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Micromega e le presunte intercettazioni hard del premier nel 2008

484eaf2845a99_zoom di Giorgio Frabetti – Nel suo ultimo numero, MicroMega (nr. 05/20/2009), con articolo di Fabrizio d’Esposito (il Riformista), torna sul tema delle presunte intercettazioni hard dell’estate 2008 della Procura della Repubblica di Napoli (poi silenziate). Roba vecchia, qualcuno potrebbe dire; in verità, essenziale, come ben compreso, a suo tempo, da Vittorio Feltri, in una coeva intervista al Riformista (04 luglio 2008): secondo il giornalista, infatti, stava nascendo “un problema che rischia di diventare politico: la gnocca”. In effetti, le intercettazioni napoletane sono state la madre della cd “questione sessuale” contro il ‘premier’ per i malumori connessi a voci di presunte amanti ‘piazzate’ in incarichi da Ministro; e, in effetti, senza il clamore del conseguente “caso Guzzanti” (con annesse accuse di “mignottocrazia”), quasi certamente la questione sessuale non avrebbe avuto quella copertura mediatica, che ha poi facilitato l’attenzione giornalistica sui fatti di Casoria, sul divorzio del ‘premier’, sulle registrazioni della D’Addario etc. Per questo motivo, la questione delle “intercettazioni hard” è di grande attualità politico-giornalistica; per questo motivo, un’operazione critica di questa stagione giornalistica deve obbligatoriamente partire di lì. Come noto, sulle intercettazioni napoletane, pesa ormai un’aura da leggenda, paragonabile a quella che, al tempo del Delitto Matteotti, pesava sui ‘memoriali’ che ‘il popolo’ di Donati annunciava nel 1924-25 come risolutivi per ‘incastrare’ Mussolini come mandante del Delitto; e perennemente risoltesi in vuoti ‘effetti annuncio’. Ora, come ai tempi del ‘delitto Matteotti’, non vi è giornalista che non propali la notizia delle presunte telefonate “compromettenti”, se non in termini di “effetto annuncio”: così Conchita De Gregorio, Direttore de L’Unità (querelata da Berlusconi nel settembre scorso), si limita a dire: “i nastri delle celebri intercettazioni telefoniche … sono stati sui tavoli delle scrivanie delle redazioni il tempo necessario … per essere letti, fotocopiati, spediti in allegato per e-mail a decine di persone”. A parte che ognuno potrebbe obiettare: ma tali telefonate non erano atti istruttori coperti da segreto? E perché erano sui tavoli delle redazioni, se (come ammette la De Gregorio) erano “penalmente irrilevanti”? Tralasciando, comunque, questi elementi di per sé già inquietanti, parrebbero esistere solo documenti con trascrizione di tali telefonate. E a questo punto, chi ci garantisce che queste trascrizioni non siano altrettante ‘veline’ come quelle che, contro Boffo, parlavano di presunte ‘attenzioni’ della polizia sulla sua presunta tendenza omosessuale? Tralasciando di precisare che nessuno dei ‘giornalisti puri’ alla Travaglio e soci si è premurato di sollevare nei confronti della De Gregorio questo assai rilevante dubbio (cosa che, invece, si è preteso da Feltri), deve riconoscersi che, interpellati sul testo di tali intercettazioni, tutti i giornalisti ne parlano …“per riferito”: così le Nouvel Observateur, nel suo servizio del 06 agosto 2009, che, con residua, ma commendevole cautela, parla di “ipotetica registrazione” (rinvio a MicroMega per il testo). Uno stato di cose, confermato, sia pure da “sponde opposte” sia da Feltri, nell’intervista al Riformista citata del luglio 2008 (“sono a conoscenza del loro [delle intercettazioni] contenuto, che mi è stato riferito da un personaggio importante”) sia da Paolo Guzzanti (il quale non fa che riferire di voci vedi Unità 06 agosto 2009, a sua volta attinti da un post di Guzzanti sul blog ‘Rivoluzione italiana’). Ora, il grande giornalista Indro Montanelli (di cui l’ineffabile Marco Travaglio richiama continuamente come suo Maestro e mèntore di etica giornalistica) diceva: due mezze prove sono indizi, tre mezze prove sono una prova intera; viceversa, MicroMega non offre nemmeno “mezze prove”, ma solo “ombre” di prove. Ce n’è abbastanza per ritenere nutrire il dubbio che la notizia sia di fatto solo una delle tante ‘veline’ di ‘disinformazione’ che periodicamente partono dal ventre della politica e lì periodicamente ritornano. Se si considera che un personaggio non certo sospettabile di filo- berlusconismo come D’Avanzo nel luglio 2008 “non aveva dato credito alle intercettazioni di Napoli …”: la cosa dovrebbe far riflettere. In questo senso, si può iniziare a vedere in altra luce la ‘vicenda D’Addario’: guarda caso, stando a MicroMega, l’incontro tra la Sig.ra e il premier risale al 04 novembre 2008, data di contemporanea ufficializzazione della posizione di Guzzanti sulla “mignottocrazia”: non è che per la d’Addario vale la massima poster hoc, propter hoc?

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