scandalistico ‘Attualità’ che addebita la morte della Montesi ad un’ overdose o comunque ad un malore improvviso nel corso di un’orgia della “Roma bene”. Su questa traccia, si insinua la Super-teste, Anna Maria Moneta Caglio; il ‘cigno nero’ (questo l’epiteto che la renderà celebre) conferma la versione della morte della Montesi data da Attualità, precisando luoghi (un sexy-droga- party tenuto presso Capocotta, nei pressi di Roma) e persone (Piero Piccioni, figlio di Attilio e l’ex-Repubblichino Marchese Ugo Montagna, già amante della Caglio). In particolare, secondo la Caglio, Piccioni e il Marchese, viste le condizioni della ragazza, presi dal panico per le possibili conseguenze, avrebbero tentato di disfarsene nella spiaggia in Torvaianica. Anna Maria Moneta Caglio è una ragazza affascinante, esuberante, ma sfuggente e ambigua: pare sapere di più di quello che dice e sa tenere col fiato sospeso sia gli inquirenti sia la pubblica opinione, in un vorticoso minuetto di informazioni, ricostruzioni, rettifiche, smentite. Secondo alcuni, Anna Maria parla da ‘amante tradita’ e vuole solo vendicarsi del Marchese, che l’ha privata della prospettiva del matrimonio e della carriera nel cinema; altri le attribuiscono ulteriori ‘secondi fini’ … Certo, molti non credono sia un caso che a essere rinviato a giudizio (di lì a poco) sia (insieme al Marchese Montagna) il figlio di uno dei più accreditati successori di De Gasperi, il quale, del resto, sarà costretto alle dimissioni di lì a poco per la carcerazione preventiva del figlio; allo stesso modo, molti non credono casuale che, contemporaneamente alle dichiarazioni del ‘Cigno nero’, il Ministro degli Interni Amintore Fanfani, principale rivale politico di Piccioni-senior (e di lì a poco nuovo Segretario DC), disponga un’inchiesta parallela che accredita il Marchese Montagna come uomo dedito a festini equivoci e che ne accredita collusioni con la polizia (specie con il Questore Polito, che ha curato le prime fasi delle indagini sulla Montesi). Incredibile, poi, la vicenda della querela che subisce, per le sue rivelazioni, il settimanale ‘Attualità’; il giornale viene difeso strenuamente da un noto avvocato comunista, tra i più agguerriti difensori della moralità oltraggiata dai ‘capocottari’. L’Avvocato, però, dovrà clamorosamente abbandonare la partita, quando il quotidiano ‘Momento Sera’ sbatte in prima pagina le strane abitudini ‘voyeristiche’ dell’Avvocato, gettandone in pezzi l’immagine di moralizzatore. Alla fine, comunque, il processo finirà in un nulla di fatto. Ora, la tentazione di fare paragoni col presente (Berlusconi e Marrazzo) è forte, ma anche fin troppo facile ed approssimativa. Aldilà di tutto comunque, credo che difficilmente si possa negare, almeno in linea generale, la circostanza che, più la scena politica è dominata da una ‘leadership’ carismatica (vedi Max Weber) e quasi senza rivali (allora De Gasperi, oggi Berlusconi), tanto più è forte (per reazione opposta e simmetrica) il rischio e la tentazione dell’opposizione a giocarsi la carta della squalificazione morale. Molti “scandali sessuali” (sicuro il caso Montesi) seguono questo copione ’standard’.