27 ott, 2009
Con Bersani il Pd ritorna al passato
di Federico Mugnai Le primarie del Pd che si sono svolte Domenica hanno decretato Bersani nuovo segretario del partito nato nel 2007 dalla fusione della Margherita e dei Ds. Nonostante tutte le difficoltà all’interno della sinistra bisogna riconoscere che la risposta popolare è stata notevole: circa 3 milioni di votanti sono una cifra considerevole che merita il rispetto da parte di tutti. Ora al di là di questo fattore, certamente rilevante, è necessario fare una riflessione su quali potrebbero essere gli sviluppi politici che la promozione di Bersani a segretario comporterà, sia all’interno del Pd, sia nell’approccio e nel confronto con l’attuale maggioranza che con le altre forze politiche di opposizione. Innanzitutto la vittoria di Bersani, non sorprende per almeno tre validi motivi. Primo, per la deriva fortemente antiberlusconiana del predecessore Franceschini, che invece di rafforzare il partito lo aveva indebolito, senza essere riuscito nemmeno a dare una parvenza di identità al Pd e senza proporre nulla di concreto in alternativa alle riforme e ai provvedimenti attuati dal governo, ma divenendo anzi una specie di succursale del quotidiano “La Repubblica” che specilamente tra il Maggio e il Luglio scorso aveva attaccato pesantemente il Presidente del Consiglio. Secondo, perchè in un partito dove gli ex-Ds rappresentano la maggioranza, non era difficile prevedere la vittoria di un loro esponente. Il terzo motivo è strettamente collegato al momento in cui si sono svolte le primarie: cioè in un contesto dominato dalla crisi economica-sociale, dove riecheggiano da più parti alcune tesi ispirate al socialismo, un uomo di esperienza politica e pragmatico come Bersani, dà in questo senso maggiori rassicurazioni. Ovvio che con Bersani segretario il Pd sia sterzato ancor più a sinistra. Se il Pd può riprendere così contatti con la sinistra radicale e tornare ad essere una forza esclusivamente socialdemocratica (con tinte comuniste), è anche vero che può perdere contatti con quel poco di sinistra liberale, cattolica e moderata che era riuscita ad incorporare in sè. Verrebbe così meno una delle ragione fondamentale della nascita del Pd; quella cioè di liberarsi dal passato e dar vita ad un partito di centrosinistra moderno che faccia riferimento ai democratici americani o ai laburisti inglesi. Altro nodo da sciogliere sarà il rapporto con Di Pietro; sia Veltroni che Franceschini non sono stati capaci di trattenere Di Pietro e in alcuni casi lo hanno sciaguratamente seguito nelle sue battaglie contro tutto e contro tutti. Con Bersani il Pd può sicuramente ritrovare un’identità che in questi anni ha perduto; mi pare però che non ci sia una prospettiva futura chiara, ma bensì un richiamo alle esperienze del passato (precedenti la nascita del Pd) e un’opposizione che ricorda vagamente quella del vecchio Pci. Tutto questo in una realtà che richiede rinnovamento e idee nuove e dove tornare indietro vuol dire spesso illudersi e perdere. Una realtà mutevole dove i vecchi schemi e le vecchie categorie sono pressochè scomparse; dove è necessario trovare un equilibrio tra pressioni interne e le spinte esterne. Ecco perchè il socialismo oggi appare più che mai un morbo, che sta ottundendo le menti anche a destra, ma che sarà presto debellato. Il futuro non è certo il liberalismo senza regole, ma nemmeno il socialismo che ha oramai esaurito il suo corso. Per questo e non solo, Bersani appare un uomo arrivato fuori tempo massimo.
Premetto che sono un medico,capisco poco di politica : ma come ci si sente, dopo essere stati, per l’ ennesima volta, sconfitti alla resa dei conti, nonostante tutte le campagne
a sfavore del governo ed aver costantemente commentato i discorsi del Premier con una monotona tiritera: “Penoso, penoso, penoso”?
A questo punto sarà Lei ad andare a casa ?
Distintamente La saluto.
P.G. Cherubini
Personalmente, per il PD restano irrisolti due nodi: 01) La collocazione ideologica (eredi del socialismo? Formazione liberal-democratica?), non solo non risolta, ma acuita con la scissione di Rutelli; ovvero di uno dei ‘leader’ che l’aveva più lucidamente posta (la sua uscita quindi certifica l’enpasse del partito); 02) Il nodo alleanze: che ne è correlato (UDC? Nuova allenza con la Sinistra radicale? Di Pietro?).
Personalmente, sono convinto che la permanenza della situazione di ‘enpasse’ favorirà la politica più semplice: ovvero adattarsi all’natiberlusconismo di Di Pietro e ‘Repubblica’, l’unica tribuna che sembra dare visibilità e (pare) funzione politica alla Sinistra.
In altre parole, credo che da Franceschini a Bersani poco cambierà: si deciderà di non decidere; come fatto finora.